DEBITO A QUOTA 2000 - Serve ora nuova politica europea - esperti

venerdì 14 dicembre 2012 18:10
 

MILANO, 14 dicembre (Reuters) - Il debito pubblico italiano in ottobre, in base ai dati diffusi stamane da Bankitalia, ha superato per la prima volta i 2.000 miliardi di euro. E a fine anno il rapporto debito/Pil 2012 è atteso sopra il 126%.

Di seguito il parere di alcuni esperti di finanza pubblica sulle origini del debito e sullo scenario futuro.

VINCENZO VISCO, ex-ministro dell'Economia

"Ricordiamo che quest'anno sull'aumento del debito pesano in modo considerevole gli aiuti che l'Italia sta dando in Europa, finanziando Grecia, Esm ed Efsf. E' un ammontare rilevante che viene trascurato. In Germania pensano il contrario, ma l'Italia in ambito europeo sta dando aiuti e non ne sta ricevendo.

Ora il nodo è quello di riattivare la crescita. Per questo serve una ridiscussione in Europa, serve che la Germania cambi posizione. Qualche segnale di muoversi uniti sta emergendo dalla decisione sulla vigilanza bancaria unica, dai passi che si stanno facendo in tema di ammortizzatori sociali. Adesso aspettiamo che la Germania vada al di là di politiche legate alle proprie scadenze elettorali. E che entri in recessione..."

ALBERTO ZANARDI, Econpubblica, Università Bocconi

"La storia che ha portato il debito a 2.000 miliardi di euro è molto articolata. Se ci limitiamo agli ultimi 20 anni, si può ricordare che dal 1991 c'è stato un grande sforzo dell'Italia con politiche 'lacrime e sangue' per entrare nell'euro. E' una politica che di fatto è continuata sino alla prima fase del secondo governo Berlusconi, quello partito nel 2001. Ma già lì è emerso il problema del denominatore del rapporto debito/Pil, con una crescita che è diventata inferiore a quella media europea.

Adesso per gestire il rapporto occorre un dosaggio equilibrato tra misure per contenere il numeratore e misure per aumentare il denominatore. Sarà fondamentale il controllo della spesa per interessi, legata a molte variabili. La realtà mostra l'importanza di sapersi inserire positivamente nel sistema di relazioni europee sempre più strette.

Per la crescita invece il ruolo delle finanza pubblica è limitato. Non c'è grande spazio per misure discrezionali via finanza pubblica, molte importanti voci di bilancio sono di fondo ingessate. Serve invece muoversi in Europa per regole meno stringenti".   Continua...