19 giugno 2013 / 18:25 / 4 anni fa

PUNTO 1-Consulta boccia ricorso su processo Mediaset, Berlusconi leale a governo

* Corte costituzionale respinge legittimo impedimento ex premier

* Berlusconi: è accanimento ma continuo a sostenere Letta

* A fine anno attesa sentenza definitiva Cassazione

* Berlusconi condannato in appello, rischia interdizione a politica attiva (Aggiorna con dettagli, reazioni)

di Roberto Landucci

ROMA, 19 giugno (Reuters) - La Corte costituzionale ha respinto oggi il tentativo di Silvio Berlusconi di impedire la condanna definitiva nel suo processo sui diritti tv Mediaset , in una decisione che per l'ex premier, pur dimostrando "accanimento giudiziario" nei suoi confronti, non indebolisce il sostegno del Pdl al governo Letta.

Il processo contro Berlusconi, che in Appello è stato condannato a 4 anni di reclusione, potrà quindi proseguire davanti alla Cassazione, nell'ultimo grado di giudizio atteso tra la fine del 2103 e l'inizio del 2014, prima della prescrizione attesa nella primavera del prossimo anno.

Il ricorso chiedeva l'annullamento dell'ordinanza con la quale il Tribunale di Milano, nel giudizio di primo grado, si era rifiutato di rinviare l'udienza del 1 marzo 2010 per un asserito legittimo impedimento di Berlusconi, all'epoca premier, perché impegnato in una riunione del Consiglio dei ministri che era stata inserita in calendario in modo inconsueto di lunedì e dopo che la difesa dell'imputato aveva indicato proprio quel giorno come il primo utile per riprendere il processo.

"La Corte costituzionale ha deciso che, in base al principio di leale collaborazione (tra poteri dello Stato)... spettava all'autorità giudiziaria stabilire che non costituisce impedimento assoluto... l'impegno dell'imputato Presidente del Consiglio dei ministri di presiedere una riunione del Consiglio", ha detto la Consulta in un comunicato che, sostanzialmente, ribadisce la bontà della decisione della Corte milanese.

Se la Consulta avesse riconosciuto il legittimo impedimento, invece, la difesa avrebbe avuto un ottimo argomento davanti alla Suprema corte per cercare di ottenere l'annullamento delle sentenze precedenti e il rinvio ad un nuovo processo, destinato alla conclusione per prescrizione.

In appello Berlusconi è stato condannato a quattro anni di reclusione - tre dei quali coperti da indulto - e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, per frode fiscale, sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv e cinematografici da parte di Mediaset.

GASPARRI MINACCIA AVENTINO IN CASO DI CONDANNA

Una condanna definitiva sarebbe un duro colpo per Berlusconi, perché rischierebbe di essere messo ai margini della politica attiva per cinque anni.

Ma, come all'indomani della condanna in appello l'8 maggio scorso, è lo stesso Berlusconi ad invitare il suo partito a mantenere la calma e l'appoggio al governo di larghe intese impegnato, anche in Europa, a reperire risorse per rilanciare la crescita economica.

In una dichiarazione resa pochi minuti dopo la sentenza della Consulta, l'ex premier ha detto che "anche l'odierna decisione, che va contro il buon senso e tutta la precedente giurisprudenza della Corte stessa, non avrà alcuna influenza sul mio impegno personale, leale e convinto, a sostegno del governo né su quello del Popolo della Libertà". Il fondatore di Mediaset denuncia certo "un accanimento giudiziario" nei suoi confronti "che non ha eguali nella storia di tutti i Paesi democratici", ma avverte che il suo impegno politico non verrà mai meno.

Quanto basta, al momento, per tranquillizzare i partner di governo. Nonostante la minaccia del vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri di andare sull'Aventino con tutti i parlamentari del Pdl se la condanna di Berlusconi diventasse definitiva - ma è stato smentito da diversi compagni di partito - il Pd affida la prima, anodina reazione al responsabile Giustizia del partito, Danilo Leva, secondo cui la Consulta "ha espresso una valutazione tecnica e non politica" e che il Pdl dovrebbe "abbassare i toni".

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