9 dicembre 2013 / 07:55 / 4 anni fa

Renzi conquista Pd, ma sosterrà Letta almeno fino al 2015

* Verso accordo su legge elettorale a doppio turno

* Renzi di nuovo candidato sindaco nel 2014

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 9 dicembre (Reuters) - Ora che ha conquistato la guida del Pd, Matteo Renzi è diventato il principale azionista del governo guidato dal compagno di partito Enrico Letta, che potrà contare sul suo sostegno fino al 2015 anche grazie alla decisione della scorsa settimana della Corte Costituzionale che ha cassato la legge elettorale del “Porcellum”.

Già oggi Renzi potrebbe incontrare Letta per il primo faccia a faccia ufficiale nei rispettivi ruoli, hanno riferito a Reuters fonti del governo e del partito, dopo i contatti di persona e telefonici dei mesi e anche dei giorni scorsi.

Mentre in giornata il nuovo leader indicherà i nomi dei componenti della nuova segreteria, come lui stesso ha annunciato, domani dovrebbe anche riunire i gruppi parlamentari, ha riferito una fonte a lui vicina.

Tra qualche giorno Renzi dovrebbe poi incontrare di nuovo Letta insieme ai leader della maggioranza di governo - compreso il vice premier Angelino Alfano, alla guida del Nuovo Centrodestra nato dalla scissione con Forza Italia - per siglare un nuovo programma di governo, nonostante le minacce di “finish” per l‘esecutivo pronunciate nei giorni precedenti alle primarie.

CONVENIENZE RECIPROCHE

“Credo che ci siano tutte le condizioni e le reciproche convenienze a trovare una modalità di intesa e di convivenza positiva (Tra Renzi e Letta)”, ha detto nei giorni scorsi a Reuters Francesco Russo, senatore lettiano che sulle primarie Pd non ha preso posizione, a differenza di molti suoi compagni di corrente, che hanno scelto Renzi.

“La tentazione di Renzi di coccolare l‘idea di un avvicendamento più rapido al governo c‘è stata, ma la decisione della Consulta di ieri certifica che il 2014 va consacrato a un lavoro serio e possibile, a partire da una legge elettorale non lontanissima dalla proposta originaria del Pd, quella per il doppio turno”.

Mercoledì scorso la Corte Costituzionale ha bocciato sia il premio di maggioranza, sia la mancanza di preferenze del cosiddetto Porcellum, la legge elettorale votata a fine 2005 dal centrodestra. Il risultato è un sistema proporzionale con soglie di sbarramento diverse tra Camera e Senato e tra liste che fanno parte o meno di una coalizione.

“La decisione della Consulta porta di fatto all‘impossibilità di tornare a votare se non con un proporzionale puro, e Renzi è il primo a non poterselo permettere”, ha detto a Reuters una fonte vicina al nuovo segretario. “Che il governo vada avanti almeno un altro anno mi sembra un fatto assodato”.

SEGNALI DI CAMBIAMENTO PRIMA DELLE EUROPEE

Renzi, che ha sostenuto l‘idea di una legge elettorale nazionale basata su quella per l‘elezione dei sindaci - che però necessiterebbe di una modifica costituzionale - ha prima chiesto il ritorno al Mattarellum (75% dei seggi distribuiti con sistema maggioritario in collegi uninominali, 25% col proporzionale su lista bloccata), ma sembra orientato ora sull‘idea di un doppio turno, come anche lo stesso Letta, ha detto un‘altra fonte vicina al Sindaco di Firenze.

Il nuovo leader Pd - che ha bisogno di dare presto segnali di cambiamento - preme perché la discussione sulla nuova legge elettorale, che si è impantanata in Senato, ricominci dalla Camera, dove il centrosinistra è in netta maggioranza.

“Più forte è il partito - e con Renzi lo sarà - e più forte sarà il governo e anche il ruolo del Parlamento”, ha confermato la settimana scorsa a Reuters Francesco Boccia, lettiano e presidente della Commissione Bilancio della Camera.

Secondo Russo, Renzi dovrà subito impegnarsi sulle elezioni europee del maggio 2014: “Saranno un banco di prova per il partito, e non si potranno scaricare su altri, sul governo, le responsabilità”. Dopodiché, in estate, scatta il semestre di presidenza italiana dell‘Unione europea, ed è escluso, secondo le fonti sentite da Reuters, che il Pd possa mettere a rischio il governo in quel periodo.

In più, dice una fonte vicina al sindaco di Firenze, Renzi ha già annunciato che intende tornare a Palazzo della Signoria nel 2014, segnale chiaro che non punta subito a Palazzo Chigi.

QUALCHE DUBBIO

Non tutti i renziani però sono convinti che con Letta non ci saranno scintille. Una giovane parlamentare dice per esempio che “il patto vero e proprio (col premier) è ancora da concordare, e bisogna capire se riusciamo davvero a fare le riforme che servono o si perde solo tempo”.

Mentre un membro della segreteria uscente dice che l‘impatto provocato dalla decisione della Consulta “mette in discussione tutto”, compresi i rapporti di forza, e che “è difficile che questo Parlamento così com‘è costruisca una legge elettorale maggioritaria”.

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