9 dicembre 2013 / 08:05 / 4 anni fa

Profilo - Renzi da "alieno" a leader "pop" del centrosinistra

* E' il primo segretario del Pd che non viene dall'ex Pci

* Governerà il partito da Firenze, resta sindaco

* Prossima tappa Palazzo Chigi, ma non prima del 2015

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 9 dicembre (Reuters) - Matteo Renzi ce l'ha fatta. Ha "rottamato" il quartier generale del suo partito, il Pd, un anno dopo aver perso le primarie a candidato premier del centrosinistra, ed è di nuovo in direzione di Palazzo Chigi.

A 38 anni Renzi, sindaco di Firenze, è il più giovane leader di un grande partito dell'Italia repubblicana dopo lo scomparso Paolo Emilio Taviani, segretario della Democrazia Cristiana a 37 anni nel 1949.

Ed è proprio nella Dc che 'Renzie' - come lo chiamano dopo le foto di qualche mese fa con giubbotto di pelle e pose alla Fonzie dei telefilm "Happy Days" - trova la sua ascendenza anche familiare, visto che il padre è stato per alcuni anni consigliere locale del partito in provincia di Firenze.

Il "giovanotto", sposato con un'insegnante precaria e padre di tre figli, è dunque il primo del Pd a non appartenere alla tradizione Pci, ma è passato attraverso il Partito popolare italiano - nato sulle ceneri della Dc dopo Tangentopoli - e poi dalla Margherita, il partito guidato da Francesco Rutelli che mescolava ex popolari e laici di sinistra.

E mentre al governo siede un altro ex del Ppi (e della Dc), Enrico Letta, per qualcuno potrebbe vedersi realizzata al contrario la profezia di un comunista eretico come Luigi Pintor, tra i fondatori del quotidiano "il Manifesto", quando scrisse: "Non moriremo democristiani".

Prima di trionfare alle primarie di ieri, il "rottamatore" aveva già vinto tra gli iscritti al Pd, risultando a fine novembre il più votato alla Convenzione rispetto a Gianni Cuperlo, Pippo Civati e Gianni Pittella, i tre candidati "di sinistra". Segno che forse un ex Dc, oltretutto "alieno" per i canoni della scena politica italiana, non spaventa più i militanti vicini alla tradizione social-comunista.

IL GRANDE COMUNICATORE

Politico 'pop' a tutto tondo, e per questo paragonato dai detrattori a un "piccolo Berlusconi", Renzi usa abilmente i social network, compare sule copertine di settimanali di moda - l'ultimo caso è quello di "Vanity Fair" - e frequenta stilisti e intrattenitori tv, ama i comizi mediatici.

"Considerato da (l'ex segretario Pd Pier Luigi) Bersani un epifenomeno della politica, una sovrastruttura fastidiosa da esorcizzare caricaturizzandola, con Renzi è tornata la comunicazione a essere quello che è: l'altra faccia della politica", ha scritto alcuni giorni fa Antonio Funiciello, responsabile comunicazione del Pd e sostenitore del nuovo segretario.

"Lo diceva anche (Antonio) Gramsci che, chi distingue tra elaborazione della soluzione politica e costruzione del consenso intorno a quella soluzione, non capisce nulla di politica".

SCONTRO GENERAZIONALE

Anche se nell'ultimo anno Renzi ha in parte abbandonato il discorso della "rottamazione" - "la classe dirigente degli ultimi 20 anni ha fallito", era il suo slogan - in realtà è stato il protagonista di un'importante rottura generazionale, perché la sua ascesa al vertice del Pd è stata il risultato di un attacco al vertice, non di una investitura o di un ricambio gestito dalla leadership storica.

Un elemento, quello dell'età, che però i suoi avversari hanno sempre cercato di liquidare, spiegando che non è un "merito".

Da questo punto di vista, la differenza con i partiti storici italiani è enorme, e giustifica forse anche la somiglianza che qualcuno vede con l'ex premier britannico Tony Blair, che insieme ai presidenti democratici Usa Bill Clinton e Barack Obama sono nel pantheon di Renzi.

Il nuovo segretario Pd, nei sondaggi, "buca" tra le generazioni più giovani (mentre il suo principale sfidante alle primarie, Cuperlo, aveva il sostegno del sindacato pensionati della Cgil) e anche tra gli elettori del Movimento Cinque Stelle. Non è un caso dunque che sia da tempo nel mirino di Beppe Grillo, che vede Renzi come un potenziale concorrente anti-casta, per la sua battaglia contro il finanziamento pubblico ai partiti e per l'abolizione del Senato.

FIRENZE E ROMA

In tv Renzi ha esordito prima che in politica, come è noto. A 19 anni, nel 1994, anno in cui Silvio Berlusconi vinceva le sue prime elezioni, ha partecipato e vinto a un quiz proprio su un canale televisivo del Cavaliere.

A quell'epoca era un giovane sovrappeso e con occhiali spessi da miope.

Ma il cambiamento di Renzi in questi 20 anni è stato più nel modo di apparire che in quello di essere e concepire se stesso.

Silvia Ognibene e Alberto Ferrarese, nel libro in uscita "Matteo il Conquistatore" (Giunti editore) chiedono al sindaco se ha paura del nuovo incarico: "C'è emozione ma anche grande libertà. Io sono affezionato a una frase che mi diceva sempre il mio confessore: Dio esiste ma non sei te, rilassati".

Dove si fermerà Renzi? Per il momento è difficile dirlo. Al compagno di partito Letta ha promesso che il governo potrà durare almeno fino al 2015. Intanto ha già annunciato che l'anno prossimo si ricandiderà a primo cittadino di Firenze - e anche questa è un novità, perché il segretario-sindaco è una figura nuova della politica italiana - e che non vuole dirigere il partito restando fermo a Roma.

Se vuole andare a Palazzo Chigi e segnare un primato, comunque ha tempo: il premier più giovane della storia italiana del Secondo Dopoguerra è infatti un altro Dc, Giovanni Goria, che all'epoca aveva 44 anni.

Sul sito it.reuters.com le notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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