Italia,30-40% salita spread ricade su prestiti in 3 mesi-paper Fmi

mercoledì 3 aprile 2013 18:03
 

MILANO, 3 aprile (Reuters) - Il 30-40% del rialzo del premio al rischio dei governativi italiani rispetto a quelli tedeschi si riflette nell'arco di tre mesi sui tassi dei prestiti offerti alle imprese, mentre un allargamento di 100 punti base dello spread Btp/Bund si traduce mediamente in aumento di 15-20 punti base del premio di rendimento che le banche italiane devono pagare rispetto alle controparti europee per finanziarsi.

Sono le stime contenute in un 'working paper' del Fondo monetario internazionale, a cura dell'economista Edda Zoli, dedicato ai fattori determinanti delle oscillazioni degli spread sovrani italiani e al conseguente effetto sui costi di finanziamento delle banche e del credito alle imprese.

Il documento, un studio che non esprime necessariamente l'opinione Fmi, individua negli shock dell'appetito al rischio degli investitori, nelle notizie legate alla crisi del debito europeo e in quelle specifiche della situazione italiana i fattori determinanti dell'andamento dello spread, la cui volatilità si è accentuata a partire dall'estate del 2011.

Secondo l'analisi econometrica di Zoli, l'alto livello del debito pubblico e l'ampia quota di titoli di Stato italiani nelle mani degli investitori esteri hanno amplificato l'impatto dello shock dell'appetito al rischio sugli spread sovrani nazionali.

Le tensioni sul debito sovrano italiano, di cui le oscillazioni dello spread costituiscono una cartina al tornasole, si ripercuotono considerevolmente sulle banche, che detengono un'ampia porzione di titoli pubblici, e sui loro costi di finanziamento, spiega lo studio.

A dimostrarlo è l'allargamento - a partire dall'estate 2011 - del divario tra i contratti derivati 'credit default swap' delle cinque principali banche italiane rispetto a quello di un gruppo selezionato di controparti europee.

La ripercussione delle tensioni sui titoli di Stato è inoltre tanto più ampia quanto minore il livello di capitalizzazione dell'istituto di credito e maggiore e la quota di sofferenze in portafoglio.

Le fibrillazioni sul mercato dei Btp hanno anche determinato un peggioramento delle condizioni del credito, contrattosi pesantemente a partire dalla fatidica estate di due anni fa.

Se nell'ultima parte del 2011 il 'credit crunch' era legato principalmente alla sostanziale impossibilità delle banche italiane di finanziarsi sul mercato per effetto delle tensioni sui titoli di Stato, nel 2012 il rallentamento del credito è però secondo l'economista da imputare in larga parte alla debolezza della domanda.   Continua...