17 settembre 2012 / 16:48 / 5 anni fa

Fiat, aveva ragione la Fiom?

* Cisl e Uil difendono scelta 2010 su nuovi contratti

* Uilm non vede chiusura stabilimenti ma contratti solidarietà

* Cgil pessimista chiede che Fiat dica la verità

di Francesca Piscioneri

ROMA, 17 settembre (Reuters) - Sergio Marchionne è negli Stati Uniti ma in Italia tutti parlano di lui e del futuro degli stabilimenti Fiat dopo che il manager italo-canadese la scorsa settimana ha comunicato che il piano Fabbrica Italia, e i relativi 20 miliardi di investimenti fino al 2014, sono tramontati a causa della crisi del settore.

Da allora più nulla. Per avere ulteriori informazioni occorre aspettare fine ottobre quando saranno noti i dati aziendali del terzo trimestre.

I sindacati hanno reagito all‘annuncio divisi tra chi - Fiom e Cgil - rivendica le buone ragioni a non aver firmato gli accordi di Pomigliano e Mirafiori e chi, come Cisl e Uil, insiste che senza quegli accordi le cose andrebbero peggio.

Nel 2010 l‘AD del Lingotto subordinò il piano di investimenti in Italia al via libera da parte del sindacato alla creazione delle Newco di Pomigliano e Mirafiori alle quali applicare un nuovo contratto che prevede norme più restrittive in termini di diritto allo sciopero, una stretta alla retribuzione in caso di malattia, e pause più ridotte per chi è impiegato nelle catene di montaggio.

I metalmeccanici della Cgil furono gli unici a non firmare e a votare contro ai referendum in fabbrica vinti però da Cisl, Uil e Fismic che sostennero invece l‘accordo con Fiat. Marchionne uscì persino da Confindustria per non essere vincolato dal contratto nazionale dei meccanici.

Rocco Palombella, segretario nazionale dell Uilm, difende la decisione della sua organizzazione che due anni fa ha siglato accordi pesanti per i lavoratori ma che, secondo lui, hanno salvato migliaia di posti di lavoro.

Fiat, per Palombella, non chiuderà i siti italiani ma proseguirà con la cassa integrazione e inaugurerà i contratti di solidarietà in attesa che passi la bufera.

“Ritengo sbagliato che un gruppo grande come Fiat non sia chiaro e trasparente creando ansia e difficoltà tra i lavoratori ma allo stesso tempo penso che non ci sarà la chiusura di stabilimenti”, ha detto Palombella parlando al telefono con Reuters e spiegando che l‘azienda “chiederà una ulteriore proroga della cassa integrazione e il sindacato farà pressione per avviare i contratti di solidarietà”.

Palombella, che oggi ha chiesto un incontro con l‘azienda prima della fine di ottobre, ha escluso che vi sia il rischio di dover attivare la cassa in deroga, cosa che richiederebbe l‘intervento di soldi pubblici: “Si è ancora ampiamente in quella ordinaria. Mirafiori tra il 2011 e il 2012 ha lavorato a meno del 50%, a Pomigliano si lavora anche se mancano 1.500 degli operai della NewCo promessi da Fiat e a Cassino e Melfi la cassa integrazione si è accentuata tra l‘ultimo trimestre 2011 e il 2012 ma si è ancora nei tempi”.

FIOM: CHI HA FIRMATO HA LASCIATO MANI LIBERE A MARCHIONNE

Diametralmente opposta la lettura del segretario nazionale della Fiom, Giorgio Airaudo, che legge nell‘annuncio Fiat il preludio alla chiusura dei siti.

“Fiat ha preso piani non impegnativi e i governi non hanno mai chiesto alla Fiat di condividere i piani. Inoltre chi ha firmato quegli accordi sbagliando ha lasciato le mani libere a Marchionne e adesso non gli si più chiedere niente. La Fiat dica la verità al Paese perché con 400.000 vetture basta anche solo uno stabilimento”.

Attualmente, secondo dati Uilm, il Lingotto detiene circa il 30% del mercato italiano dell‘auto producendo circa 500.000 automobili l‘anno mentre il piano Fabbrica Italia del 2010 puntava alla produzione di 1,4 milioni di vetture su una domanda stimata per l‘Italia di 2,4 milioni.

Per il 2012 si prevedono che le immatricolazioni di auto in Italia si fermino a 1,4 milioni di veicoli.

“Adeguandosi all‘andamento del mercato è difficile pensare che possa partire una corsa all‘acquisto di automobili. A rischio sono due o tre stabilimenti e non uno”. Airaudo sottolinea poi la necessità di “uscire dalla propaganda e dalla divisione sindacale. Fiat non dice la verita”.

Il leader della Cisl Raffaele Bonanni sostiene che lo stabilimento di “Pomigliano resiste grazie al nostro accordo e non ho nulla di cui pentirmi...Fiat è stata salvata dal nostro accordo perché lì a Pomigliano ha investito 800 milioni spostando la produzione dalla Polonia”.

“Mirafiori e Pomigliano sono salvi perché lì sono già stati investiti dei soldi. Chi ha investito non va via”, ha detto Bonanni a Tgcom24.

Su 20 miliardi annunciati, Fiat ha investito circa 1,7 mld tra Pomigliano e Mirafiori e 500 milioni per la Maserati alla Bertone.

Per sapere chi ha ragione sul futuro della Fiat in Italia bisognerà aspettare la fine di ottobre o che almeno Marchionne torni dagli Stati Uniti.

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