5 novembre 2013 / 12:27 / 4 anni fa

PUNTO 2-Italia, per Ue ripresa più debole stime governo,meno margini deficit

* Per Bruxelles pesa anche la forza dell'euro

* Palazzo Chigi: Ue sottovaluta effetti rimborso debiti Pa

* Margine su deficit scende a 0,3 punti di Pil (Aggiunge Palazzo Chigi, Saccomanni e contesto)

BRUXELLES/MILANO, 5 novembre (Reuters) - Anche per la Commissione europea, come per l'Istat, la ripresa dell'economia italiana l'anno prossimo sarà più debole di quanto prospettato dal governo.

È quanto emerge dalle stime di autunno rese note stamane da Bruxelles che, confermando la previsioni primaverili, indicano per il 2014 una crescita dello 0,7%, identica a quella prospettata da Istat, mentre il governo stima una crescita di 1,1 punti percentuali.

Per quest'anno, la Commissione ha allineato le proprie previsioni a quelle dell'esecutivo e dell'Istituto nazionale di statistica, peggiorando la flessione del Pil a -1,8% da -1,3% delle proiezioni primaverili.

In una nota la presidenza del Consiglio dice che le stime di Bruxelles "sono pienamente coerenti con il quadro macroeconomico alla base della legge di Stabilità".

Le stime "risultano leggermente più basse rispetto a quelle del governo per una differente valutazione dell'effetto sul ciclo economico del pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione", prosegue il governo.

Nell'illustrare i fattori alla base delle sue stime, la Commissione europea cita "investimenti significativamente inferiori, un ambiente esterno meno dinamico, un maggiore apprezzamento del tasso di cambio", in un contesto di persistente stretta creditizia da parte delle banche e debolezza della domanda interna.

D'altra parte, scrive la Commissione, "gli indicatori disponibili suggeriscono che la recessione potrebbe essere vicina al punto di minimo". E il miglioramento della congiuntura dovrebbe manifestarsi nell'ultimo trimestre, quando è attesa "una moderata ripresa graduale della produzione".

A favore di un ritorno alla crescita nel prossimo anno, in cui dovrebbe manifestarsi una ripresa del credito molto graduale - dal momento che le banche dovranno confrontarsi con i test della Banca centrale europea e saranno dunque costrette a proseguire la pulizia dei propri bilanci - giocheranno la liquidazione dei debiti della pubblica amministrazione alle imprese, un orientamento fiscale più neutro e un'accelerazione della domanda esterna, soprattutto extra Ue, spiega Bruxelles.

Le condizioni del mercato del lavoro resteranno difficili: per la Comissione, il tasso di disoccupazione è destinato nel 2014 a toccare un picco del 12,4%, in termini di media annua. "L'occupazione continuerà a ridursi sostanzialmente nel 2013, si stabilizzerà nel 2014 e tornerà a riprendersi solo nel 2015".

MENO MARGINI SU DEFICIT. IL NODO IMU DEL 2013

Sul fronte dei conti pubblici, Bruxelles, prevede che l'indebitamento per quest'anno resti al 3% (2,9% la stima precedente), dunque entro la soglia oltre la quale per Roma scatterebbe nuovamente la procedura d'infrazione, incorporando in tale stime "la piena applicazione delle politiche di bilancio previste dalla legislazione".

Su questo punto il commissario europeo agli Affari monetari è tornato in conferenza stampa, sottolineando come il rispetto dell'obiettivo del 3% incorpora "gli introiti fiscali da raccogliere nei mesi finali dell'anno", in quella che sembra essere l'allusione al pagamento dell'ultima rata dell'Imu, su cui il governo non ha ancora deciso cosa fare.

A fine agosto l'esecutivo si era impegnato ad eliminare anche la seconda rata dell'Imu su prime case, terreni agricoli e fabbricati rurali: un'operazione dal costo di 2,4 miliardi.

Da Londra il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, si è limitato a dire che "non è facile" raccogliere le risorse per l'Imu: "Si tratta di trovare consenso politico se si vuole intervenire in un modo piuttosto che in un altro".

In assenza di un decreto legge la tassa andrà pagata. Ed è a questo epilogo che sembra alludere Rehn.

Guardando all'anno prossimo, Bruxelles indica il deficit al 2,7%, peggiore rispetto al 2,5% della stima precedente, che invece è stata mantenuta dal governo.

Il governo ribatte che i dati della Commissione "ribadiscono la salute dei nostri conti pubblici: l'Italia è l'unico grande paese europeo, assieme alla Germania, con un deficit stabilmente sotto il 3% del Pil".

"Tutto questo permetterà di usufruire di maggiore flessibilità per investimenti produttivi", aggiunge Palazzo Chigi.

Il quadro di finanza pubblica delineato dalla Commissione limita a 0,3 punti di Pil -- la distanza dal tetto del 3% -- gli spazi di manovra per finanziare a deficit gli investimenti produttivi.

Sugli eventuali cambiamenti alla legge di Stabilità in Parlamento, Rehn ha auspicato la loro piena e credibile copertura finanziaria e ha invitato il governo ad utilizzare le clausole di salvaguardia su aliquote, agevolazioni e detrazioni per raggiungere gli obiettivi programmatici di indebitamento netto nel triennio 2015-2017.

Se il deficit, pur tra una serie di incognite, viene indicato in trend discendente, per la Commissione continuerà invece a salire anche l'anno prossimo il rapporto debito/Pil: dal 127% del 2012, quest'anno per Bruxelles schizzerà al 133% (131,4% l'ultima stima) e il prossimo sarà al 134% (dal 132,2% dell'ultima previsione), "anche a causa della liquidazione degli arretrati commerciali" della Pa alle imprese. Il rapporto debito/Pil intraprenderà una china discendente solo nel 2015, quando si attesterà al 133,1%.

Ha collaborato da Londra Francesco Canepa

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