29 novembre 2013 / 14:57 / 4 anni fa

PUNTO 3-Imu, contribuente paga 40% maggiore imposta comuni - bozza

* Entro lunedì clausola di salvaguardia anti deficit

* In vista maxi acconti anche per le imprese (Aggiunge dettagli al terzo paragrafo)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 29 novembre (Reuters) - I contribuenti dovranno versare il 40% del maggior gettito Imu atteso da quei comuni che hanno alzato le aliquote nel 2013.

Lo si legge in una bozza del decreto che ha cancellato quasi totalmente la seconda rata di dicembre.

“Per l‘anno 2013 non è dovuta la seconda rata dell‘imposta municipale propria”, recita l‘articolo 1.

La maggiore imposta, dovuta all‘incremento delle aliquote rispetto a quelle di base, “è versata dal contribuente, in misura pari al 40%, entro il 16 gennaio 2014”, prosegue il decreto, che è ancora in fase di scrittura e potrebbe subire modifiche prima di andare in Gazzetta ufficiale, quasi sicuramente domani.

La cancellazione della seconda rata vale 2,16 miliardi e riguarda le abitazioni principali (escluse case di lusso, di pregio artistico o storico), gli alloggi popolari adibiti ad abitazione principale, i fabbricati rurali ed i terreni “posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola”, secondo la bozza.

MAXI ACCONTI ANCHE PER IMPRESE, AUMENTO ACCISE DAL 2015

Il decreto conferma che la copertura della manovra fiscale è a carico del sistema finanziario. L‘articolo 2 aumenta l‘acconto Ires “per gli enti creditizi e finanziari, per la Banca d‘Italia e per le società e gli enti che esercitano attività assicurativa”.

L‘anticipo dovrebbe raggiungere il 130%, stando a quanto ha reso noto Palazzo Chigi. Qui però il discorso si fa complicato. La bozza del decreto limita l‘acconto al 128,5% nel 2013.

L‘altro 1,5% dovrebbe confluire in un decreto amministrativo che il ministero dell‘Economia deve emanare entro lunedì 2 dicembre. È la famosa ‘clausola di salvaguardia’ che il Tesoro può utilizzare per mantenere l‘indebitamento netto entro il 3% del Pil.

La clausola è prevista dal decreto che ha abolito la prima rata Imu e a questo punto è praticamente certo che scatti. Il governo, infatti, deve compensare gli introiti inferiori alle attese di due operazioni decise nei mesi scorsi: la sanatoria sui concessionari di slot machine e l‘aumento a 27,2 miliardi dei debiti commerciali da liquidare entro dicembre ai fornitori della pubblica amministrazione.

La bozza riscrive la clausola. Nella nuova versione il governo si preoccupa anche di compensare il minor gettito che l‘aumento degli acconti genera sugli anni successivi.

Ecco perché il ministero dell‘Economia deve stabilire, entro lunedì, l‘aumento degli acconti Ires e Irap “per i periodi d‘imposta 2013 e 2014”. La stretta riguarderà anche le imprese, secondo fonti governative. Il Tesoro può aumentare inoltre le accise su benzina e gasolio, ma “a decorrere dal primo gennaio 2015”.

L‘ACCONTO SUL RISPARMIO AMMINISTRATO

A carico del sistema finanziario, compresa Bankitalia, il decreto sull‘Imu introduce l‘addizionale una tantum dell‘8,5% sull‘Ires: l‘aliquota del 2013 sale pertanto al 136 dal 127,5%.

La bozza conferma “a decorrere dall‘anno 2013” l‘acconto sul risparmio amministrato, cioè l‘imposta sostitutiva al 20% su plusvalenze e proventi da attività finanziarie. Il 10 dicembre, quindi, banche e società di intermediazione finanziaria (Sim) verseranno “un importo, a titolo di acconto, pari al 100% dell‘ammontare complessivo dei versamenti dovuti nei primi undici mesi” del 2013.

Calcolare l‘acconto è complicato perché banche e sim gestiscono i patrimoni sulla base delle scelte che assumono i clienti.

Per questo il decreto prevede che il versamento effettuato possa “essere scomputato, a decorrere dal primo gennaio dell‘anno successivo, dai versamenti della stessa imposta sostitutiva”.

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