4 novembre 2013 / 07:29 / 4 anni fa

Legge Stabilità, servono altri interventi per 2,5 mld - Epifani

ROMA, 4 novembre (Reuters) - La legge di Stabilità va nella direzione “giusta”, ma in Parlamento sarà necessario rafforzarla con nuovi interventi pari a 2,5 miliardi di euro, per rilanciare una crescita che il ministero dell‘Economia fissa ad un troppo ottimistico 1,1% nel 2014.

Lo ha detto il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, in un‘intervista pubblicata oggi sulla Stampa.

“La direzione è giusta, ma quel che ho via via compreso della sua impostazione è che c‘è un po’ di tutto e poco di tutto. Bisogna invece rafforzare delle scelte”.

Per il segretario del primo partito italiano, questo non si può fare a saldi invariati: “Abbiamo calcolato che nel 2014 sono necessari circa 2,5 miliardi in più”.

Il disegno di legge di Stabilità varato dal governo contiene interventi per 11,4 miliardi nel 2014. Le coperture ammontano a 9,7 miliardi e provengono per 3,6 miliardi da minori spese (quasi il 40% del totale). Il resto è a deficit.

Nella lista degli interventi auspicati da Epifani ci sono innanzitutto “più investimenti”.

“Nella manovra qualcosa c‘è ma, poiché nei documenti ufficiali il governo stima per il 2014 una crescita dell‘1,1% e noi consideriamo quella stima molto ottimistica, occorre fare di più”, spiega l‘ex segretario generale della Cgil.

Sul fronte della riduzione del cuneo fiscale, Epifani suggerisce un intervento più mirato nel 2014.

“Le detrazioni per il lavoro dipendente sono troppo basse perché la gente non le viva come una beffa. Per l‘anno prossimo proponiamo di restringere la platea dei beneficiari a 23.000 euro eventualmente alzando anche la no tax area, e di riallargarla nel 2015 e nel 2016 investendoci più risorse”.

Quanto alle nuove risorse da reperire, il leader pro tempore del Pd si dice “favorevole alla cosiddetta Google tax, né avrei obiezioni ad aumentare l‘aliquota applicata alle cosiddette rendite finanziarie”.

La “Google tax” è una proposta di fonte Pd, ancora da definire nel dettaglio, che punta a costringere le grandi multinazionali a pagare più tasse in Italia, contrastando pratiche fiscali che permettono loro di aggirare il fisco italiano.

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