20 novembre 2012 / 17:58 / 5 anni fa

PUNTO 1 -Fisco, Grilli frena su accordo Svizzera: niente condoni

* Grilli smorza attese Berna su un accordo entro l‘anno

* Per Italia è prematuro parlare di stime su incassi

* Nei prossimi giorni Bundesrat potrebbe bloccare intesa (Aggiunge dichiarazioni Grilli e contesto)

BRUXELLES, 20 novembre (Reuters) - Qualsiasi accordo fiscale fra Italia e Svizzera non può prevedere forme di “condono o amnistia”.

Il ministro dell‘Economia, Vittorio Grilli, frena le speranze di Berna su un‘intesa entro fine 2012 e dice che al tavolo dei negoziati “ci sono ancora problemi in termini di trasparenza, scambio di informazioni e normativa anti-riciclaggio”.

“Per le caratteristiche di questo accordo, non può essere un condono o un‘amnistia”, ha detto il ministro riferendosi all‘ipotesi nota come schema Rubik, che prevede di applicare una sanatoria sulle attività finanziarie depositate illecitamente dagli italiani nelle banche dei cantoni svizzeri.

Ieri Oscar Knapp, capo della divisione mercati del Dipartimento federale svizzero per le finanze, si è detto fiducioso che Berna e Roma possano siglare un‘intesa entro fine 2012.

“Entro l‘anno non lo so”, risponde Grilli. “Sono diversi mesi che facciamo incontri tecnici proprio per assicurarci che se ci sarà un accordo sarà fatto bene nell‘interesse di tutti”.

La Svizzera non ha mai fatto mistero di voler siglare con l‘Italia un accordo analogo a quello che ha raggiunto con Gran Bretagna, Austria e Germania.

La sanatoria è l‘aspetto più controverso dello schema Rubik, dal momento che il presidente del Consiglio Mario Monti non si stanca mai di sottolineare la centralità della lotta all‘evasione nella politica fiscale del suo governo.

Uno dei problemi per Roma è avere la garanzia che gli italiani dichiarino per intero la consistenza del loro patrimonio in Svizzera.

L‘accordo siglato dalla Germania prevede l‘imposizione di una tassa tra il 21% e il 41% sui fondi detenuti in Svizzera per chiudere i conti con il passato più un‘aliquota del 26% su redditi e utili da capitale per il futuro.

Osservatori e analisti finanziari atribuiscono agli attivi italiani oltre confine un valore di 120-150 miliardi di euro. Applicando per ipotesi un‘aliquota del 25-30%, l‘Italia potrebbe ottenere una somma una tantum pari a 30-45 miliardi, più il flusso annuo di entrate a regime.

“Prima di discutere esattamente di cifre, bisogna avere i parametri su un accordo. È ancora prematuro”, si limita a dire Grilli.

“Stiamo lavorando. Ci sarà lo steering committee che si riunirà la settimana prossima. Cerchiamo di lavorare con grande lena, ma ci sono ancora problemi sul tavolo in termini della trasparenza, dello scambio di informazioni, della normativa sull‘anti-riciclaggio”, aggiunge.

Anche le imminenti decisioni della Germania potranno avere un peso sulle scelte dell‘Italia. Nei prossimi giorni il Senato federale, dove la cancelliera Angela Merkel non ha una solida maggioranza, dovrà esprimersi sull‘accordo.

Il partito socialdemocratico tedesco (Spd) e i verdi si oppongono all‘intesa e minacciano di bloccarne la ratifica. Uno scenario che il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha definito oggi “inaccettabile”.

Pure in Svizzera, per ragioni diverse, c‘è chi si oppone agli accordi in stile Rubik. Sono le formazioni nazionaliste, che contestano la cessione della sovranità e la svendita del segreto bancario e che stanno raccogliendo le firme per un referendum che blocchi l‘entrata in vigore del‘accordo con Berlino.

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