9 novembre 2012 / 09:28 / 5 anni fa

Minibond, banche al lavoro, guardano a medie società in buona salute

* Guala Closures prima a emettere con bond da 275 mln

* Origination banche punta a emittenti con ebitda almeno 50-100 mln

* Target min. Sviluppo: emissioni per 10-12 mld in prossimi 18 mesi

di Giulio Piovaccari

MILANO, 9 novembre (Reuters) - Corrisponde, per dimensione e giro d‘affari, a nomi come Bormioli, Lavazza, Mossi & Ghisolfi l‘identikit della media azienda italiana che potrebbe a breve emettere un bond ‘high yield’ sfruttando le agevolazioni previste dal decreto crescita del ministero dello Sviluppo economico.

Si tratta dei cosiddetti ‘mini bond’, uno strumento pensato per garantire un canale di finanziamento alternativo a quello bancario per medie imprese italiane e che permettono il sostanziale allineamento del regime fiscale delle obbligazioni emesse da società non quotate a quello più favorevole delle società quotate.

La normativa prevede, in particolare, la deducibilità degli interessi e delle spese di emissione e - se il titolo emesso viene quotato - la possibilità di avvalersi dell‘esenzione della ritenuta sugli interessi corrisposti sulle obbligazioni (attualmente pari al 20%).

“Sono questi i nomi che abbiamo individuato facendo una ricognizione del mercato italiano” commenta da Londra l‘operatore di una banca internazionale molto attiva sul segmento del debito italiano.

Ma la prima emissione di questa categoria, in ordine di tempo, è quella appena conclusa da Guala Closures , società attiva nelle componenti in plastica. Il bond, a sette anni a tasso variabile da 275 milioni di euro, è stato prezzato ieri ad un rendimento di 537,5 punti base sopra l‘Euribor trimestrale, ovvero, ai valori di mercato correnti, ad un tasso di circa il 5,57%. Resta invece fuori il nuovo bond dalla farmaceutica Rottapharm, in quanto emesso attraverso una controllata non italiana del gruppo.

Annunci cui si potrebbe aggiungere a breve, secondo quanto confermano fonti finanziarie, anche un‘iniziativa di Cerved nell‘ordine dei 300 milioni.

“Non chiamiamoli mini bond ma corporate bond” precisa Stefano Firpo, responsabile della segreteria tecnica del ministro Corrado Passera, che ricorda come il ministero stimi un potenziale di emissioni, con questo tipo di strumento, di 10-12 miliardi in circa un anno e mezzo e un bacino di oltre 600 aziende che potrebbero avvalersi della nuova normativa, sia per quel che riguarda lo strumento delle obbligazioni sia quello delle cosiddette cambiali finanziarie.

“Per adesso il targetè costituito decisamente da aziende di media dimensione” prosegue Firpo. “Ma queste prime emissioni faranno da apripista. Se vanno bene il mercato si potrà aprire anche per le aziende più piccole”.

EBITDA MINIMO DI 50-100 MILIONI

Un banchiere milanese attivo nel segmento delle emissioni a reddito fisso valuta in 50-100 milioni di Ebitda la taglia minima delle società che potrebbero ricorrere a questo strumento, anche con la nuova regolamentazione.

“Al momento non vediamo un mercato per emittenti piccoli; lo vediamo invece per le operazioni high yield” afferma il banchiere. “Per effettuare un‘emissione occorre un processo di due diligence pesante: un‘emissione di 150-200 milioni la può sostenere solo un‘azienda che abbia un‘Ebitda di non meno di 50-100 milioni”.

Numeri confermati anche da un secondo banchiere milanese: “Più che al fatturato occorre guardare all‘ebitda: 50-100 milioni per arrivare a emettere un importo minimo di 200 milioni, meno non ha molto senso”.

Mossi & Ghisolfi, società piemontese attiva nel settore del Pet e del poliestere ha registrato nel 2011 un fatturato di quasi 1,9 miliardi di euro, con un ebitda di 154 milioni; Lavazza, con un fatturato di 1,27 miliardi ha chiuso l‘ultimo esercizio con un ebitda di circa 113 milioni. Più piccole, in termini di fatturato, il produttore di vasetti in vetro Bormioli (554 milioni) e Cerved Group (267 milioni), attivo nella business information, con ebitda rispettivi di 86,5 e 117 milioni.

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