26 giugno 2013 / 10:50 / tra 4 anni

PUNTO 3-Derivati, nessun rischio per conti pubblici - Tesoro

* Ft e Repubblica hanno scritto oggi di perdita potenziale di 8 mld

* Secca smentita di Tesoro e Saccomanni: nessuna perdita, è un malinteso

* La procura di Roma apre un fascicolo, anche su aggiotaggio (Aggiunge Boccia in coda)

ROMA, 26 giugno (Reuters) - Il ministero dell‘Economia esclude conseguenze per i conti pubblici legate alle operazioni con i derivati, minimizzando quanto scrivono oggi Repubblica e Financial Times, che parlano di perdite potenziali pari a 8 miliardi su una serie di contratti ristrutturati nel 2012.

“C‘è un grande malinteso: non c‘è nessuna perdita. C‘è stato un normale controllo della Corte dei conti. Non c‘è nessun aggravio per i conti pubblici”, ha detto il ministro dell‘Economia, Fabrizio Saccomanni, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Poco prima un lungo comunicato del Tesoro aveva definito “priva di ogni fondamento” l‘ipotesi, citata dai due quotidiani, che l‘Italia abbia utilizzato i derivati per rispettare i parametri necessari all‘entrata nell‘euro, a fine anni Novanta.

La Corte dei Conti, da parte sua, nega in una nota di avere fatto “quantificazioni sulle possibili perdite” connesse alla rinegoziazione dei contratti.

Nel frattempo la procura di Roma ha aperto un fascicolo. Secondo fonti giudiziarie il procuratore aggiunto, Nello Rossi, vuole verificare i riflessi che la notizia può avere sulle quotazioni dei titoli di Stato (aggiotaggio) e capire dove siano stati collocati i derivati.

PER FT E REPUBBLICA PERDITA POTENZIALE 8 MLD

Il Tesoro ricorre ai derivati per ridurre gli interessi sul debito o sterilizzare il rischio di cambio. L‘evoluzione dei mercati può però essere sfavorevole e il saldo dei flussi di cassa porta in quel caso a maggiori oneri e non a risparmi di spesa.

Il ricorso ai derivati, secondo la serie storica di Istat, ha ridotto gli interessi passivi dal 1998 al 2005 complessivamente per 7,6 miliardi. La situazione si è ribaltata nel 2006 e negli ultimi sette anni i derivati hanno aumentato la spesa per interessi di 8,36 miliardi. Il saldo complessivo del periodo 1998-2012 segna pertanto un “rosso” di 759 milioni.

Repubblica e Financial Times riportano stralci di una relazione inviata dal Tesoro alla Corte dei Conti a inizio anno. La perdita potenziale di 8,1 miliardi calcolata da “esperti” interpellati sarebbe pari a oltre il 25% dei 31,7 miliardi di valore degli strumenti di copertura di tasso e di cambio del debito ristrutturati.

Il Tesoro, nella nota, dice di fornire “regolarmente ogni sei mesi alla Corte dei Conti tutta la documentazione relativa alle operazioni condotte in strumenti di finanza derivata”.

“La Corte dei Conti nel mese di marzo 2013, tramite la Guardia di Finanza, ha chiesto la documentazione inerente alla sola attività di chiusura di un gruppo consistente di operazioni con Morgan Stanley”, spiega la nota.

I due quotidiani riportano che, secondo un alto funzionario governativo, la Corte dei Conti si sarebbe preoccupata di fronte ai numeri forniti dal Tesoro sui derivati.

TESORO: FORNITA TUTTA DOCUMENTAZIONE A CORTE CONTI

Dalla relazione, scrive in particolare Repubblica, emergerebbe anche che la chiusura del derivato con Morgan Stanley, nel gennaio 2012, potrebbe essere costata all‘Italia circa 3 miliardi, 500 milioni in più dei 2,56 miliardi a suo tempo annunciati.

Lo scorso aprile, scrivono i due quotidiani, la Corte dei Conti ha inviato la Guardia di Finanza al Tesoro alla ricerca dei contratti di stipula dei derivati in questione, ma il ministero non avrebbe mostrato gli originali alle Fiamme gialle.

Il Tesoro smentisce anche quest‘ultima affermazione: “A fronte di tale richiesta, il Tesoro ha fornito tutta la documentazione richiesta, secondo tempi concordati con la Guardia di Finanza stessa, per ciascuna operazione, inclusi i contratti pregressi dai quali ciascuna operazione ha avuto origine (copia di ciascun contratto e relativo decreto ministeriale con il quale ogni singola operazione è stata formalmente approvata) corredata da una circostanziata relazione esplicativa”.

COMMISSIONE UE: GIUDIZIO SU ITALIA NON CAMBIA

La notizia non sembra per ora aver inciso più di tanto sull‘andamento dei titoli di Stato italiani, nonostante domani ci sia l‘asta dei Btp a 5 e 10 anni. Lo spread tra il Btp decennale e il Bund di pari scadenza è ridisceso poco sotto i 300 punti base.

La Commissione Ue ha commentato gli articoli dicendo che la questione dei derivati non cambia il suo giudizio sul deficit dell‘Italia.

Da Parigi l‘Ad di Intesa Sanpaolo, Enrico Cucchiani, commenta citando il film Forrest Gump: “La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita”. “L‘Italia ha un debito superiore a 2.000 miliardi, 8 miliardi non è una quantità enorme in termini relativi”, aggiunge il manager.

Il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia (Pd) ha annunciato che proporrà una indagine conoscitiva sulla questione dei derivati.

(Antonella Cinelli, Giuseppe Fonte)

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