November 22, 2013 / 10:03 AM / 4 years ago

PUNTO 1-Italia vulnerabile fino a che tasso su 10 anni sopra 3% - Letta

3 IN. DI LETTURA

(Aggiunge dichiarazioni Letta)

ROMA, 22 novembre (Reuters) - L'Italia resterà un Paese vulnerabile dal punto di vista finanziario fino a quando il rendimento sul Btp benchmark resterà superiore al 3%, secondo il presidente del Consiglio Enrico Letta.

Per arrivare a questo obiettivo servono conti in ordine, la fine della politica del rigore e la partenza dell'Unione bancaria europea entro l'anno, come previsto.

"Finché l'Italia non sarà arrivata almeno al 3% sul bond decennale e questo non sarà diventato un punto di riferimento, noi continueremo a vivere una condizione di vulnerabilità", ha detto Letta a una conferenza bancaria.

Oggi su piattaforma Tradeweb il differenziale di rendimento tra decennali italiani e tedeschi era in apertura a 234 punti base dai 236 della chiusura di ieri.

Parallelamente, il tasso sul dieci anni italiano era sceso al 4,08%, dal 4,10% dell'ultima chiusura.

"Il prossimo anno l'Italia avrà per la prima volta dopo molti anni deficit e debito in calo. Abbiamo quindi le carte in regola per chiedere politiche per la crescita e metterci alle spalle una legislatura di sola austerità", ha detto Letta che nel secondo semestre del 2014 assumerà la presidenza di turno dell'Unione europea.

Uno dei pilastri su cui deve poggiare la politica del rilancio economico del Continente è l'Unione bancaria che l'Italia ha più volte chiesto venga approvata senza slittamenti dal Consiglio Ue di dicembre nonostante le perplessità tedesche.

"L'Unione bancaria si può completare senza bisogno di cambiamenti dei trattati ed è fondamentale perché l'assenza di strumenti di difesa è un elemento di vulnerabilità del sistema che non ci possiamo permettere", ha proseguito Letta.

La Banca centrale europea, infatti, ha dimostrato grazie anche alla "guida autorevole" di Mario Draghi di affrontare con determinazione la crisi e ha calmato le turbolenze "ma non possiamo chiedere alla Bce di svolgere compiti che non sono i suoi. Non possiamo chiedere che si occupi di crescita e investimenti".

Per quanto riguarda il governo, Letta ha detto che "darà battaglia" sia sul fronte europeo che sul fronte interno.

"Per alcuni ayatollah del rigore in Europa sembra che il rigore non sia mai abbastanza e sul fronte interno troppi pensano che basta far deficit e debito perché il nostro sistema poi ce la faccia", ha osservato il premier.

"Sono due fronti che entrambi vanno in direzione sbagliata Noi siamo in mezzo e non è facile avere spalle solide per reggere. Abbiamo bisogno di alleati dentro e fuori per far capire che il rigore è alle spalle e la crescita deve essere basata su conti in ordine".

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