11 aprile 2013 / 13:13 / 4 anni fa

Cgil stima che 20% sistema produttivo Italia sia a rischio

ROMA, 11 aprile (Reuters) - In Italia è a rischio il 20% del sistema produttivo e urge un governo che approvi politiche di sostegno ai redditi per evitare che la slavina della crisi si trasformi in valanga e si porti dietro esplosioni sociali non facilmente gestibili.

Lo ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso incontrando la stampa estera mentre i partiti politici cercano ancora una strada per formare un nuovo governo a 45 giorni dalle elezioni del 24 e 25 febbraio.

“La nostra preoccupazione è che se si dovesse tirare una linea oggi, senza fare nulla, nel nostro Paese è in discussione più o meno il 20% della base produttiva. Sarebbe un ridimensionamento dell‘economia del Paese con possibilità di recupero molto diluite nel tempo”, ha detto Camusso, alla guida del più grande sindacato italiano dal novembre del 2010.

“La crisi non ha avuto come effetto quello di stabilizzarsi ma di continuare a peggiorare e i primi tre mesi dell‘anno hanno moltiplicato i già pessimi dati del 2012 su occupazione, redditi, consumi e chiusura delle imprese”.

Secondo le ultime stime del governo il Pil si dovrebbe contrarre quest‘anno dell‘1,3% dopo il meno 2,4% del 2012, ma per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi un punto è già stato perso a causa dello stallo politico.

Uno dei “puntelli per evitare che l‘effetto valanga non prosegua”, dice la Camusso, è la protezione del reddito dei lavoratori in difficoltà attraverso un ulteriore finanziamento non inferiore al miliardo della Cassa integrazione in deroga per quest‘anno.

Una questione delicata per un Paese che ha già il deficit al 2,9% del Pil e non può rischiare di sforare i limiti Ue.

“L‘urgenza è dettata non solo dalla necessità di mantenere prospettive per quelle aziende ma anche perchè il Paese non si può permettere altre 700-800.000 persone senza reddito”, ha detto il leader della Cgil.

“Riteniamo che serva almeno un miliardo in più rispetto a quanto stanziato. La nostra previsione è che quest‘anno si arrivi a richieste per 2,7 miliardi contro i 2 del 2012”.

Altro passo importante da compiere, la riduzione delle tasse che gravano sui redditi da lavoro, dei pensionati e delle imprese.

“Si chiamano Tares, Imu, Iva e si sommano a tutte le addizionali Irpef. E’ un carico che si concentra a fine anno e che noi valutiamo impossibile che potrebbe avere un effetto di drammatizzazione con esiti non facilmente governabili”.

Camusso boccia le politiche di austerity dei governi di Silvio Berlusconi e di Mario Monti degli ultimi anni “perché non hanno rimesso in sesto il Paese e non hanno neanche posto i presupposti per una stagione migliore”.

Guardando avanti all‘Italia non serve un governo con un programma “in continuità con Berlusconi e Monti, ma con un programma di cambiamento”.

(Giselda Vagnoni)

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