25 marzo 2013 / 08:03 / 5 anni fa

PUNTO 3-Cipro, 10 mld da Ue/Fmi, pesanti ricadute su banche

* Prevista liquidazione banca Laiki, trasferimento depositi non assicurati

* Angela Merkel soddisfatta, per Medvedev ‘furto perpetrato’

* Gran parte banche riaprirà domani - fonte (aggiunge dettaglio riapertura banche domani al quinto paragrafo)

BRUXELLES/NICOSIA, 25 marzo (Reuters) - Raggiunto nella notte, un accordo dell‘ultima ora tra Cipro e i creditori internazionali ha messo a disposizione di Nicosia 10 miliardi di euro permettendole di evitare il collasso economico.

Tra le condizioni imposte dal piano, la chiusura della seconda banca cipriota e l‘imposizione di perdite consistenti ai detentori dei depositi oltre 100.000 euro.

Il compromesso è giunto alla vigilia dell‘ultimatum Bce, la chiusura dei cui rubinetti avrebbe portato le banche cipriote al fallimento, dopo lunghe ore di negoziati tra il presidente Nicos Anastasiades e i responsabili della troika - Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale.

In mancanza di accordo, Nicosia sarebbe stata probabilmente costretta ad abbandonare la valuta unica.

Intanto, domani la maggior parte delle banche di Cipro riaprirà i battenti, mentre la Popular Bank of Cyprus e Bank of Cipro e Bank of Cyprus riapriranno giovedì 28, secondo una fonte della Banca Centrale cipriota.

Approvato dall‘ennesima riunione d‘emergenza dell‘Eurogruppo, il piano risparmia il paese dalla catastrofe finanziaria con la liquidazione di Popular Bank of Cyprus - conosciuta anche come Laiki, di cui lo Stato è il principale azionista - e il trasferimento dei depositi fino a massismi 100.000 euro a Bank of Cyprus, trasformata in una sorta di ‘good bank’.

I depositi oltre la soglia di 100.000 euro presso entrambe le banche non coperti dalla garanzia della normativa Ue verranno invece congelati e utilizzati per rimborsare i debiti di Laiki e ricapitalizzare Bank of Cyprus, prima banca del paese, tramite una conversione in azioni.

Il prelievo sui depositi non assicurati di Laiki, ha spiegato il presidente dell‘Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, dovrebbe generare 4,2 miliardi.

La chiusura di Laiki comporterà migliaia di esuberi.

Per quanto riguarda il portafoglio degli obbligazionisti, riferiscono funzionari Ue, è possibile venga interamente cancellati quello di Laiki e subiscano una forte perdita quello di Bank of Cyprus.

Un portavoce Ue precisa che non verranno in alcun modo tassati né intaccati i depositi delle banche cipriote ‘across the border’. Il prelievo forzoso sui primi due istituti dovrebbe tuttavia garantire alle casse dello Stato un‘entrata superiore alle prime previsioni, secondo quanto previsto dal primo programma bocciato dal parlamento cipriota, che avrebbe coinvolto anche i piccoli risparmiatori.

SODDISFAZIONE BERLINO, DISAPPUNTO MOSCA

Al di là delle più dirette implicazioni sui mercati finanziari - che di fatto stanno ancora digerendo la formula ‘ad hoc’ messa a punto per il caso cipriota, la vicenda presenta naturalmente corollari anche sul fronte politico.

Da Berlino esprime soddisfazione Angela Merkel, sottolineando che l‘accordo permette al paese di evitare il default, mentre il titolare alle Finanze Wolfgang Schaeuble il compromesso è “molto migliore” della soluzione proposta il 19 marzo scorso salvo poi essere respinta dal Parlamento.

A Nicosia, il numero due del partito al governo Unione democratica, Lefteris Christoforou, parla di un compromesso negativo ma aggiunge che “sarebbe stato peggio lo scenario estremo cui il paese si trova a far fronte”.

Da Bruxelles, un‘autorevole fonte Ue riferisce che il presidente cipriota avrebbe minacciato ieri le dimissioni in caso di richieste eccessive da parte di Ue e Fmi.

Secondo i diplomatici, Nicos Anastasiades avrebbe posto tra le proprie condizioni il mantenimento del modello economico di centro finanziario ‘offshore’ grazie a cui Nicosia ha attratto negli ultimi anni decine di miliardi di capitali stranieri di provenienza anche britannica ma soprattutto russa.

Rapida e decisamente negativa la reazione di Mosca.

Per il primo ministro Dmitri Medvedev sarebbe in atto a Cipro un “furto perpetuato”. Il presidente Vladimir Putin incarica intanto il governo di rinegoziare la ristrutturazione di un prestito da 2,5 miliardi concesso a Nicosia nel 2011, di cui Cipro chiede una dlazione dei tempi di rientro e un taglio del tasso a 2,5% da 4,5%.

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