Fiat, aveva ragione la Fiom?

lunedì 17 settembre 2012 18:44
 

* Cisl e Uil difendono scelta 2010 su nuovi contratti

* Uilm non vede chiusura stabilimenti ma contratti solidarietà

* Cgil pessimista chiede che Fiat dica la verità

di Francesca Piscioneri

ROMA, 17 settembre (Reuters) - Sergio Marchionne è negli Stati Uniti ma in Italia tutti parlano di lui e del futuro degli stabilimenti Fiat dopo che il manager italo-canadese la scorsa settimana ha comunicato che il piano Fabbrica Italia, e i relativi 20 miliardi di investimenti fino al 2014, sono tramontati a causa della crisi del settore.

Da allora più nulla. Per avere ulteriori informazioni occorre aspettare fine ottobre quando saranno noti i dati aziendali del terzo trimestre.

I sindacati hanno reagito all'annuncio divisi tra chi - Fiom e Cgil - rivendica le buone ragioni a non aver firmato gli accordi di Pomigliano e Mirafiori e chi, come Cisl e Uil, insiste che senza quegli accordi le cose andrebbero peggio.

Nel 2010 l'AD del Lingotto subordinò il piano di investimenti in Italia al via libera da parte del sindacato alla creazione delle Newco di Pomigliano e Mirafiori alle quali applicare un nuovo contratto che prevede norme più restrittive in termini di diritto allo sciopero, una stretta alla retribuzione in caso di malattia, e pause più ridotte per chi è impiegato nelle catene di montaggio.

I metalmeccanici della Cgil furono gli unici a non firmare e a votare contro ai referendum in fabbrica vinti però da Cisl, Uil e Fismic che sostennero invece l'accordo con Fiat. Marchionne uscì persino da Confindustria per non essere vincolato dal contratto nazionale dei meccanici.   Continua...