November 21, 2012 / 6:38 PM / 5 years ago

PUNTO 3-Produttività, Monti spera accordo unitario. Cgil resta critica

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(aggiunge pausa incontro)

di Francesca Piscioneri

ROMA, 21 novembre (Reuters) - Il presidente del Consiglio, Mario Monti, auspica che stasera sia siglato un accordo unitario sulla produttività, mentre la Cgil ribadisce le proprie critiche all'intesa.

"Siamo all'incontro conclusivo su un tema cruciale che è quello di rilanciare la produttività e competitività per le imprese e il sistema Paese. La nostra speranza è che tutte le parti aderiscano a quanto avete elaborato e condiviso", ha detto Monti avviando la riunione con le parti sociali, secondo quanto riferito da una fonte sindacale, dopo che nei giorni scorsi il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha chiesto una discussione supplementare su potere d'acquisto, mansioni e rappresentanza.

Camusso, prendendo la parola stasera a Palazzo Chigi, ha rinnovato le critiche all'accordo e Monti le ha risposto che mentre negli anni '90 il problema era l'inflazione, oggi è il ritorno alla crescita attraverso maggiore produttività.

"Ecco perché il ruolo del governo è stato quello di esortare le parti a trovare nella loro autonomia una soluzione contrattuale per stimolare l'economia e la crescita", ha detto il premier.

La legge di stabilità all'esame del Parlamento stanzia 2,150 miliardi tra il 2013 e il 2015 per rilanciare la produttività. L'intesa tra le parti è stata indicata dal governo come propedeutica alla elargizione delle risorse che per essere effettivamente stanziate necessitano comunque di un decreto attuativo.

All'incontro, oltre a Monti, per il governo sono presenti i ministri del Welfare Elsa Fornero, dello Sviluppo economico Corrado Passera e il sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà.

Per le parti sociali ci sono i quattro leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl e i capi di Confindustria, Abi, Ania, Rete imprese e Coop.

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha presentato al governo il testo condiviso dalle otto organizzazioni, Cgil esclusa, mentre il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha sottolineato l'importanza della detassazione della parte di salario legata alla produttività sostenendo che "anche lo Stato avrà più entrate se ci sarà nuova produzione".

Il sindacalista ha sollecitato anche che si affronti "il tema di territori meglio attrezzati per fortificare gli accordi e per fare maggiore produttività di sistema".

Il protocollo sposta in sostanza il baricentro della contrattazione dal livello centrale a quello locale e aziendale. Il contratto nazionale continuerà a garantire i trattamenti economici e normativi comuni a tutti i lavoratori, e gli aumenti salariali. Questi dovranno essere "coerenti con le tendenze generali dell'economia" ma riguarderanno entrambi i livelli di contrattazione, compresa la parte di salario legata alla produttività.

Su richiesta della Uil, il testo prevede la richiesta al governo di rendere strutturale la detassazione al 10% del salario di produttività per i redditi dei dipendenti fino a 40.000 euro lordi annui.

Al secondo livello, dunque all'autonomia negoziale, vengono invece demandati la prestazione lavorativa, gli orari e l'organizzazione del lavoro. Per incentivare i contratti di secondo livello le parti chiedono al governo uno sgravio contributivo fino al 5% della retribuzione.

La Cgil contesta che un aumento salariale di questo tipo porterebbe alla differenziazione dei minimi salariali a svantaggio di chi non goda del secondo livello, intaccando di conseguenza il potere d'acquisto dei lavoratori. E teme che una maggiore flessibilità nella organizzazione del lavoro porti a rischi di demansionamento.

C'è poi il problema della rappresentanza. L'accordo non esclude "meccanismi sanzionatori" nei confronti dei sindacati nei casi di conflitti aziendali, principio contestato dalla Cgil. Per consentire che la Fiom venga riammessa al tavolo di trattativa sul contratto pur non avendo firmato quello precedente, la Camusso chiede anche che si applichi il principio previsto nell'accordo del 28 giugno 2011 in base al quale hanno diritto a trattare tutti i sindacati che rappresentino più del 5% del totale dei lavoratori.

La riunione è stata sospesa per una decina di minuti per permettere al governo di valutare il testo.

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