February 4, 2013 / 2:34 PM / 4 years ago

Derivati Milano, banche hanno "approfittato" di Comune - motivazioni

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MILANO, 4 febbraio (Reuters) - Le banche che hanno operato in derivati con il Comune di Milano non hanno rispettato le norme e i principi di corretta condotta finanziaria previsti a protezione del cliente, commettendo a suo danno il reato di truffa.

È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna con cui lo scorso 19 dicembre si è chiuso il processo di primo grado sui contratti derivati stipulati da Palazzo Marino. Sentenza che ha visto la condanna di Deutsche Bank , Depfa, Jp Morgan e Ubs a una multa di un milione di euro ciascuna, alla confisca complessiva di oltre 89 milioni e a pene comprese fra i sei e gli otto mesi di carcere per nove funzionari bancari.

"Gli istituti bancari (...) non hanno rispettato le norme ed i principi Fsa previsti a protezione dei clienti che non siano classificabili come (...) controparti di mercato con uguale esperienza commerciale e finanziaria" scrive nelle motivazioni il giudice di Milano Oscar Magi.

Nella premessa si puntualizza comunque che "questo processo non è stato e non vuole essere un processo al sistema bancario nel suo complesso o agli strumenti derivati, ma solo al cattivo uso degli stessi in una circostanza storicamente determinata".

Il giudice Magi spiega che il Comune "non aveva, con tutta evidenza, una caratura finanziaria e commerciale" tale da poter essere definito 'operatore qualificato', aggiungendo che "le banche, quindi, avrebbero dovuto rendersi conto di tale situazione e non approfittarsene".

"Indubitabile" secondo il giudice che ha emesso la sentenza, l'esistenza di un "evidente conflitto di interessi" per le banche, che hanno giocato contemporaneamente il ruolo di consulente e controparte dell'amministrazione cittadina, evitando di dare adeguata informazione al cliente.

"Contrapposizione Di Interessi Reali"

Sulla base della normativa italiana (Tuf) il giudice ravvisa inoltre l'esistenza di un "obbligo di comunicazione del prezzo degli strumenti finanziari derivati da parte dell'intermediario nei confronti dell'investitore, obbligo che appare vieppiù rinforzato dalla esistenza e dalla sovrapposizione nella figura dell'intermediario della qualità di advisor e di controparte, così come nel caso in esame".

La posizione delle banche, sottolinea il testo, non è peraltro di mero conflitto di interesse, da risolvere con una semplice comunicazione alla controparte, ma implica "una contrapposizione di interessi reali".

"Come consulenti del Comune le banche avevano garantito non soltanto il corretto collocamento del bond, ma anche e soprattutto la convenienza economico finanziaria dell'operazione: è evidente che se tale convenienza veniva messa in dubbio dai costi dell'operazione di swap, era loro obbligo informare il Comune di tale evenienza e, se del caso, impedirne la conclusione" insiste il giudice.

D'altra parte Magi sottolinea che "affidare la creazione e la gestione del contratto di swap alle stesse banche che gestivano come arrangers il collocamento del bond è stata una ingenuità formidabile che (...) dimostra in modo assai chiaro quale fosse la capacità contrattuale del Comune e la chiarezza informativa dispiegata nella vicenda".

Una simile circostanza, se da una parte costituisce una colpa da parte del Comune dall'altra è individuabile come prova di "incapacità contrattuale evidente", tale da richiedere "tutela" e "chiarezza informativa", non "compiaciuto approfittamento".

Reato Di Truffa

Oltre che sul tema del mancato assolvimento degli obblighi informativi da parte delle banche, le motivazioni si soffermano anche sul reato di truffa nella vicenda in esame.

Il contratto in derivati "non sarebbe mai stato sottoscritto dal Comune di Milano se nei suoi confronti non fossero state adottate condotte (...) maliziosamente poste in essere al fine di carpire mediante frode il consenso alla stipulazione" chiarisce il giudice che identifica nel comportamento delle banche la "condotta penalmente rilevante della truffa cosiddetta contrattuale".

Le motivazioni tornano sul concetto di profitto occulto "cagionato dallo squilibrio, dolosamente perseguito dalle banche, tra le prestazioni reciproche delle controparti: si tratta dello squilibrio iniziale che avrebbe dovuto essere ricondotto ad equità (...)". Tale importo, di oltre 72,5 milioni di euro "costituisce il profitto illecito del delitto di truffa con relativo decremento patrimoniale subito dal Comune di Milano".

"In conclusione - si legge - deve ritenersi che risulti integrato il reato di truffa contestato da parte di quei funzionari delle banche arranger che consapevolmente approfittando delle condizioni di urgenza in cui il Comune di Milano si trovava ad operare, con artifici e raggiri consistiti nel far credere allo stesso Comune che esistesse la convenienza economica nelle operazioni che si andava ad intraprendere e che sono state poi concluse (non considerando nel suddetto calcolo i costi impliciti e parte dei costi espliciti del complesso delle operazioni), inducevano in errore il contraente medesimo sulla fattibilità della operazione stessa".

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