30 maggio 2013 / 10:39 / 4 anni fa

PUNTO 1 - Moavero vede margine 2014 a 0,5% Pil con deficit a 2,4%

* Con uscita da procedura deficit Italia può alzare disavanzo a 2,9%

* Margine 2013 assorbito da debiti Pa, in 2014 non c'è questa necessità

* Saccomanni vuole dedurre dai saldi i cofinanziamenti nazionali (Aggiunge contesto)

ROMA, 30 maggio (Reuters) - Grazie alla chiusura della Procedura per deficit eccessivo l'Italia potrebbe usufruire nel 2014 di uno spazio nei conti pubblici pari allo 0,5% del Pil, o 7-8 miliardi, da poter utilizzare per investimenti pubblici produttivi.

Lo ha detto il ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero, spiegando che con l'ingresso tra i paesi "virtuosi" dell'Europa l'Italia potrà sfruttare il margine tra il rapporto deficit/Pil tendenziale e il 2,9%, poco sotto il tetto del 3% imposto dai trattati.

"Mettiamo per ipotesi che per il 2014 [il tendenziale] sia il 2,4%. Noi potremmo avere uno 0,5%. Ma è prematuro entrare in previsioni", ha detto Moavero in un'audizione in Parlamento.

Il Documento di economia e finanza (Def) indica all'1,8% del Pil l'indebitamento del 2014. Ma il Def risale al 10 aprile e non tiene conto del peggiorato quadro economico. La Commissione europea vede il deficit al 2,5%, Ocse e Fmi al 2,3%.

Moavero ha spiegato che il margine per il 2013 è stato già colmato portando l'obiettivo al 2,9% dal 2,4% tendenziale e consentendo così alle amministrazioni pubbliche di pagare i primi 20 miliardi di debiti con le imprese fornitrici.

"Questa operazione nel 2013 ha avuto un impatto sul deficit oltre che sul debito. Nel 2014 non dovremmo avere questo tipo di necessità e protremo procedere a investimenti produttivi suscettibili di avere un ritorno in termini di posti di lavoro e di crescita", ha spiegato Moavero.

SACCOMANNI VUOLE DEDURRE DAI SALDI GLI INVESTIMENTI

Il ministro ha ricordato che a livello europeo è in atto una discussione che terminerà a giugno su cosa si intenda per investimento produttivo: "Noi dovremmo ottenere che la parte di cofinanziamento volta a creare crescita e occupazione sia almeno in parte investimento produttivo. Questo mobiliterebbe una cifra importante per politiche anticicliche".

La possibilità di aumentare l'indebitamento deriva dalle conclusioni del Consiglio europeo di marzo, che ha concesso ai Paesi nel braccio preventivo del Patto di stabilità di deviare temporaneamente -- e a determinate condizioni -- dagli obiettivi di medio termine concordati con la Commissione.

Al vertice di giugno, però, l'Italia è orientata a porre sul tavolo dei negoziati un utilizzo ancora più audace dei margini sul bilancio, chiedendo di dedurre dal deficit i 12 miliardi di cofinanziamenti nazionali dei fondi strutturali europei che sono ancora da spendere da qui al 2015.

Il primo a parlarne è stato il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, il 2 maggio scorso, alla sua prima uscita pubblica dopo l'insediamento del governo.

Martedì 28 una fonte governativa ha confermato che l'Italia spinge per dedurre dal deficit la quota nazionale di investimenti cofinanziati dall'Europa che ammontano a 31 miliardi in totale.

L'Italia non è isolata nella partita su quello che potrebbe diventare un embrione di golden rule. Il commissario europeo per gli Affari regionali, l'austriaco Johannes Hahn, si è detto pubblicamente favorevole a "dedurre i cofinanziamenti nazionali dai criteri di Maastricht".

L'ostacolo da superare è la Germania, che è restia a rendere troppo flessibili i vincoli di bilancio.

L'uscita dalla procedura di infrazione dà all'Italia maggiore potere negoziale ma le elezioni tedesche di settembre rendono difficile un accordo prima di dicembre, ha detto Letta ai presidenti di Regione lunedì scorso.

(Giselda Vagnoni, Giuseppe Fonte)

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