28 maggio 2013 / 15:04 / tra 4 anni

Italia spinge per dedurre da deficit 12 mld cofinanziamenti Ue-fonte

* E’ la quota nazionale dei 31 miliardi da spendere entro il 2015

* Fine procedura deficit dà a Letta più potere negoziale

* Questione su tavolo Ue dopo voto tedesco

* Commissario europeo Hahn appoggia posizione Italia

di Roberto Landucci

ROMA, 28 maggio (Reuters) - Il governo punta ad ottenere che la quota nazionale dei 31 miliardi di investimenti pubblici cofinanziati dai fondi Ue e da spendere entro il 2015, circa 12 miliardi, sia dedotta dal calcolo dell‘indebitamento valido per il Patto di stabilità europeo.

Lo ha detto oggi una fonte governativa, alla vigilia dell‘uscita dell‘Italia dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, che potrebbe dare all‘esecutivo di Enrico Letta una leva più forte per raggiungere questo obiettivo a Bruxelles.

“E’ stata avviata nel Consiglio europeo del giugno scorso una discussione sulla nettizzazione del Patto di stabilità per i paesi membri, in modo da dedurre dal deficit la quota nazionale degli investimenti cofinanziati da fondi strutturali europei”, ha detto la fonte.

“Ovviamente, se l‘Italia uscirà dalla procedura per deficit eccessivo, avrà una maggiore forza politica per battersi a favore di questa misura e beneficiarne per la sua quota, circa 12 miliardi. Ma non se parla per quest‘anno. Ci sono le elezioni tedesche (di settembre), e la questione potrebbe essere sul tavolo del Consiglio europeo solo a dicembre”, ha aggiunto.

La questione dei 12 miliardi da destinare al cofinanziamento degli investimenti Ue - che non sono mai pagati al 100% con i fondi strutturali europei - è stata introdotta all‘inizio di maggio dal ministro dell‘Economia Fabrizio Saccomanni, secondo cui l‘Italia potrebbe godere di maggiori margini di flessibilità nel reperimento di queste risorse una volta entrata nel braccio preventivo del Patto di stabilità.

Sui fondi comunitari, eventualmente da riprogrammare verso progetti più mirati alla crescita dell‘occupazione giovanile, punta molto il governo di Letta, il quale ha tuttavia avvertito che da parte italiana maggiori risorse per investimenti produttivi potranno essere disponibili solo dal 2014.

D‘altra parte, nell‘Unione europea la discussione se consentire agli Stati membri di beneficiare di una specie di “golden rule” sulla quota nazionale dei cofinanziamenti europei è ancora aperta, come ha detto oggi il commissario per gli Affari regionali Johannes Hahn.

DISCUSSIONE ANCORA APERTA ALL‘INTERNO DELLA COMMISSIONE

“E’ in corso una discussione all‘interno della Commissione europea, perché ci è stato chiesto dal Consiglio di esaminare questa proposta”, ha detto Hahn in una conferenza stampa assieme al ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia.

“Non ho mai fatto mistero di essere a favore, perché penso che sia necessario incentivare i paesi che hanno performance migliori e sono usciti dalla procedura per deficit eccessivo. Ma la Commissione non ha ancora preso una decisione e, come sapete, ci sono opinioni diverse tra gli Stati membri”, ha aggiunto.

Trigilia e Hahn si sono detti comunque d‘accordo che “occorre una accelerazione per utilizzare i circa 31 miliardi che sono ancora disponibili nei prossimi due anni e mezzo”, al termine dei quali i progetti decadranno.

Per questo Trigilia ha detto che “entro luglio sarà completato un censimento dei programmi per identificare quelli più a rischio di definanziamento e avviare una riconversione delle risorse su un minor numero di progetti mirati a favorire l‘imprenditorialità giovanile e l‘accesso al credito per le piccole e medie imprese”.

Circa la ripartizione del costo del finanziamento tra Italia e Ue, Trigilia ha spiegato che “l‘Italia aveva inizialmente scelto il massimo del cofinanziamento, che era il 50%, dopodiché con le operazioni fatte nello scorso anno e mezzo, per alcuni programmi è stato ridotta la quota nazionale fino ad arrivare al 25%”.

Per aumentare l‘effetto di stimolo all‘economia dei fondi strutturali europei, Trigilia ha detto che nei prossimi mesi il governo intende mettere in piedi “un‘agenzia che assuma un ruolo più diretto nella progettazione e realizzazione degli interventi”, finora svolti per lo più a livello regionale o di amministrazioni locali.

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