PUNTO 1-Fondazioni vogliono restare in Cdp se conversione equa - Acri

mercoledì 21 novembre 2012 14:00
 

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ROMA, 21 novembre (Reuters) - Le Fondazioni azioniste di Cdp hanno deciso in una posizione unanime di voler restare nel capitale della Cdp, dove controllano nel loro insieme il 30%, se la conversione delle loro azioni, oggi privilegiate, in ordinarie da farsi entro fine anno sarà a condizioni eque.

Lo si legge in una nota dell'Acri, l'associazione che rappresenta le Fondazioni e le Casse di risparmio, al termine di una riunione iniziata stamani a Roma poco dopo le 10, "per concordare una linea comune in relazione al processo di conversione delle loro azioni privilegiate in azioni ordinarie", spiega la nota.

Mentre dall'incontro è emersa la volontà comune di restare in Cdp, le Fondazioni sottolineano che è necessario che "le condizioni della conversione siano rispettose dei diritti di azionisti delle Fondazioni e le mettano in grado di poter sostenere l'impegno richiesto", dicono citando il parere recente del Consiglio di Stato.

Secondo questo parere, richiesto dal Tesoro per verificare i rischi di contenzioso se si procedesse alla proposta di conversione secondo le regole dello Statuto, il Consiglio di Stato suggerisce una norma ad hoc per far riconoscere alle Fondazioni il maggior valore patrimoniale generato in Cdp dal momento del loro ingresso. Questo riconoscimento ridurrebbe la differenza tra quanto vale l'attuale 30% in privilegiate delle Fondazioni rispetto al 30% del capitale ordinario post conversione.

Le Fondazioni non accettano l'ipotesi di una conversione onerosa calcolata sulla base dello Statuto di Cdp in circa 5 miliardi mentre, secondo indicazioni di stampa, potrebbero accettare un eventuale conguaglio di un miliardo circa.

Il Consiglio di Stato, ricorda la nota dell'Acri, "ha indicato l'esigenza di un'equa valutazione del rapporto di conversione tra azioni privilegiate e azioni ordinarie. Le iniziative in atto al Senato da parte dei senatori membri della commissione di vigilanza della Cdp vanno in questa direzione. Non resta dunque che attendere la decisione del governo".

Questa nota, in cui si sottolinea la decisione unanime delle Fondazioni, arriva dopo che stamani in un articolo di stampa che preannunciava questo incontro si riporta che la Compagnia di San Paolo, una delle più grandi tra le Fondazioni ex bancarie, sarebbe pronta a recedere da Cdp se il conguaglio richiesto superasse il miliardo.

(Stefano Bernabei)

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