SCHEDA - Produttività, il testo che non piace alla Cgil

lunedì 19 novembre 2012 19:24
 

19 novembre (Reuters) - Di seguito i punti salienti del
testo sulla produttività che sarà firmato dalle parti sociali
mercoledì sera e sul quale la Cgil ha chiesto un ulteriore
confronto.
  
    * CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE
    Deve avere la funzione di garantire la certezza dei
trattamenti economici e normativi comuni per tutti i lavoratori
tutelandone il potere d'acquisto. La dinamica del salario,
"definita entro i limiti fissati dai principi vigenti" deve
essere coerente con le tendenze generali dell'economia, del
mercato del lavoro, del raffronto competitivo internazionale e
gli andamenti specifici del settore; deve prevedere un premio di
produttività che sia detassato. Le parti chiedono al governo e
al Parlamento "di rendere stabili e certe le misure previste
dalle disposizioni di legge per applicare, sui redditi da lavoro
dipendente fino a 40 mila euro lordi annui, la detassazione del
salario di produttività attraverso la determinazione di
un'imposta, sostitutiva dell'Irpef e delle addizionali, al 10%.
    Chiedono poi "lo sgravio contributivo per incentivare la
contrattazione collettiva di secondo livello fino al limite del
5% della retribuzione contrattuale percepita".
    La quota di detassazione "resterà parte integrante dei
trattamenti economici comuni per tutti i lavoratori rientranti
nel settore di applicazione dei contratti nazionali laddove non
vi fosse o venisse meno la contrattazione di secondo livello".
   
    * CONTRATTAZIONE DI SECONDO LIVELLO 
    Deve servire ad aumentare la produttività attraverso un
migliore impiego dei fattori di produzione e dell'organizzazione
flessibile degli orari del lavoro, e ad agevolare la definizione
di intese modificative delle norme contrattuali più mirate alle
esigenze degli specifici contesti produttivi.   
    
    * RAPPRESENTANZA 
    La procedura per la misurazione della rappresentanza sarà
disciplinata entro il 31 dicembre 2012 in attuazione
dell'accordo del 28 giugno 2011; entro tale data saranno
definite le modifiche agli accordi del 1993 esplicitando il
superamento "del terzo" cioè del principio in base al quale 1/3
dei voti delle Rsu va redistribuito tra tutte le organizzazioni.
    "Le intese dovranno, altresì, prevedere disposizioni
efficaci per garantire, nel rispetto dei principi concordati
nell'Accordo Interconfederale 28 giugno 2011, l'effettività e
l'esigibilità delle intese sottoscritte, il rispetto delle
clausole di tregua sindacale, di prevenzione e risoluzione delle
controversie collettive, le regole per prevenire i conflitti,
non escludendo meccanismi sanzionatori in capo alle
organizzazioni inadempienti".
    
    * LA POSIZIONE DELLA CGIL 
    Il sindacato di Susanna Camusso ritiene che il contratto
nazionale debba tutelare il potere d'acquisto. Ma a tal fine
considera che l'ancoraggio di entrambi i livelli e per qualsiasi
aumento salariale all'indicatore Ipca, cioè all'inflazione
armonizzata Ue, non esaustivo. 
    Il riferimento all'Ipca risale a un accordo sui contratti
firmato nel 2009 al quale la Cgil non ha aderito.
    La conseguenza, per la Cgil, è che si andrebbe alla
differenziazione dei minimi salariali e alla riduzione della
protezione del potere d'acquisto delle retribuzioni. Questa
scelta ha un ulteriore effetto recessivo, visto il già presente
impoverimento delle retribuzioni e relative contrazioni dei
consumi, e perde l'effetto di incentivazione della produttività
a fronte di fattori organizzativi e di investimenti che le
rendessero disponibili.
    Sulla rappresentanza la Cgil chiede la "reale applicazione"
dell'accordo del 28 giugno attraverso "l'esplicitazione delle
modalità con cui certificare la misurazione del numero degli
iscritti". E che l'elezione delle Rsu avvenga "su base
esclusivamente proporzionale ai voti raccolti da ogni
organizzazione". Tale misurazione ha anche lo scopo - anch'esso
previsto dall'accordo del 28 giugno ma non ripreso nel testo
attuale - di determinare la titolarità di ogni organizzazione a
stare ai tavoli di trattativa contrattuale, laddove rappresenti
più del 5% del totale. 
    "Ed è su questa base che la Cgil ha posto il tema di
superare il "vulnus democratico" per quanto riguarda il tavolo
del negoziato contrattuale dei meccanici" dal quale è esclusa la
Fiom.
    (Francesca Piscioneri)
    
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