26 giugno 2013 / 12:07 / 4 anni fa

PUNTO 4-Governo stanzia 1,5 mld per stimolare occupazione

* Piano dovrebbe favorire 200.000 assunzioni secondo Letta

* Trigilia: impatto su Pil Meridione +0,2% in 2014

* Serve consenso Ue per poter usare i fondi strutturali (Aggiunge dichiarazioni Saccomanni da Bruxelles)

ROMA, 26 giugno (Reuters) - Il primo piano italiano di sostegno all‘occupazione ha un valore di 1,5 miliardi tra 2013 e 2015, finanziato in parte con la riprogrammazione dei fondi strutturali europei.

“Complessivamente potrebbero essere interessate 200.000 assunzioni in un arco di tempo di 18 mesi, con un‘intensità maggiore nel Centro-Sud ma con un intervento che riguarda l‘intero Paese”, ha detto il presidente del Consiglio, Enrico Letta.

Secondo il ministro della Coesione territoriale, Carlo Trigilia, il decreto legge dovrebbe aumentare il Pil del Meridione in misura pari allo 0,2% nel 2014 e allo 0,4% nel 2015.

Il piatto forte del decreto è la decontribuzione a favore dei giovani tra i 18 e i 29 anni assunti a tempo indeterminato. Il governo stanzia 794 milioni di euro nel quadriennio 2013-2016, di cui 500 milioni per il Mezzogiorno, spiega Palazzo Chigi.

L‘incentivo per il datore di lavoro è pari a un terzo della retribuzione lorda imponibile complessiva per un periodo di 18 mesi e non può superare i 650 euro per lavoratore. Se, invece, il datore di lavoro trasforma un contratto da determinato a indeterminato l‘incentivo è valido per 12 mesi.

“In questo secondo caso ci deve essere però un aumento dell‘occupazione. Quindi, è un provvedimento che non consente semplicemente la conversione a tempo indeterminato senza un effetto diretto positivo sull‘occupazione”, ha detto il ministro del Welfare, Enrico Giovannini.

I lavoratori beneficiati devono rispettare almeno una di queste tre condizioni: essere privi di un impiego da almeno sei mesi; non avere un diploma di scuola media superiore o professionale; vivere da soli con una o più persone a carico.

Per quel che riguarda le coperture, nel pomeriggio a Bruxelles alla domanda se ci sia anche l‘incremento dell‘acconto Irpef, il ministro dell‘Economia Fabrizio Saccomanni ha risposto: “Sono misure che abbiamo preso in considerazione. Stiamo finalizzando i testi. Si tratta di una serie di coperture molto dettagliate quindi preferirei non entrare nei dettagli”.

ASPI AL DATORE DI LAVORO SE ASSUME UN DISOCCUPATO

Un‘altra misura punta a stimolare le assunzioni dei disoccupati in regime di Aspi, l‘assicurazione sociale per l‘impiego introdotta con la legge 92 del 2012, la riforma del lavoro targata Elsa Fornero. Il decreto riconosce al datore di lavoro un incentivo pari al 50% dell‘Aspi residua.

“Se, ad esempio, un disoccupato ha 11 mesi di Aspi da godere, 5 mesi e mezzo li prende l‘impresa se fa un‘assunzione a tempo indeterminato”, ha spiegato Giovannini.

Altri interventi favoriscono l‘auto-imprenditorialità e aumentano le risorse per borse di studio e tirocini. Durante l‘esame in Parlamento del decreto, Letta si è impegnato a trovare 22 milioni per sostenere le assunzioni di disabili.

Il governo non ha fornito molti dettagli sulle coperture. “Nelle prossime ore saranno date le informazioni”, ha detto il ministro dell‘Economia, Fabrizio Saccomanni.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi, ha ipotizzato un aumento della tassazione sulle sigarette elettroniche.

Trigilia ha spiegato che 500 milioni derivano dai fondi strutturali europei. La Commissione europea dovrà dare il via libera alla riprogrammazione, spiega Giovannini aggiungendo di non aspettarsi grossi problemi.

Il ministro del Welfare ha aggiunto che il decreto aumenta di circa il 10% le ammende per violazioni di norme riguardanti l‘igiene o la sicurezza.

Non tutte le misure sono onerose. Il decreto, ad esempio, riduce a 10 e 20 giorni l‘intervallo minimo tra i contratti a termine per durate fino o oltre i 6 mesi. La legge 92 li aveva alzati a 60 e a 90 giorni.

Salta invece l‘estensione della acausalità, che ora è limitata al primo contratto a termine e fino a 12 mesi, salvo una deroga negoziata tra datore di lavoro e sindacati.

(Giuseppe Fonte)

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