20 giugno 2013 / 13:49 / tra 4 anni

Fisco, Italia vuole accordo con Svizzera in quadro europeo -fonte

* Negoziati bilaterali riprenderanno nell‘ambito di cornice europea

* Modello Rubik ormai accantonato

* Letta ottimista su risultati, ma tempi rischiano di essere lunghi

di Elvira Pollina

MILANO, 20 giugno (Reuters) - L‘Italia riprenderà i negoziati bilaterali con la Svizzera sulla questione fiscale ma nell‘ambito della più ampia trattativa tra Berna e Unione europea sullo scambio automatico delle informazioni relative ai detentori dei conti correnti bancari.

Lo riferisce a Reuters una fonte del Tesoro, che nei mesi scorsi ha seguito i negoziati tra Roma e Berna sulla tassazione degli attivi italiani depositati nelle banche elvetiche e sconosciuti al fisco.

“Le trattative bilaterali sono necessarie per definire i dettagli tecnici, ma avverranno all‘interno di una cornice europea sullo scambio automatico delle informazioni”, spiega la fonte a Reuters.

Tale cornice potrebbe disegnarsi in seguito a colloqui tra la stessa Svizzera e la Commissione europea, che il mese scorso ha ricevuto dall‘Ecofin, per iniziativa di un gruppo di Paesi tra cui l‘Italia, il mandato a negoziare con Berna su tale materia.

E’ dunque in questo senso che va letto l‘odierno auspicio del primo ministro italiano Enrico Letta per una ripresa delle trattative con Berna, di fatto ferme dall‘annuncio delle dimissioni a fine anno dell‘ex premier Mario Monti, rimasto in carica fino a fine aprile solo per l‘ordinaria amministrazione.

“La mia volontà è di lavorare in modo bilaterale con il governo svizzero, in modo approfondito e ravvicinato. Non voglio che si perda tempo. Ho aspettative positive che si possano raggiungere risultati. Mi sembra che siamo nel momentum giusto, se non ora quando”, ha affermato stamane Letta, rispondendo in conferenza stampa alle domande di un giornalista svizzero.

“C‘è un‘aspettativa molto forte per i Paesi che, come l‘Italia, soffrono di elusione e di evasione, l‘aspettativa è di mettere a regime un sistema che consenta di combattere evasione ed elusione, sono convinto di intese positive a breve”, ha aggiunto il premier.

In tale contesto, appare ormai superato il cosiddetto ‘schema di Rubik’, attorno al quale Berna aveva impostato le trattative bilaterali con l‘Italia.

Quest‘ultimo prevedeva che gli istituti elvetici imponessero sugli attivi italiani una ritenuta alla fonte, cui si sarebbe dovuto aggiungere un prelievo una tantum per sanare il pregresso nei confronti del fisco di Roma, in cambio del mantenimento del segreto bancario, e dunque dell‘anonimato dei clienti, salvo casi limitati.

“E’ chiaro che a questo punto la via di Rubik non sembra più percorribile”, dice a Reuters una fonte svizzera che ha seguito il tavolo di confronto italo-elvetico.

“Probabilmente per riprendere i negoziati con l‘Italia, il Consiglio federale dovrà cambiare il mandato di negoziazione, che ruotava proprio attorno allo schema di Rubik”, aggiunge la stessa fonte.

La perplessità del Tesoro nei confronti di tale modello, giudicato eccessivamente tenero nei confronti degli evasori, è il motivo che ha portato a un sostanziale fallimento dei negoziati, avviati oltre un anno fa dal governo Monti, dopo un lungo gelo tra le due parti.

Ora però l‘Italia può contare sulla pressione negoziale dell‘intera Europa per soddisfare un‘esigenza di trasparenza ritenuta irrinunciabile in un frangente in cui si vuole mantenere alta la guardia contro l‘evasione fiscale, obiettivo fatto proprio anche dall‘ultimo G8.

Un accordo permetterebbe all‘Italia, alle prese con un bilancio stretto tra vincoli europei e negatività del ciclo economico, di portare alla luce e sottoporre a tassazione un patrimonio il cui valore è stimato tra i 120-150 miliardi di euro da analisti e osservatori e finanziari.

Numeri non troppo lontani dagli 85-133 miliardi stimati prudenzialmente dalla Banca d‘Italia in uno studio del 2011.

Tuttavia è facile capire che i tempi per portare a compimento un processo del genere potrebbero rivelarsi tutt‘altro che brevi.

E il risultato non è per niente scontato. Basti pensare che, proprio ieri, il Parlamento svizzero ha fatto naufragare una bozza di legge, frutto di un intenso negoziato con gli Stati Uniti, che di fatto eliminava l‘obbligo del segreto per le banche cui venivano richieste informazioni sui titolari dei conti da parte delle autorità fiscali americane.

- ha collaborato Giselda Vagnoni

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