Lavoro, partiti usano decreto in chiave elettorale. Pd in affanno

venerdì 28 marzo 2014 12:35
 

ROMA, 28 marzo (Reuters) - Il decreto legge in materia del mercato del lavoro sta muovendo i primi passi in Parlamento per essere convertito in legge entro due mesi, pena la scadenza, e già diventa strumento di campagna elettorale per i partiti in vista del voto europeo del 25 maggio.

A farne le spese più degli altri rischia di essere il Pd, partito del premier Matteo Renzi e del ministro del Lavoro Giuliano Poletti che di quella norma sono gli estensori perché proprio all'interno del Partito democratico si sollevano i principali malumori per le nuove norme su contratti a termine e apprendistato accusate di aumentare la precarietà del lavoro piuttosto che ridurla.

L'opposizione non si lascia sfuggire la ghiotta occasione per mostrare le debolezze del primo partito che sostiene l'esecutivo e stamani in un tweet, il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta, cavalcando i ma di pancia della minoranza Pd annuncia che il partito dell'ex premier Silvio Berlusconi approverà il decreto senza modifiche.

"Forza Italia voterà il decreto Poletti, così com'è, perché è di fatto il decreto Berlusconi sul lavoro. Che farà un Pd già in frantumi?", si chiede l'ex ministro della Funzione pubblica.

Replica con un cinguettio il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza, secondo il quale il "Pd migliorerà il decreto lavoro. Brunetta spieghi cosa ha fatto e cosa non ha fatto negli anni del governo Berlusconi. Ora tocca a noi".

La necessità di modifica dunque non viene negata dopo che ieri lo stesso presidente Pd della Commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano, che sta avviando l'esame del provvedimento, ha annunciato emendamenti lasciando presagire un iter parlamentare in salita per l'unico provvedimento lampo adottato da Matteo Renzi al Consiglio dei ministri del 12 marzo .

Stamani Stefano Fassina, critico con la gestione del partito da parte dell'ex sindaco di Firenze, ha detto in una intervista a Repubblica che a suo avviso i contratti a termine non potranno durare più di due anni, e non tre senza obbligo di causale come previsto dal decreto, con al massimo tre proroghe dalle attuali otto.

(Francesca Piscioneri)

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