Poste, per Tribunale Ue è legale interesse Tesoro su liquidità

venerdì 13 settembre 2013 12:10
 

ROMA, 13 settembre (Reuters) - La remunerazione che il ministero dell'Economia garantisce a Poste italiane per la liquidità raccolta con il risparmio postale e depositata nel conto di tesoreria non è un aiuto di Stato.

Lo ha stabilito il Tribunale dell'Unione europea dando torto alla Commissione, secondo quanto si legge in una nota.

La vicenda inizia nel mese di dicembre del 2005, quando l'associazione bancaria italiana (Abi) ha presentato una denuncia alla Commissione contro Poste italiane. Secondo l'Abi, il deposito presso la tesoreria garantiva a Poste un interesse del 4% circa, mentre BancoPosta remunerava i conti correnti a un tasso dell'1% circa. Il differenziale, superiore rispetto a quello di mercato, rappresenterebbe per le banche un aiuto di Stato.

Il 16 luglio del 2008 la Commissione ha dato ragione all'Abi e ha ordinato il recupero delle somme. Poste a quel punto si è appellata al Tribunale.

Annullando la decisione dell'esecutivo comunitario, il Tribunale sottolinea che la fissazione del tasso di interesse tiene conto del vincolo di impiego, Poste cioè è obbligata a depositare la raccolta postale presso la tesoreria.

"Peraltro, il tasso del mutuatario privato nella decisione non è stato calcolato a partire da un'analisi di convenzioni o meccanismi di prestito e non costituisce un vero e proprio tasso di mercato", dice la nota.

La Commissione è quindi incorsa in "un errore manifesto di valutazione nel concludere nel senso dell'esistenza di un aiuto di Stato a partire dalla semplice constatazione di un differenziale positivo tra il tasso della Convenzione e il tasso del mutuatario privato".

La Commissione europea può impugnare la sentenza entro due mesi dalla data di notifica, davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

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