Pd, domani direzione per decidere su trattative governo, congresso

lunedì 22 aprile 2013 11:31
 

ROMA, 22 aprile (Reuters) - Il Pd, privo del vertice dopo le dimissioni del leader Pier Luigi Bersani e di tutta la segreteria, scosso dalle drammatiche divisioni sull'elezione del capo dello Stato, riunisce domani la direzione per decidere chi dovrà guidare il partito durante le trattative per il nuovo governo e come arrivare al congresso che eleggerà il nuovo segretario.

Per il momento non si conosce ancora l'orario in cui si riunirà l'organismo, di cui sulla carta fanno parte oltre 200 persone, tra cui Romano Prodi e Franco Marini, entrambi in corsa al Quirinale dal Pd e "bruciati" la settimana scorsa dalle divisioni interne, e anche Massimo D'Alema, considerato come un possibile candidato presidente della Repubblica.

Dopo le dimissioni di Bersani, del suo vice Enrico Letta - ora indicato sui media come un possibile candidato premier insieme a Giuliano Amato - e di tutta la segreteria, annunciate sabato scorso, subito dopo la rielezione del presidente uscente Giorgio Napolitano, la direzione dovrà indicare chi dovrà essere, insieme ai capigruppo alla Camera e al Senato, a rappresentare il Pd nelle prossime consultazioni per la formazione del governo.

Oggi pomeriggio Napolitano giurerà alla Camera e pronuncerà il discorso di insediamento. Già domani pomeriggio, il capo dello Stato potrebbe cominciare il nuovo giro di colloqui, dopo le elezioni di fine febbraio e i primi due round di consultazioni che però non hanno prodotto alcun risultato, se non quello di rimandare a dopo il voto per il Colle la formazione dell'esecutivo.

RENZI: GOVERNO BREVE, ANCHE COL PDL

In un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano "La Repubblica" Matteo Renzi, sindaco di Firenze e antagonista di Bersani alle primarie del centrosinistra, ha detto di essere favorevole alla formazione di un governo, anche col Pdl se necessario e guidato da un esponente di centrosinistra, che duri "non più di un anno", per poi andare al voto con una nuova legge elettorale.

Fino a pochi giorni fa Bersani aveva insistito sull'impossibilità di stringere un accordo con il partito di Silvio Berlusconi, puntando a un governo di "minoranza", ma la successiva candidatura al Quirinale di Franco Marini, esponente democratico ma gradito anche al centrodestra, aveva fatto pensare all'apertura del Pd a un governo di "larghe intese" (anche con i montiani di Scelta civica e la Lega Nord).

Le posizioni nel partito sul governo sono in sostanza tre o addirittura quattro: accordo per un governo di scopo col Pdl, esecutivo tecnico presieduto da una figura istituzionale, governo di minoranza grazie all'astensione al Senato - dove il centrosinistra non ha la maggioranza assoluta - di un pezzo di centrodestra, accordo o "desistenza" col Movimento Cinque Stelle.   Continua...