3 aprile 2014 / 15:28 / 3 anni fa

SINTESI - Bce apre ufficialmente a QE, mercato festeggia parole Draghi

MILANO, 3 aprile (Reuters) - E' stato martedì della settimana scorsa il numero uno Bundesbank, dalla consumata nomea di 'falco' nel consiglio Bce, a ventilare per primo l'ipotesi che l'Eurotower possa ricorrere a uno strumento tanto poco ortodosso nel Continente quale il cosiddetto 'quantitative easing'.

Inizialmente delusi dal nulla di fatto sui tassi, i mercati finanziari accolgono dunque con entusiasmo l'apertura ufficiale di Mario Draghi, particolarmente esplicito nel precisare che il consiglio odierno sui tassi ha discusso di un 'allentamento quantitativo'.

Mentre il governatore si rivolge alla stampa gli indici delle borse europee accelerano al nuovo record degli ultimi cinque anni e mezzo, il secondario tedesco corregge mentre la periferia brinda a uno spread Btp/Bund in area 165 punti base e alla forbice Spagna/Germania un paio di tick più stretta.

Non sembra al momento però chiaro in quale direzione la Bce intenda muoversi ma soprattutto quale sia la sua esatta definizione di QE, strumento per cui spesso viene utilizzata l'espressione molto generica di 'stampare moneta'.

Tra le poche certezze, garantisce Draghi, quella che la nuova 'arma' verrebbe utilizzata per contrastare tanto la deflazione quanto un prolungato periodo di bassa inflazione.

Lecito a questo punto chiedersi se possa essere il quadro della situazione attuale, con un tasso annuo a livello di zona euro scivolato a sorpresa il mese scorso a 0,5%, ampiamente nella 'zona a rischio' individuata dalla stessa Bce al di sotto di 1% e sempre più lontano dall'obiettivo ufficiale 'inferiore ma prossimo' a 2%.

Quale strategia adottare per fugare un rischio deflazione che l'Eurotower continua a definire limitato ma un indubbio e vistoso raffreddamento dei prezzi al consumo resta però un'incognita.

Differenziato ma non troppo è il panorama delle principali banche centrali 'sorelle' che reggono le prime aree economiche mondiali: acquistano infatti 'asset' - ovvero debito pubblico, semi-pubblico ma anche privato - Federal Reserve come Banca del Giappone e Banca d'Inghilterra.

E' a questo punto che Draghi però avverte: l'economia della zona euro non funziona secondo i binari di quella Usa, dunque un eventuale programma QE andrebbe calibrato a esigenze specifiche del vecchio continente e questo "non è facile".

"Nel caso degli Stati Uniti l'effetto del QE è immediato sul prezzo di tutte le categorie di asset perché si tratta di un'economia basata sul mercato dei capitali. Nel nostro caso si tratta invece su un'economia fondata principalmente sul canale dei finanziamenti bancari... di questo va tenuto conto nel predisporre il programma" argomenta.

"Più dura il periodo di bassa inflazione più aumentano i rischi sulle aspettative di medio e lungo termine: per questo abbiamo discusso di 'quantitative easing'" aggiunge.

Quello che resta tutt'altro che chiaro è come lo strumento si inserisca nell'arsenale delle cosiddette misure 'non convenzionali' che per la Bce vanno dall'ipotesi di non sterilizzare - anche solo parzialmente - gli acquisti 'smp', favorire lo strumento delle 'abs', acquistare debito pubblico o privato - magari bancario - o varare una nuova operazione 'Ltro'.

Sia quello che sia, il tabù è comunque infranto e il mercato non può che prenderne atto: Francoforte dovrebbe procedere all'asset quality review sui bilanci delle banche con l'intento di ripulirne i conti ma al contempo favorirne la sostenibilità.

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