18 ottobre 2012 / 13:47 / 5 anni fa

Consiglio Ue, sul tavolo Unione bancaria e crisi Spagna

* I leader europei discuteranno di vigilanza bancaria

* Italia a favore di progetto Unione bancaria allargato

* Di Spagna e Grecia si parlerà solo a margine

* Roma insiste su riconoscimento golden rule su deficit

ROMA/BRUXELLES, 18 ottobre (Reuters) - Al Consiglio europeo di oggi e domani i leader dei 27 cercheranno di accorciare le distanze che li dividono sul progetto di Unione bancaria ma non sono attese decisioni sostanziali.

Le ore prima dell‘inizio del vertice hanno visto la Cancelliera Angela Merkel scontrarsi con il presidente francese François Hollande sull‘ipotesi di istituire un Commissario con poteri di censura sui bilanci nazionali.

Parlando al Bundestag, la Merkel ha detto che la proposta avanzata dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble sarebbe un ulteriore progresso verso la disciplina dei conti pubblici. Ma Hollande ha ribattuto che il tema non è all‘ordine del giorno del summit e che la priorità è la realizzazione dell‘unione bancaria.

Ieri il ministro degli Affari europei Enzo Moavero è sembrato ottimista sulla possibilità che al vertice si possano fare passi avanti, anche se non definitivi, sulla vigilanza bancaria europea, soprattutto rispetto alla posizione tedesca da sempre contraria ad un trasferimento alla Banca centrale europea della vigilanza su tutti gli istituti di credito della zona euro.

In un‘audizione in Parlamento il ministro ha spiegato che l‘Italia è favorevole a tale estensione e poi ha aggiunto: “Ho l‘impressione che quella della Germania sia una posizione aperta. Sarà interessante vedere come procederà la discussione al vertice di giovedì”.

Gli addetti ai lavori osservano che questo vertice straordinario è considerato soprattutto una tappa per fare il punto sullo stato dei lavori di quanto adottato nei summit precedenti.

“Maggiore sarà il numero dei summit, più diluite saranno le decisioni, ma maggiore sarà la condivisione”, osserva una fonte governativa della zona euro.

Quello al quale partecipa da oggi pomeriggio il presidente del Consiglio Mario Monti sarà il quarto vertice da inizio anno e il 22esimo dallo scoppio della mina Grecia alla fine del 2009.

I costi di finanziamento per i Paesi periferici della zona euro sono diminuiti in modo sensibile da quando la Bce ha annunciato il mese scorso di essere disposta, a certe condizioni, a comprare i titoli di Stato dei Paesi in difficoltà in quantità illimitata.

Questo forse ha allentato la pressione sui capi di Stato e di governo per trovare accordi a tambur battente.

Nelle ultime sei settimane i rendimenti sui titoli di Stato decennali di Irlanda, Italia e Spagna hanno registrato cali compresi tra 1 e 1,5 punti percentuali.

La proposta di Unione bancaria, approvata nel vertice di giugno, è uno dei quattro fronti aperti a livello europeo per difendere il progetto di moneta unica e si affianca a quello per una unione fiscale per i bilanci, per una unione economica e per una unione politica.

Il progetto originario di far partire l‘Unione bancaria dal primo gennaio 2013 è già stato messo in dubbio e c‘è il rischio che si vada al 2014.

Joerg Asmussen, rappresentante della Germania nel comitato esecutivo della Bce, ha detto mercoledì che la banca centrale non sarebbe nelle condizioni di iniziare l‘attività di vigilanza dal prossimo anno, anche se per allora fossero pronte le basi giuridiche della nuova struttura. Ha anche osservato che è più importante farlo bene che farlo in fretta.

GRILLI: GRECIA AVRA’ BISOGNO DI PIU’ TEMPO MA SI SALVERA’

E’ possibile che nella dichiarazione finale i leader Ue dedichino qualche cenno alla Grecia, ma decisioni chiare su come aiutare Atene, Cipro e Spagna non dovrebbero arrivare prima della riunione del ministri finanziari del mese prossimo.

Lasciando Atene alla volta di Bruxelles dove presenteranno una informativa ai leader europei, i rappresentanti dell‘Ue e del Fondo monetario internazionale, hanno detto che la Grecia ha accettato la maggior parte dei tagli e delle riforme concordate in cambio di nuovi aiuti.

I lavoratori greci però oggi sono in sciopero generale per far arrivare la loro rabbia fino alla capitale belga.

La Grecia “sicuramente si può salvare e si salverà”, ha detto il ministro dell‘Economia Vittorio Grilli al Tg1.

“È chiaro che per loro questo percorso di ristrutturazione è anche più duro del nostro, però non ci sono alternative. Sicuramente ci vorrà più tempo ma la Grecia si salverà”.

MADRID ESITA

La Spagna, che ha già ricevuto dall‘Unione una linea di credito fino a 100 miliardi di euro per ricapitalizzare le sue banche, è stata pronta per settimane a chiedere alla zona euro un pacchetto di aiuti sul mercato dei bond ma Germania l‘ha esortata a resistere preoccupata dalle possibili ripercussioni.

L‘economia spagnola, infatti, è due volte quella di Grecia, Irlanda e Portogallo messe insieme e un vero e proprio salvataggio potrebbe mettere a dura prova le risorse della zona euro e trasmettere incertezza alle altre economie europee e mondiali.

Il primo ministro Mariano Rajoy ha detto che farà domanda di aiuto solo quando gli oneri finanziari diventeranno insopportabili, ma con i rendimenti del decennale spagnolo in calo di 30 punti base ieri al 5,48%, questa prospettiva può essere ancora piuttosto lontana.

Il capo economista del Fmi ha detto ieri che la zona euro deve elaborare un piano per Spagna e Italia, che garantisca non solo un processo continuo di aggiustamento al loro interno ma anche l‘accesso ai finanziamenti.

“Ci siamo vicini ma non siamo esattamente a questo punto”, ha affermato Olivier Blanchard al Corriere della Sera.

Monti è convinto che una richiesta di aiuto da parte della Spagna sarebbe sufficiente a calmare i mercati e ha più volte ribadito che Roma non ha bisogno di assistenza.

Ciò su cui insisterà l‘Italia oggi e domani e sulla regola d‘oro in materia di bilanci prevista dal Patto per la crescita e l‘occupazione approvato in giugno.

“Noi insisteremo ulteriormente affinché sia mantenuta quella apertura di flessibilità prevista dalla ‘golden rule’, ossia la possibilità di non tenere conto nel calcolo [del deficit] degli investimenti pubblici diretti alla crescita e all‘occupazione”, ha detto ieri Moavero. “Noi terremo a che questo sia ribadito e, perché no, rafforzato”.

(Luke Baker, Giselda Vagnoni)

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