Fondazioni, su conversione priv Cdp si applichi la legge - Guzzetti

mercoledì 31 ottobre 2012 10:42
 

ROMA, 31 ottobre (Reuters) - Le Fondazioni bancarie sono soci di minoranza che non hanno mai influenzato la politica di acquisizioni di partecipazioni della Cassa depositi e prestiti e ora, in vista della scadenza per la conversione o il recesso del loro 30% di privilegiate, chiedono che venga applicata la legge.

Il presidente dell'Acri Giuseppe Guzzetti, a circa due settimane dalla scadenza per le Fondazioni azioniste di Cdp per comunicare l'eventuale recesso e chiedere di essere liquidate, ribadisce che gli enti vogliono restare azionisti ed esprime apprezzamento per l'attuale management.

Respinge poi le accuse di ingerenza nella gestione. "Riguardo alla nostra presenza in Cdp voglio dire una parola chiara: siamo azionisti di minoranza; e come tali non abbiamo mai influenzato o, ancor più, determinato la politica di acquisizioni di partecipazioni della Cassa. Riteniamo di avere sollecitato e concorso, con determinazione, alle scelte di investimento del risparmio postale - per importi marginali rispetto alle disponibilità e con le più ampie garanzie di salvaguardia di questi impieghi - per lo sviluppo del piano di edilizia sociale, per la costituzione del fondo nazionale di private equity e per quella del fondo strategico", ha detto Guzzetti intervenendo alla 88° Giornata mondiale del risparmio.

"E se rimarremo azionisti di Cdp ci opporremo alle influenze esterne sulla Cassa. Quanto alla conversione delle azioni privilegiate delle Fondazioni o al recesso chiediamo che ciò avvenga applicando la legge, come si conviene in uno Stato di diritto", ha aggiunto.

Entro fine anno le Fondazioni devono convertire in azioni ordinarie la loro partecipazione, pagata poco più di un miliardo e oggi da rivalutare. C'è divergenza su come valutare il valore del 30% in azioni privilegiate e con quale criterio fare la conversione. Entro metà novembre le Fondazioni che vogliono recedere devono darne comunicazione.

Secondo alcune stime, contestate dalle Fondazioni, gli enti dovrebbero versare circa 4 miliardi per convertire, contro circa un miliardo ritenuto da loro congruo.

Guzzetti ha poi ricordato la natura di soggetti privati delle Fondazioni e che "i patrimoni delle Fondazioni di origine bancaria non sono dello Stato - che non può espropriarli, come immaginano costoro - ma delle comunità di riferimento, che sono rappresentate nei loro organi di governo", ha detto riferendosi agli articoli di alcuni commentatori che chiedono che lo Stato utilizzi questi patrimoni.

(Stefano Bernabei)

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