25 settembre 2013 / 14:42 / 4 anni fa

Deficit, rinvio debiti Pa e aumento accise per manovra - fonti

* Non c'è ancora l'accordo sul congelamento dell'Iva

* Debiti Pa: operazione contabile, totale resta 47 mld

* Tesoro non vede spazio per nuovo aumento acconti

ROMA, 25 settembre (Reuters) - Rinviare al 2014 dal 2013 parte dei rimborsi alle imprese, nuovo aumento delle accise sui carburanti e l'ennesima tornata di tagli lineari ai ministeri.

Sono queste, secondo quanto riferiscono fonti governative, le ipotesi di copertura che il ministero dell'Economia sta vagliando per ridurre al 3 dal 3,1% l'indebitamento netto del 2013.

Venerdì, al ritorno di Enrico Letta dagli Stati Uniti, il Consiglio dei ministri esaminerà un intervento da 2 miliardi: 1,6 a riduzione del disavanzo e 400 milioni per finanziare le missioni militari all'estero nell'ultimo trimestre del 2013.

La manovra sul bilancio salirà a 3 miliardi se il governo troverà le risorse necessarie per rinviare di altri tre mesi, da ottobre a gennaio, l'aumento dell'Iva. Ma al momento non c'è ancora l'accordo.

L'ipotesi prevalente continua ad assere quella di ricorrere alle clausole di salvaguardia contenute in due distinti provvedimenti: il decreto 35 sui debiti della pubblica amministrazione e il decreto che ha cancellato la prima rata dell'Imu.

Dei 27,2 miliardi di fatture che il Tesoro vuole liquidare entro dicembre, 7,7 sono relativi a spese in conto capitale e aumentano sia il debito sia il deficit. I rimborsi di parte corrente incidono invece solo sul debito.

"I tecnici stanno facendo le verifiche. Una parte dei crediti di parte capitale potrebbe slittare al 2014. Alcuni pagamenti di parte corrente verrebbero anticipati al 2013", spiega una delle fonti.

Se fosse confermata, l'operazione manterrebbe a 47 miliardi il totale dei rimborsi nel biennio 2013-2014.

L'aumento delle accise e una nuova stretta sulle dotazioni dei ministeri sono le altre due opzioni che il Tesoro sta vagliando.

"L'aumento degli acconti Ires e Irap è improbabile, sono già a un livello alto", spiega la fonte.

Il problema è che approvare questa settimana un decreto da 3 miliardi limita ulteriormente i margini in bilancio per accontentare il Pdl e cancellare nelle prossime settimane la seconda rata dell'Imu su prime case, terreni agricoli e fabbricati rurali (il costo è di 2,4 miliardi). A complicare il quadro ci sono poi i circa 500 milioni che il governo ritiene di dover trovare per rifinanziare la cassa integrazione in deroga nell'ultimo scorcio dell'anno.

Il Pd continua a proporre di rimettere mano all'intesa raggiunta lo scorso mese mantenendo l'imposta su una platea più ampia di abitazioni principali, quelle di maggior valore naturalmente. Saccomanni è disponibile a percorrere questa strada ma il Pdl continua ad opporsi.

(Giuseppe Fonte)

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