27 novembre 2013 / 10:06 / 4 anni fa

PUNTO 3-Governo vara oggi decreto su Imu e Bankitalia

* Da Bce via libera informale a nuova governance Bankitalia

* Imu, la manovra oscilla tra 2 e 3 miliardi

* Possibili censure Ue per i maxi acconti sulle banche (Accorpa pezzi)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 27 novembre (Reuters) - Il Consiglio dei ministri vara oggi il decreto legge sull‘Imu e sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia.

Il parere della Banca centrale europea sulla nuova governance di Via Nazionale arriverà al più presto la prossima settimana, ma il governo ritiene di poter comunque andare avanti.

“Informalmente il parere è positivo, non c‘è bisogno di aspettare che la Bce lo invii materialmente”, spiega una fonte governativa.

Da Francoforte non è stato possibile avere un commento.

Giovedì scorso il presidente del Consiglio, Enrico Letta, aveva spiegato che Imu e Bankitalia costituiscono un unico pacchetto: “L‘uno assegnerà con le quote delle risorse. Con l‘altro si aumenteranno gli acconti per banche e assicurazioni”.

Il capitale della banca centrale è indicato a 156.000 euro ed è ripartito in 300.000 quote di partecipazione. L‘elenco dei soci comprende le principali banche italiane come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Montepaschi e Carige. Grandi soci non bancari sono Generali e Inps.

Con la riforma dell‘assetto proprietario il governo vuole chiudere una polemica che si alimenta da anni: Bankitalia sarebbe in conflitto di interessi perché è controllata dai soggetti che deve vigilare.

Il decreto definisce i termini per rivalutare le quote a 7-7,5 miliardi e rendere la Banca d‘Italia una public company.

Il governo, secondo le informazioni raccolte fino ad oggi, introdurrà un tetto al 5% per le quote di partecipazione -- che diverranno un titolo finanziario pienamente scambiabile -- e un limite ai dividendi pari al 6% del capitale.

In attesa che si perfezioni il nuovo assetto, Bankitalia potrà acquistare temporaneamente le quote, spiega una fonte vicina alla situazione.

L‘operazione dovrebbe assicurare un gettito una tantum di circa 1 miliardo, da chiarire se già nel 2013.

Rivalutando le quote e rendendole cedibili, il governo consentirà alle banche di rafforzare i loro patrimoni già nei bilanci di quest‘anno, rispettando più facilmente i requisiti di Basilea III.

IMU, RESTA NODO COPERTURE

Il decreto contiene poi la copertura per eliminare la seconda rata Imu dovuta a dicembre. La manovra sul bilancio oscilla tra 2 e 3 miliardi. .

Esentare solo le abitazioni principali e le case popolari, come propone da settimane il Tesoro, costa poco più di 2 miliardi. Il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano (Forza Italia è uscita dalla maggioranza) chiede di esentare anche i terreni agricoli e i fabbricati rurali, facendo aumentare le esigenze di copertura a 2,4 miliardi.

Poi c‘è il fronte dei comuni. Il governo ha promesso di restituire ai sindaci tutto il mancato gettito Imu. Il Tesoro calcola gli oneri applicando le aliquote del 2012. I sindaci chiedono di avere tutto il gettito, comprese le maggiori aliquote già decise da numerosi comuni. La differenza vale almeno 500 milioni.

Le ipotesi di copertura messe sul tavolo dal Tesoro colpiscono le società finanziarie. La bozza discussa dal governo la scorsa settimana alza gli acconti Ires e Irap di dicembre “per gli enti creditizi e finanziari, Banca d‘Italia e per le società e gli enti che esercitano attività assicurativa”.

Gli anticipi ammontano al 128% nel 2013 e al 127% nel 2014. Una strada scivolosa da percorrere, perché la Commissione europea potrebbe contestare all‘Italia di aver introdotto un prestito forzoso.

L‘articolo 4 del decreto dovrebbe introdurre l‘acconto sul risparmio amministrato, cioè l‘imposta sostitutiva al 20% su plusvalenze e proventi da attività finanziarie. Il prossimo mese, quindi, banche e società di intermediazione finanziaria (Sim) potrebbero dover versare “un importo, a titolo di acconto, pari al 100% dell‘ammontare complessivo dei versamenti dovuti nei primi undici mesi” del 2013.

L‘articolo 5 della bozza disciplina un nuovo aumento delle accise su benzine e gasolio dal primo gennaio 2015 e fino al 15 febbraio 2016. Se il testo fosse confermato, l‘Agenzia delle dogane avrà il compito di fissare le aliquote in modo da garantire 1,5 miliardi nel 2015 e poco più di 42 milioni l‘anno successivo.

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