16 ottobre 2012 / 14:42 / 5 anni fa

Italia, risparmio netto vicino a livelli anglosassoni - ricerca

* Risparmio netto sceso a 4,3% in sedici anni, atteso al 3,2% in 2012

* Stock ricchezza pari a 8.500 miliardi in 2011

* In portafoglio medio 20% bond, 20% fondi

MILANO, 16 ottobre (Reuters) - Italiani meno formiche. Anzi quasi cicale se si considera che il risparmio netto delle famiglie è sceso dal 16,8% del reddito disponibile del 1995 al 4,3% del 2011. Per quest'anno è atteso un 3,2%, "molto vicino alle due economie anglossassoni (Usa e Uk) che, pur mostrando negli ultimi anni una sostanziale inversione di tendenza, restano le più cicale tra i maggiori paesi sviluppati".

E' quanto emerge dal primo Osservatorio del Risparmio promosso da Unicredit - Pioneer Investments.

"Il calo del risparmio in Italia c'è stato ed è stato maggiore rispetto ad altri paesi sviluppati", sottolinea il rapporto.

A monte della riduzione, secondo lo studio, soprattutto l'assenza di crescita economica che, negli ultimi cinque anni, ha compresso i redditi disponibili a fronte di consumi "incomprimibili". Secondo gli autori del rapporto, infatti, la strada per un riequilibrio passa necessariamente attraverso una riduzione del divario delle nostre imprese in termini di produttività e di competitività grazie anche ad un rilancio delle esportazioni.

Nonostante risparmino sempre meno, gli italiani possono ancora contare su uno stock di ricchezza elevato.

La ricchezza delle famiglie al netto delle passività in Italia, secondo lo studio che cita stime interne, è pari a 8.500 miliardi di euro nel 2011, pari al 776% del reddito lordo disponibile delle famiglie. Tale dato, che risente tuttavia di un reddito lordo italiano più basso degli altri paesi considerati, ci colloca al secondo posto dopo il Regno Unito (786%) e poco prima della Francia (762%), ma ben più in alto della Germania (543%).

"Siamo sempre formiche ma formiche impoverite", ha osservato Marco Onado, professore dell'Università Bocconi di Milano, nel corso della tavola rotonda organizzata in occasione della presentazione della ricerca.

Per Domenico Siniscalco, presidente di Assogestioni, "in Italia la sfida è aiutare l'economia a usare meglio la ricchezza che c'è", creando dei canali tra risparmio e investimento. Ad esempio con la creazione di una piattaforma dedicata ad un mercato dei bond emessi da piccole e medie imprese.

Una specificità italiana è evidente anche da uno sguardo alla scomposizione delle attività finanziarie delle famiglie: nel 2011 il 20% del portafoglio è rappresentato da titoli di debito, di cui metà sono governativi italiani. La parte restante è costituita da obbligazioni bancarie, come precisato nel corso dela presentazione da Riccardo De Bonis, dirigente di Banca d'Italia. Una percentuale molto elevata rispetto ad altri paesi, oltre il doppio rispetto a quelli con le percentuali più elevate. La penetrazione del risparmio gestito si ferma al 20%, meno della metà rispetto a Usa, Uk, Francia e Germania, con una presenza bassissima dei fondi pensione (solo il 2% del portafoglio medio contro il 26% di Usa e il 14% della Germania).

De Bonis ha infine anticipato i contenuti di una ricerca sulle determinanti del risparmio realizzata da Banca d'Italia. Oltre ad una diminuzione del Pil procapite, sulla capacità di risparmio hanno influito la riduzione dei tassi di interesse - che incoraggiano a indebitarsi rendendo meno redditizio l'investimento finanziario e, in via secondaria, l'invecchiamento della popolazione.

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