Italia non deve evitare in ogni caso fondi Efsf/Esm - Morgan Stanley

lunedì 24 settembre 2012 17:12
 

MILANO, 24 settembre (Reuters) - L'Italia - che sta portando avanti riforme e consolidamento fiscale con il governo Monti - si trova a un bivio in cui da una parte dovrà fare i conti con possibili pressioni dei mercati sui tassi di interesse dei titoli di Stato, dall'altra con l'accettazione della condizionalità dei fondi Efsf/Esm, ricevendo in cambio costi del debito più leggeri.

Lo scrive Morgan Stanley in un report dedicato all'Italia.

L'Italia è stata finora una buona studentessa sotto il governo di Mario Monti. Sta portando avanti un ambizioso programma di consolidamento fiscale e - con alterne fortune - di riforme strutturali, dice il rapporto di Morgan Stanley.

Anche se il primo avrà prevedibilmente effetti negativi a breve termine e le seconde non hanno ancora proprio raggiunto una 'massa critica', la direzione (ma non necessariamente la quantità) di queste misure è quella giusta ed è in linea con quello che i politici europei sono desiderosi di vedere.

Il rischio fondamentale, a questo punto, è la dimensione del rifinanziamento, che rende l'Italia molto sensibile ai cambiamenti del clima di mercato, condizionato sia dagli eventi nazionali, sia dal procedere a singhiozzo nel cammino verso una più profonda integrazione europea, dice Morgan Stanley.

In altre parole, salvo eventuali imprevisti nella risposta politica europea, l'Italia può scegliere tra il continuare la sua tabella di marcia verso la riforma fiscale, nell'ambito di quella europea, a tassi di interesse più elevati, oppure con tassi di interesse più bassi.

Sembra che alcuni commentatori vedano l'extra condizionalità che probabilmente sarà imposta - e le scadenze trimestrali che dovranno essere soddisfatte - come un ostacolo insormontabile per i politici italiani per poter ottenere i fondi Efsf/Esm.

Morgan Stanley al contrario pensa che il fattore prioritario consiste nell'allentamento della pressione del mercato.

Con le obbligazioni sovrane non più percepite come prive di rischio nella zona euro, la maggior parte dei paesi hanno già perso la loro capacità di utilizzare la politica fiscale in modo anticiclico.   Continua...