Italia, Ue raccomanda taglio imposte lavoro a spese di Iva e Imu

mercoledì 29 maggio 2013 14:53
 

BRUXELLES, 29 maggio (Reuters) - Sei le raccomandazioni che accompagnano la prevista e ampiamente anticipata proposta della Commissione europea di archiviare la procedura per deficit eccessivo aperta nei confronti dell'Italia ormai quattro anni fa.

Una chiusura della procedura che dovrebbe consentire al ministero dell'Economia di innalzare a 2,9% del Pil rispetto all'1,8% indicato dal Def l'obiettivo di indebitamento del 2014, mantenendo il bilancio in pareggio al netto del ciclo economico e delle una tantum.

Tornando alle raccomandazioni, quella in tema fiscale entra pienamente nell'attuale dibattito politico nazionale: l'Italia, a parità di gettito, deve alleggerire il carico fiscale da lavoro e capitale compensandolo con la maggiore tassazione dei consumi (Iva) e degli immobili (Imu). In tema di Iva la Ue chiede di rivedere il regime delle esenzioni e delle aliquote ridotte, mentre per gli immobili la Commissione raccomanda di riformare il catasto per allinearlo ai valori di mercato. Una linea che pare vicina a quella del ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, favorevole a occuparsi prima del rilancio degli investimenti che di bloccare il previsto aumento dell'Iva, ma non a quella dell'intero governo.

A fianco della reiterata richiesta del consolidamento del bilancio, la Ue chiede un sistema bancario più produttivo, una pubblica amministrazione più efficiente, una giustizia civile più veloce, un mercato del lavoro più flessibile, la maggiore apertura alla concorrenza sul mercato dei servizi.

La raccomandazione numero uno sui conti pubblici punta il riflettore su uno dei punti in assoluto più deboli del sistema Italia, un debito pubblico stimato quest'anno dalla Ue oltre il 131% del Pil, a fronte dell'obiettivo di 60% del 'fiscal compact', e oltre il 132% nel 2014 (più del 134% secondo l'Ocse ).

I Paesi europei - dicono le nuove norme - si impegnano a mantenere l'indebitamento strutturale entro lo 0,5% del Pil, con deroghe soltanto in caso di gravi recessioni e calamità naturali. Il Trattato introduce inoltre l'obbligo di ridurre ogni anno il rapporto debito/Pil in misura pari ad almeno un ventesimo della distanza tra il livello effettivo e la soglia di 60%.

Diffuso soltanto la settimana scorsa, il rapporto annuale Istat 2012 simula l'effetto delle nuove regole Ue su un Paese con un debito intorno a 130% del Pil, un potenziale di crescita di circa 1% e un costo medio del debito in area 4%, concludendo che in simili condizioni per un rientro del debito a 60% del Pil sono necessari 80 anni.

Quanto all'efficienza e alla produttività del sistema bancario, se una sostanziale promozione è giunta a fine marzo dopo la misisone Fmi l'Economic Outlook Ocse pubblicato stamane lamenta l'elevato livello delle sofferenze che impediscono agli istituti di credito il sostegno al rilancio di investimenti e consumi.

Una delle maggiori fragilità dell'Italia è sicuramente il mercato del lavoro, come puntualizzano addirittura tre delle sei raccomandazioni Ue: carenza di flessibilità, eccesso di carico fiscale su lavoratori e imprese e settore dei servizi ingessato, chiuso alla competitività.   Continua...