January 29, 2013 / 3:08 PM / 4 years ago

Mps, in area finanza maglie troppo larghe per una governance anomala

6 IN. DI LETTURA

* Ignorati i segnali d'allarme giunti dall'interno

* "Nè Mussari nè Vigni capivano reale natura di operazioni

di Stefano Bernabei e Silvia Aloisi

SIENA, 29 gennaio (Reuters) - L'area finanza responsabile delle operazioni strutturate e delle rischiose scommesse di copertura che stanno ancora pesando sui bilanci del Monte dei Paschi godeva di larga autonomia e di un regime di scarsa trasparenza, nonostante diverse strutture della banca ne avessero segnalato anomalie e rischi.

A un mese dal suo arrivo a gennaio 2012, il ceo Fabrizio Viola ha mandato via il direttore dell'area finanza Gianluca Baldassarri. E' uno dei suoi primi atti di amministratore delegato. Viola ha detto ieri a Milano che la decisione era stata pressa non perché pensava che avesse fatto qualcosa di illegale ma per «ragioni di gestione» del portafoglio finanziario della banca, che ha 24,7 miliardi di Btp (dati fine settembre), «quasi interamente coperti da interest rate swap che avevano cambiato il tasso da fisso a variabile, basandosi sulla scommessa sbagliata che l'euribor sarebbe salito e invece è crollato quasi a zero».

Questo accade prima ancora che Viola scopra le operazioni strutturate oggetto di ristrutturazione oggi. Per questa errata scommessa Mps ha guadagnato solo 65 milioni sui 25 miliardi di Btp, nei dati a fine settembre, anziché il tasso fisso ben più elevato offerto dai governativi italiani, stimabile in circa 1 miliardo all'anno (il tasso medio di Btp in pancia a Mps è del 4%). Viola ha detto che quel portafoglio di titoli «è il più alto rispetto al patrimonio di ogni altra banca in Italia».

«Non risulta che alcuna delle operazioni (strutturate) in oggetto sia stata sottoposta all'approvazione del cda in quanto ciascuna rientrava nei poteri delle strutture preposte alla gestione operativa», dice in una nota Mps il 23 gennaio per spiegare perché il cda non ne sapeva nulla. Ricorda un ex dirigente MPS che quella struttura di delega era stata del resto approvata dal cda.

Sia un ex dirigente e fonti interne alla banca dicono che Baldassarri e il suo team «erano i deus ex machina nella banca» sia perché godevano di un elevatissimo livello di autonomia operativa e sia per il fatto che ne' il DG Antonio Vigni ne' il presidente Giuseppe Mussari avevano competenze finanziarie adeguate a capire che tipo di operazioni facessero.

Ricorda un ex dirigente Mps che quella struttura di delega era stata del resto approvata dal cda. Per quanto riguarda infatti le operazioni sul portafoglio proprio della banca, «il cda aveva delegato il direttore generale (Antonio Vigni) che a sua volta delegava il capo della finanza (Gianluca Baldassarri) entro certi limiti. E i limiti erano rappresentati in termini tecnici, più che dai volumi, dal rischio. C'era la misurazione del rischio, non si poteva superare un certo indicatore di rischio».

Ma perché la banca accettava di prendersi quei rischi? «Chiaramente erano scelte strategiche anche del consiglio che approvava una certa situazione. Come in tutte le banche c'è però una struttura di attribuzione e poi di monitoraggio del rischio».

E queste strutture lavoravano sulla base di un modello di valutazione dei rischi, come in tutte le banche. «Mi pare che il modello del Mps fosse stato visto anche dalla banca d'Italia che aveva chiesto delle modifiche. Forse il modello non era adeguato o è stato aggiustato in ritardo, però un modello per attribuzione e gestione dei rischi al Monte c'era, forse non adeguato ma c'era», aggiunge l'ex dirigente. Modello efficace o meno, tutti concordano nel definire eccezionalmente autonoma l'area finanza.

«Facevano quello che volevano perché nessuno, ne' Mussari, ne' Vigni, capiva cosa stessero facendo», dice un ex funzionario di Mps.

A dire il vero, proprio nessuno no. I segnali di allarme e anche autorevoli, arrivarono. Componenti del cda, del collegio sindacale e della struttura di gestione dei rischi non avevano infatti mancato di lanciare segnali «ripetutamente» circa i rischi legati alla dimensione e il tipo di investimenti del portafoglio della banca e la carenza di visibilitá dell'attivitá dell'area finanza.

Una fonte vicina alla vicenda dice che nel 2011 «sia Francesco Gaetano Caltagirone sia Frederic Marie de Courtois d'Arcollieres (in Cda per Axa, ndr) avevano sollevato in consiglio questioni sulla eccessiva esposizione in Btp». Anche l'area di controllo del rischio aveva lanciato ripetuti e ignorati warning sull'attivitá della area finanza per la gestione proprietaria della banca.

Una fonte con diretta conoscenza della situazione dice: «Non è vero che non c'era controllo, il controllo dei rischi dava con costanza i dovuti alert. Ma quella (dice riferendosi al team di Baldassarri) era gente molto forte».

Anche il collegio dei sindaci si era mosso più volte lamentandosi di come agisse l'area finanza. «Ci sono state segnalazioni del collegio sindacale sull'attivitá e sulle modalità operative dell'area finanza», dice una seconda fonte a diretta conoscenza della situazione di quel periodo. «C'era un problema di funzionamento e di poca tracciabilitá» dice la fonte.

Tra le questioni sollevate formalmente verso il direttore generale Vigni anche il fatto che Baldassarri usasse il proprio cellulare per eseguire transazioni senza che fossero registrate come invece previsto dalla procedura. «Lui replicava che operando con l'Asia, per via del fuso orario, doveva lavorare da casa e che non poteva usare i telefoni della banca». E anche quando lo stesso Baldassarri, ricostruisce la fonte, chiese a Vigni di autorizzare la spesa per rendere tracciabile il cellulare, «non se ne fece poi nulla».

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