March 25, 2014 / 4:38 PM / 3 years ago

PUNTO 1-Italia, fiducia investitori può essere incrinata con poco-Visco

5 IN. DI LETTURA

* Politica bilancio deve assicurare sostenibilità debito

* Puntare su crescita reale, investimenti per rispetto Fiscal Compact

* Con crescita nominale 3% non serve manovra 50-60 mld l'anno

* Contrastare con determinazioni aspettative bassa inflazione (Aggiunge altre dichiarazioni, contesto)

di Gianluca Semeraro

PAVIA, 25 marzo (Reuters) - Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco avverte che la fiducia degli investitori nel nostro Paese può essere messa in discussione repentinamente da azioni di governo che non garantiscano la sostenibilità del debito.

In una Lectio Magistralis all'Almo collegio Borromeo di Pavia, il governatore rimarca ancora una volta la necessità di realizzare le riforme strutturali già ampiamente individuate per spingere la crescita e gli investimenti.

"Non si può far crescere il debito indefinitamente. Lo si può fare se si investe e si ha poi ritorno dagli investimenti. Il punto è che noi per molti anni lo abbiamo fatto crescere il debito in assenza di investimenti", ha osservato il governatore parlando a braccio.

Solo spingendo la crescita, infatti, sarà possibile reggere il cosiddetto Fiscal compact, la regola sul debito pubblico che sarà applicata all'Italia per la prima volta nel 2016 e che richiede una riduzione media annua del suo rapporto rispetto al Pil pari a circa un ventesimo della parte che eccede il limite del 60%.

Per rispettarla non è necessario ridurre il valore nominale del debito.

"In condizioni di crescita 'normale', vicina al 3% nominale, sarebbe infatti sufficiente mantenere il pareggio strutturale del bilancio", dice il governatore.

"A differenza di quanto sostenuto da alcuni commentatori, non sarebbero necessarie manovre correttive da 40-50 miliardi all'anno".

Il Fondo monetario internazionale vede la crescita italiana allo 0,6% quest'anno e all'1,1% il prossimo. Dallo scorso ottobre l'inflazione al consumo è scesa in Italia e nell'area dell'euro al di sotto dell'1%. L'Italia è quindi lontana dalle condizioni di crescita normale di cui parla il governatore.

Ma, come ricorda lo stesso Visco, la regola prevede "alcuni margini di flessibilità".

Tra questi la valutazione del rispetto della regola del debito è fatta valutando la riduzione media del rapporto debito-Pil nel 2016 e nei due anni precedenti (backward looking rule), la riduzione media del rapporto debito-Pil nel 2016 e nei due successivi nelle previsioni della Commissione (forward looking rule) e correggendo il rapporto debito-Pil per l'impatto del ciclo economico (nella versione backward-looking).

Solo se tutte e tre le versioni della regola non sono rispettate, la Commissione scrive un rapporto per l'apertura di una Procedura d'infrazione.

Nel formulare il suo rapporto, la Commissione tiene in considerazione vari "fattori rilevanti" come per esempio il debito contratto per finanziare gli aiuti agli altri paesi dell'area.

Il paese in esame può comunque sottoporre all'attenzione della Commissione qualsiasi fattore che reputa rilevante.

Il debito pubblico italiano, pari al 132,6% del Pil nel 2013, è il secondo nella zona euro in rapporto al reddito Dopo quello della Grecia.

Nonostante la riduzione del disavanzo dal 5,5% al 3% del Pil, rispetto al 2009 tale rapporto è cresciuto di oltre 16 punti percentuali.

Questo incremento, spiega Visco, riflette "soprattutto la brusca decelerazione dell'economia" e "per quasi 4 punti [oltre 55 miliardi] il sostegno diretto e indiretto che l'Italia ha fornito per il riequilibrio finanziario di Paesi dell'area dell'euro".

Per il governatore "l'Italia dovrà essere in grado di sfruttrare appieno tutte le opportunità offerte dall'Unione".

In passato, ad esempio non siamo stati capaci di trarre pieno vantaggio dai fondi strutturali europei.

"La realizzazione di riforme strutturali che consentano un recupero di competitività è un passaggio essenziale per il rilancio del Paese. Gli interventi da attuare sono stati da tempo individuati. Il processo di coordinamento europeo potrebbe contribuire a definire meglio i dettagli ma la responsabilità ultima delel riforme resta nazionale".

Nel discorso Visco guarda al rischio che le aspettative di inflazione a lungo termine perdano il riferimento alla stabilità dei prezzi e dice che "va contrastato con determinazione".

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