23 ottobre 2012 / 10:53 / 5 anni fa

SINTESI - Legge stabilità è equa, stimola mercato lavoro - Grilli

* Grilli: manovra beneficia 99% soggetti Irpef

* Taglio tasse apprezzato in Ue per credibilità governo

* Istat: su breve nessun effetto eclatante su crescita

* Bankitalia: rafforzare contrasto evasione Iva (Accorpa pezzi, aggiunge contesto)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 23 ottobre (Reuters) - La riduzione dell‘Irpef è preferibile alla sterilizzazione totale dell‘Iva anche perché produce un effetto di stimolo sul mercato del lavoro tagliando il cuneo fiscale.

Il ministro dell‘Economia, Vittorio Grilli, difende la logica della Legge di stabilità e contesta l‘idea che, spostando il prelievo fiscale dai redditi ai consumi, il governo penalizzi i contribuenti con redditi medio-bassi.

“Gli effetti del pacchetto di misure sono chiaramente positivi anche se non particolarmente marcati”, ha detto il ministro nel corso di una audizione parlamentare in cui ha stimato un incremento del Pil pari a 0,1 punti percentuali sia nel 2013, sia nel 2014.

“La riduzione di un punto percentuale di Irpef è preferibile alla riduzione di un ulteriore punto dell‘Iva poiché la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro produce effetti di incentivo sul mercato del lavoro sia dal lato dell‘offerta sia dal lato della domanda”.

Secondo il ministro, la riduzione dell‘imposta sui redditi non viene vista con favore in Europa e se la Commissione si è espressa a favore della Legge di stabilità italiana è stato grazie alla credibilità conquistata dal governo dei tecnici.

ISTAT: BENEFICIO MASSIMO PER CETI MEDI-MEDIO-ALTI

Le elaborazioni del Tesoro indicano che il 99% dei contribuenti italiani soggetti a Irpef (esclusi quindi i circa 10 milioni di incapienti) trarrà un beneficio dalla riduzione di un punto delle prime due aliquote Irpef anche considerando i nuovi limiti introdotti per detrazioni e deduzioni.

“Le misure introdotte nel complesso comportano un beneficio medio netto di circa 160 euro pro capite, con un vantaggio massimo pro capite di 210 euro per i contribuenti con reddito complessivo tra i 25.000 e i 40.000 euro”, ha detto il ministro.

Il vantaggio complessivo è per il 54% a favore di contribuenti con redditi da lavoro dipendente prevalente; per il 34% a favore dei pensionati; per il 10% a favore dei soggetti con redditi da lavoro autonomo, d‘impresa e di partecipazione prevelenti.

Le simulazioni del Tesoro sono tutto sommato coerenti con quelle fornite dal presidente dell‘Istat, Enrico Giovannini, che stima in uno 0,5%-0,8% l‘effetto positivo sul reddito delle famiglie, concentrato sul “secondo, terzo e quarto quintile della distribuzione” di reddito, quindi sul “ceto medio e quello medio-alto”.

BANKITALIA: MANOVRA FISCALE IN GIUSTA DIREZIONE

Giovannini non crede che la manovra fiscale produrrà “effetti eclatanti sulla crescita”.

Una valutazione più positiva arriva, invece, dal vice direttore generale della Banca d‘Italia, Salvatore Rossi, per il quale “un regime di tassazione con aliquote più basse per tutti e agevolazioni meno numerose e più semplici riduce le distorsioni, accresce la trasparenza, stimola lo sviluppo economico”.

Nè il Tesoro, nè Istat, nè la Banca d‘Italia stimano gli effetti redistributivi della manovra Irpef/Iva nel suo complesso.

“È un procedimento molto complesso... Non si può arrivare a risultati precisi”, ha detto Grilli.

Secondo l‘Istat, i beni e i servizi soggetti ad aliquota del 21% pesano per il 51% circa sul paniere dei prezzi al consumo, mentre i beni soggetti ad aliquota del 10% pesano per circa il 29%: “Complessivamente, quindi, la manovra interesserà prezzi di beni e servizi relativi a quasi l‘80% della spesa per consumi”.

Grilli ritiene tuttavia che l‘aumento di un punto delle due aliquote colpirà i consumi dei contribuenti con reddito più elevato.

“Circa il 50% dei consumi è non soggetto a Iva o soggetto a Iva al 4%. Abbiamo circa il 50% dei consumi che non sono toccati dal rialzo delle aliquote del 10 e del 21%. È nostra opinione che il 50% interessato dall‘aumento sia il 50% meno rilevante per le fasce di reddito più basse”, ha detto il ministro.

La Banca d‘Italia calcola invece che nel secondo semestre del 2013 la maggiore imposta sui consumi dovrebbe avere un impatto negativo dello 0,4% sulla spesa per il primo decile di reddito (0,55% per l‘ultimo).

PER ROSSI EVASIONE IVA RESTA “MOLTO AMPIA”

Grilli aggiunge che il governo ha deciso di lasciare l‘aumento di un punto dell‘Iva perchè l‘imposta sui consumi “è pagata da tutti, evasori compresi”.

“La combinazione meno Iva, meno Irpef ha un impatto positivo per la redistribuzione del reddito e per la domanda”, ha aggiunto.

La Banca d‘Italia sembra di altro avviso: “Conviene rammentare, a questo proposito, come, da un lato, l‘imposizione sui consumi abbia, rispetto ad altre fonti di prelievo, effetti meno distorsivi sull‘economia; d‘altro lato, quanto sia ampia l‘evasione dell‘IVA: la base imponibile non dichiarata nel 2010 è di poco inferiore al 30% di quella teorica (si tratta di oltre 2 punti di Pil di imposte evase)”.

“Va quindi rafforzato il contrasto a comportamenti non conformi alle norme di legge, soprattutto nella prospettiva del 2014, in cui l‘inasprimento dell‘Iva è previsto garantire un gettito di 6,5 miliardi, dando un contributo fondamentale alla riduzione del deficit di bilancio”.

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