11 aprile 2013 / 10:30 / 4 anni fa

Tesoro mette in dubbio pareggio bilancio dal 2015 anche con Imu

* Tesoro ipotizza manovra 0,6 punti di Pil anche con Imu

* Monti confida in impatto riforme su Pil

* Stime debito scontano dismissioni annue pari a 1% Pil

di Giuseppe Fonte

ROMA, 11 aprile (Reuters) - Anche confermando il regime Imu dopo il 2014, l'Italia dovrà probabilmente fare una nuova manovra correttiva per rispettare il pareggio di bilancio strutturale tra 2015 e 2017.

È quanto emerge dal testo ufficiale del Documento di economia e finanza (Def), pubblicato ieri sera dal ministero dell'Economia.

Il nuovo quadro programmatico conferma fino al 2014 il pareggio di bilancio al netto del ciclo economico e delle una tantum. Ma dal 2015 non sarà più in vigore l'Imu sulla prima casa e l'aumento dei moltiplicatori con cui si calcola la rendita catastale.

Al successore di Mario Monti spetterà scegliere se prorogare l'Imu o fare "interventi compensativi" nell'ordine di 1,4 punti di Pil tra 2015 e 2017, ha detto ieri Palazzo Chigi.

Il Def, tuttavia, spiega che anche scontando la conferma dell'Imu la dinamica dell'indebitamento "si avvicina al livello necessario al conseguimento dell'equilibrio strutturale di bilancio".

La conclusione è che il rispetto di un saldo strutturale pari a zero "potrebbe richiedere misure per colmare il gap residuo", si legge nel documento.

STIME PIL OTTIMISTICHE ?

Probabilmente, il condizionale riflette il fatto che le regole europee considerano il bilancio in pareggio quando il saldo, al netto del ciclo e delle una tantum, registra un deficit entro 0,5 punti di Pil. Quindi, se il quadro programmatico fosse confermato, l'Italia avrebbe ancora dei margini da sfruttare in termini di peggioramento del disavanzo.

La vera insidia è l'andamento dell'economia. Gli obiettivi di deficit si basano su una contrazione del Pil di 1,3 punti percentuali nel 2013 e su una crescita di pari ammontare nel 2014. Negli anni successivi il Pil dovrebbe mostrare tassi di crescita compresi tra l'1,3 e l'1,5%.

Sia Bankitalia sia l'Istat hanno avvertito il governo che l'economia italiana quest'anno potrebbe andare peggio di quanto prevede il Def. E le più recenti analisi di alcuni previsori privati - Fitch, Barclays, IHS Global Insight - considerano più probabile una contrazione di 1,7-1,9 punti percentuali nel 2013.

Il governo dice di aver formulato stime prudenti e ritiene che "le riforme attuate garantiranno un aumento cumulato del Pil del 3,9% da qui al 2020 e fino al 6,9% nel lungo periodo".

DINAMICA DEBITO SCONTA DISMISSIONI FINO AL 2017

Monti è arrivato a Palazzo Chigi a fine 2011, quando il debito era pari al 120,8% del Pil. Secondo il Tesoro, il rapporto dovrebbe raggiungere quest'anno il 130,4%, quasi dieci punti in più in due anni.

In proporzione al reddito nazionale, il debito dovrebbe cominciare a scendere dal 2014 e raggiungere il 117,3% nel 2017. Il Def cita, tra i fattori che sostengono il quadro di previsione, "una dinamica del fabbisogno particolarmente virtuosa dal 2016 in poi e il mantenimento di entrate da dismissioni immobiliari pari circa a un punto percentuale di Pil all'anno" tra 2013 e 2017.

Nel 2012 il ministero dell'Economia ha venduto alla Cassa depositi e prestiti, che è fuori dal perimetro della pubblica amministrazione, le controllate Sace, Fintecna e Simest.

L'operazione, un deconsolidamento più che una vera e propria privatizzazione, ha ridotto il debito del 2012 di circa 7,8 miliardi e si completerà quest'anno con ulteriori introiti pari a 900 milioni.

L'aumento del debito è dovuto non solo alla spirale recessiva ma anche ai prestiti diretti alla Grecia e alla quota italiana di finanziamento dell'Efsf e dell'Esm, i due fondi salva Stati europei.

Gli obblighi comunitari dovrebbero aumentare il debito del 2013 di altri 10,8 miliardi dopo i quasi 40 del triennio 2010-2012.

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