11 settembre 2013 / 15:05 / 4 anni fa

Pd, assemblea nazionale il 20, parte countdown per nuovo leader

* L'Assemblea si riunirà per due giorni a Roma

* Quattro candidati alla guida del partito

* Renzi possibile spina nel fianco per Letta

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 11 settembre (Reuters) - Mentre duella con il Pdl sulla vicenda della decadenza di Silvio Berlusconi da parlamentare, con quotidiane fibrillazioni sulla tenuta del governo di coalizione, il Pd si prepara a tenere la propria assemblea nazionale la settimana prossima, quando dovrebbe iniziare il countdown verso il congresso e la nomina del nuovo segretario.

Oggi il partito ha ufficializzato la scelta di tenere l'assemblea all'auditorium di via della Conciliazione, a pochi passi da San Pietro, dal pomeriggio del 20 al pomeriggio del 21, un sabato.

Nelle scorse settimane è circolata anche la data del 24 novembre per le primarie che dovrebbero eleggere definitivamente il segretario, ma in assemblea potrebbe esserci uno scontro sia sui tempi che sulle modalità di elezione.

IL CONGRESSO DESTABILIZZA IL GOVERNO?

Per alcuni esponenti del Pdl - come il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ne ha parlato ieri - sarebbero proprio le dinamiche interne del Pd, entrato di fatto in fase congressuale, a mettere a rischio il governo di coalizione guidato dal democratico Enrico Letta. E "l'accelerazione" dei democratici sul dossier Berlusconi si spiegherebbe proprio con la volontà di una parte del Pd di andare presto a elezioni con un nuovo candidato premier.

La corsa a segretario del sindaco di Firenze Matteo Renzi, col vento in poppa dei sondaggi che lo vogliono leader politico più popolare, potrebbe insidiare infatti la posizione di Letta a Palazzo Chigi.

Era stato lo stesso Renzi a dirlo nel giugno scorso in un'intervista, quando ancora non aveva deciso ufficialmente se correre o no per la guida del partito: "Il rischio c'è. Anche più grave del 2007: allora c'era un governo di centrosinistra, questo è un governo che vede sinistra e destra insieme. Ma sarebbe ancora peggio vivacchiare senza risolvere nulla".

Il sindaco si riferiva alla circostanza in cui a fine 2007 l'ascesa di Walter Veltroni alla guida del Pd, di cui fu il primo segretario, concorse alla caduta del governo di Romano Prodi.

Letta, che non intende correre per la guida del partito e che finora non ha preso posizione per alcun candidato, è indicato oggi da un sondaggio dell'Istituto Piepoli come il premier preferito dagli elettori del centrosinistra se si tornasse a votare nel 2014, battendo Renzi col 48% dei sostegni contro il 44%.

GLI ALTRI CANDIDATI

Ma il 38enne Renzi, che ha sempre detto di puntare esplicitamente alla guida del governo più che del partito, non è l'unico in lizza, anche se sembra il candidato più forte dopo il sostegno che gli è venuto da diversi maggiorenti del partito.

A sbarrargli la strada ci sono Gianni Cuperlo, 52 anni, già segretario della Federazione giovanile comunista negli anni 80, sostenuto dall'ex premier Massimo D'Alema e da parte della maggioranza che faceva capo all'ex segretario Pierluigi Bersani; il capo delegazione Pd all'Europarlamento Gianni Pittella, 54 anni; il neo-deputato Pippo Civati, 38 anni, fino a due anni fa alleato di Renzi. Né Pittella, né Civati per ora dicono di meditare il ritiro. Il primo potrebbe però far perdere voti a Cuperlo, il secondo al sindaco.

In ogni caso, lo statuto del Pd prevede che i candidati segretari alle primarie possano essere al massimo 3, ognuno dei quali sostenuto da non meno del 5% dei voti degli iscritti al Pd.

LO SCONTRO SULLE REGOLE

L'assemblea che si riunirà la settimana prossima, e che in teoria conta oltre 1.000 membri, è composta in maggioranza da sostenitori di Bersani, che dopo aver vinto le primarie non è però riuscito a formare un governo all'indomani delle elezioni e ha aperto la strada a Letta, allora suo vice, alla testa di un governo di larghe intese.

I bersaniani-dalemiani vorrebbero separare il ruolo di segretario del partito da quello di candidato premier, al contrario di quanto prevede oggi lo statuto (ma già alla fine del 2012 fu approvata una deroga per consentire a Renzi di sfidare Bersani alle primarie per il candidato alle elezioni). Una mossa che per i renziani servirebbe a ostacolare la candidatura del sindaco a Palazzo Chigi, ma che comunque, per passare, avrebbe bisogno del voto della maggioranza assoluta dei componenti.

Altra ipotesi di modifica, quella di anticipare l'elezione contemporanea - sempre con le primarie - del segretario nazionale e dei segretari regionali, sempre allo scopo, accusano i renziani, di impedire al loro candidato di prendere il controllo completo del partito.

Un altro rischio evocato dai sostenitori del "Rottamatore" è quello di un rinvio del congresso, che dovrebbe svolgersi enro fine anno, soprattutto in una fase di turbolenza per il governo.

Giorni fa, su Facebook, Renzi ha fatto capire però che intende rinunciare allo scontro sulle regole: "Niente discussioni polemiche, niente battaglie stupide sulle regole, niente rinvii: proviamo a parlare di quello che serve all'Italia". Un messaggio che sembra indicare una volontà di mediazione.

Sul sito it.reuters.com le notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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