14 dicembre 2012 / 11:43 / tra 5 anni

DEBITO A QUOTA 2000 - Le promesse elettorali per tagliarlo

* Pd non crede a misure ‘monstre’, punta su crescita e avanzo primario

* Pdl vede riduzione debito 400 miliardi in cinque anni

* M5S ipotizza congelamento interessi

di Stefano Bernabei e Luca Trogni

MILANO/ROMA, 14 dicembre (Reuters) - Tra due mesi, data più probabile il 17 febbraio, gli italiani che hanno oggi sulle spalle già più di 2.000 miliardi di debito pubblico sceglieranno i rappresentanti in Parlamento e, da lì, chi governerà il Paese dopo l‘esecutivo dei tecnici di Mario Monti.

Nei programmi che tra pochi giorni alimenteranno i dibattiti della campagna elettorale, le ricette per tagliare il debito hanno una posizione di grande rilievo.

Nelle schede che seguono, ecco cosa promettono di fare alcune delle forze in campo.

FASSINA NON CREDE A MIRACOLI, PUNTA SU CRESCITA

La coalizione di centrosinistra non crede a soluzioni miracolistiche di finanza straordinaria che possano abbattere il debito in un colpo con maxi patrimoniali o maxi dismissioni. Piuttosto, spiega Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, la strada è quella di far crescere il Paese, mantenere l‘avanzo primario strutturale che ha oggi l‘Italia e ridurre così il rapporto debito/Pil come prevede l‘impegno del ‘Fiscal compact’.

“Noi riteniamo che sia già assolutamente ambizioso il programma [di dismissioni del patrimonio pubblico] previsto dal ministero delle Economia e Finanze che prevede un punto di Pil all‘anno”, ha detto.

“La nostra ricetta è articolata su due pilastri, la crescita e il mantenimento di un avanzo primario sufficientemente ampio per ridurre il debito. E sono entrambe condizioni necessarie. Un‘economia in recessione o stagnazione è evidente non possa ridurre il debito pubblico. Serve la crescita”.

Nessuna scorciatoia quindi, dice Fassina, che parla di grande continuità in questo tema con l‘agenda Monti. “Si, è nelle cose. Non ci sono strade miracolistiche. Chi favoleggia di centinaia di miliardi di vendite del patrimonio pubblico non sa quante sono state le transazioni immobiliari o le vendite di quote di fondi immobiliari quest‘anno in Europa”.

Né va bene “svendere - dice l‘economista del PD - le quote in mano allo Stato di aziende importanti come Eni, Enel, Finmeccanica, Ferrovie o Poste”.

La politica economica italiana deve piuttosto avere il suo fronte strategico in Europa, dove, malgrado la bocciatura di ieri, andrà negoziata la possibilità di liberare dai vincoli di bilancio - per i Paesi che fanno le riforme - la spesa per gli investimenti in infrastrutture che aumenta il potenziale di crescita del Paese.

“Ritengo che il debito pubblico vada ridotto, ma se si persegue la strada dell‘austerità senza attenzione all‘economia reale la ricetta non funziona. Porremo in Europa con determinazione il punto della ‘golden rule’, occorre rianimare la domanda e non si possono fare scelte unilaterali. Per noi il fronte principale della politica economica è in Europa” conclude Fassina.

BRUNETTA ATTACCA DEBITO CON CESSIONI, PRIVATIZZAZIONI

Renato Brunetta, economista ed ex ministro dell‘ultimo governo Berlusconi, in una proposta per il Pdl intitolata ‘Attacco al debito’ argomenta che “il più efficace intervento che il governo può oggi varare a favore della crescita è proprio la riduzione del debito pubblico attraverso operazioni di cessioni e privatizzazioni, avviando così un‘inversione a 180 gradi della politica economica”.

Brunetta dice che “serve una riduzione strutturale per almeno 400 miliardi di euro (20-25 punti di Pil) per portare sotto il 100% il rapporto in 5 anni”.

Da dove arriverebbero questi 400 miliardi? I primi 100 arrivano dalla vendita di beni pubblici per 15-20 miliardi all‘anno; 40-50 miliardi dalla costituzione e cessione di società per le concessioni demaniali (come quelle per gli stabilimenti balneari per esempio); dalla Svizzera con operazioni ‘una tantum’ sui capitali esportati per 30-40 miliardi, come quelle già stipulate da Germania e Inghilterra, e per 25-35 miliardi tassando in via ordinaria quelle attività finanziarie emerse.

Gli altri 190-200 miliardi, secondo il documento di Brunetta, arrivano individuando ”una porzione di beni patrimoniali e diritti dello Stato, a livello centrale e periferico, disponibili e non strategici“ che vengono ceduti a una società privata partecipata da banche, assicurazioni, fondazioni che finanzierà l‘acquisto emettendo bond legati a panieri da 25 miliardi di questi asset. Le cessioni consentirebbero il dimezzamento della spesa per interessi a 35-40 miliardi anche grazie ad azioni di gestione del debito mirate ad abbassarne il costo del servizio, con buyback sul mercato secondario”.

GRILLO RINEGOZIA INTERESSI SU MODELLO SUDAMERICA, ISLANDA

Nel proprio blog, Beppe Grillo punta invece a risolvere il problema partendo dalla enorme mole di interessi che lo Stato paga sullo stock accumulato. Dal 1980 al 2011, calcola il comico genovese e leader del M5S, gli interessi sono stati pari a 2.141 miliardi. Questi rendimenti vengono versati per il 15% alle famiglie che hanno investito in Bot e Btp, mentre per il 40% vanno a soggetti esteri.

“Il debito pubblico è trasformato regolarmente in oggetto di speculazione dai mercati. Quando gli Stati vendono nuovi titoli per restituire quelli in scadenza, i mercati usano la speculazione al ribasso per imporre tassi di interesse più alti. La tecnica dell‘usuraio”, scrive Grillo.

“La spirale di debito crescente e gli interessi speculativi stanno disintegrando l‘Italia insieme ad altri Stati europei. Ci sono alternative. Le stanno applicando alcuni Paesi del Sud America e l‘Islanda. Il peso della crisi va distribuito tra creditori (in massima parte banche e istituti finanziari) e cittadini, va avviata una durissima lotta alla speculazione, valutato il congelamento degli interessi per alcuni anni, e analizzate le voci del debito per valutare la legittimità di ognuna”.

Il commento nel blog di Grillo, datato fine ottobre 2012, coincide più o meno con il giorno in cui è stato superato il tetto dei 2.000 miliardi e fa riferimento al documento ‘Debito pubblico - kit per la partecipazione di base’ del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, che propone una campagna di sensibilizzazione chiamata ‘debito pubblico: se non capisco non pago’.

FERMARE IL DECLINO: PRIVATIZZARE ENI, ENEL, POSTE, FS, RAI

Per il movimento ‘Fermare il declino’, fondato tra gli altri da Oscar Giannino e Luigi Zingales, occorre almeno portare il debito pubblico al di sotto del 100% del Pil, tagliare la spesa pubblica di 6 punti percentuali in proporzione al Pil e abbassare la pressione fiscale di 5 punti. Questi obiettivi - dicono - sono raggiungibili realisticamente nell‘arco di una legislatura.

Il principale strumento per centrare l‘obiettivo, spiegano nel loro blog, è una seria politica di privatizzazioni e dismissioni, nel periodo 2013-2018, che generi un gettito dell‘ordine dei 35 miliardi di euro all‘anno.

Gli economisti stimano che realisticamente in una legislatura sia possibile raccogliere da cessioni di asset pubblici del patrimonio immobiliare 105 miliardi. Altri 15 miliardi possono essere raccolti valorizzando meglio le concessioni dello Stato. Gli ultimi 90 miliardi possono essere trovati attraverso la vendita di tutte le società partecipate dal Tesoro (direttamente o attraverso la Cassa depositi e prestiti), a partire dalle più appetibili quotate come Eni, Enel, Terna, Snam, Finmeccanica e la piccola partecipazione in StMicroelectronics, ma anche le grandi società pubbliche non quotate come Poste, Ferrovie o Rai.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below