Derivati, in misura minima clausole chiusura anticipata-Saccomanni

mercoledì 3 luglio 2013 17:32
 

ROMA, 3 luglio (Reuters) - Clausole di risoluzione anticipata analoghe ai contratti che vedevano come controparte Morgan Stanley non sono più presenti nel portafoglio in derivati del Tesoro, "se non in misura minima".

Lo dice il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, nel corso di un'audizione in Parlamento.

"Credo che l'attività in derivati sia stata utile nell'ultima fase, dal 2011 al 2012, e che abbia consentito, malgrado il forte rialzo dei tassi, di proseguire la collocazione dei titoli. Quindi ha ottenuto le finalità che si riprometteva", ha detto il ministro nel corso di un'audizione alla Camera.

Il 26 giugno Repubblica e Financial Times hanno scritto di perdite potenziali pari a 8 miliardi su una serie di contratti ristrutturati nel 2012.

"Da parte della stampa c'è stata una drammatizzazione del tutto eccessiva del problema. La confusione è dovuta al fatto che a volte il valore di mercato sia visto come sinonimo di perdita o sinonimo di debito segreto", replica il ministro.

Le operazioni in derivati di Via XX Settembre hanno cominciato a suscitare l'interesse della stampa il 3 gennaio del 2012. Quel giorno, infatti, emerse che Morgan Stanley aveva ottenuto dal Tesoro la chiusura di due interest rate swap e di due swaption in conseguenza di una clausola di "Additional termination event" presente nel contratto. L'Italia ha dovuto versare alla banca 2,6 miliardi di euro circa, pari al valore dei flussi futuri scontati al presente, il mark to market a cui allude il ministro.

"Questo tipo di condizioni non è presente se non in misura minima nel portafoglio", dice Saccomanni.

Il ricorso ai derivati, secondo la più aggiornata serie storica di Istat, ha ridotto gli interessi passivi dal 1998 al 2005 complessivamente per 7,6 miliardi. La situazione si è ribaltata nel 2006 e negli ultimi sette anni i derivati hanno aumentato la spesa per interessi di 8,36 miliardi. Il saldo complessivo del periodo 1998-2012 segna pertanto un "rosso" di 759 milioni.

Saccomanni difende l'assenza di trasparenza del Tesoro: "La prassi dei principali Stati che hanno posizioni debitorie cospicue come l'Italia è di non fornire dati analitici dettagliati, che possono essere utilizzati a fini speculativi".   Continua...