PUNTO 1 - Italia, senza swap deficit/Pil 2012 a 2,9% - Istat

venerdì 5 aprile 2013 12:49
 

* Derivati aumentano indebitamento di quasi 2 mld
    * Pressione fiscale a record 52% del Pil tra ottobre e
dicembre
    * Il 22 aprile l'Ue si pronuncia su deficit 2012

 (Aggiunge contesto, aumento pressione fiscale)
    ROMA, 5 aprile (Reuters) - Senza le operazioni in derivati,
l'indebitamento netto del 2012 sarebbe sceso al 2,9% anziché al
3% del Pil.
    Lo rende noto l'Istat fornendo il conto trimestrale delle
amministrazioni pubbliche secondo lo schema europeo Sec95, che
considera i derivati "partite finanziarie con impatto nullo
sull'indebitamento".
    Il rapporto deficit/pil calcolato ai fini dei parametri di
Maastricht tiene conto dei derivati. Quindi, nell'anno appena
trascorso, gli swap in portafoglio a tutte le amministrazioni
pubbliche -- Stato centrale, Regioni ed enti locali -- hanno
aumentato gli interessi passivi di 0,1 punti percentuali, 1,966
miliardi di euro in valore assoluto.
    La maggior parte dei derivati fa capo al ministero
dell'Economia, che ha stipulato contratti su circa 160 miliardi
di debito pubblico (capitale nozionale) a fronte dei quasi 30 in
portafoglio alle autonomie locali. 
    I derivati non hanno prodotto effetti sul bilancio pubblico
fino al 1997, secondo le più aggiornate serie storiche di Istat.
Il ricorso a questi strumenti ha ridotto gli interessi passivi
dal 1998 al 2005 complessivamente per 7,6 miliardi. La
situazione si è ribaltata nel 2006 e negli ultimi sette anni i
derivati hanno aumentato la spesa per interessi di 8,36
miliardi. Il saldo complessivo del periodo 1998-2012 segna
pertanto un "rosso" di 759 milioni.
    Informazioni più approfondite non sono disponibili. La
posizione del Tesoro è che troppa trasparenza possa indurre gli
operatori finanziari ad assumere posizioni speculative sui
titoli di Stato italiani. 
    
    PRESSIONE FISCALE SUPERA IL 50% DEL PIL A FINE 2012
    Istat ricorda che spetterà a Eurostat validare i saldi di
bilancio il 22 aprile prossimo.
    L'appuntamento è fondamentale: se il rapporto deficit/Pil
coerente con il Trattato di Maastricht (3%) fosse rivisto al
rialzo anche di un solo decimale, l'Italia non incasserebbe
l'uscita dalla procedura per indebitamento eccessivo aperta
dalla Commissione europea. 
    Senza la chiusura della procedura, il governo di Mario Monti
non potrà liquidare alle imprese fornitrici della pubblica
amministrazione 40 miliardi di debiti commerciali tra 2013 e
2014, in base alle conclusioni del Consiglio europeo di metà
marzo.
    Il governo per ora tira dritto e, secondo due fonti
governative, il decreto sui pagamenti alle imprese dovrebbe
essere approvato domani.
    Tornando ai dati trimestrali, Istat spiega che tra ottobre e
dicembre l'indebitamento netto secondo lo schema Sec95 è sceso
all'1,4% del Pil, inferiore di 1,2 punti percentuali rispetto al
deficit del quarto trimestre del 2011.
    Il grosso del miglioramento deriva dall'aumento delle tasse:
la pressione fiscale ha raggiunto infatti il 52% del Pil, con un
aumento di 1,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre
dell'anno precedente.
    Appena insediato, il governo Monti ha varato una manovra
correttiva da 21,4 miliardi, composta per due terzi da maggiori
entrate. In autunno si sono concentrate importanti scadenze
fiscali come il saldo dell'Imu, la nuova imposta sugli immobili
che ha fruttato allo Stato 23,7 miliardi (4 dalla prima casa)
nel suo primo anno di applicazione.
    (Giuseppe Fonte)
    
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