11 giugno 2012 / 12:37 / tra 5 anni

RPT-Rai, Idv chiede audizione Tarantola, mal di pancia Pdl su nuovo cda

(Corregge refuso nel sommario)

* Domani si riunisce l‘ufficio di presidenza della commissione di vigilanza

* E’ ancora guerra sulle modalità di nomina di sette membri del cda

* Il Pd vorrebbe tecnici indicati da Monti, il centrodestra tentato dal blitz

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA, 11 giugno (Reuters) - Il leader dell‘Italia dei Valori Antonio Di Pietro ha chiesto oggi di accertare “competenza” e “indipendenza” della vice dg di Bankitalia Anna Maria Tarantola, indicata dal premier Mario Monti come prossima presidente Rai, mentre l‘Udc e una parte del Pd chiedono al governo di proporre un cda “tecnico” e nel Pdl monta l‘insofferenza.

La Tarantola, che per il momento non rilascia dichiarazioni, dovrà ottenere almeno due terzi dei voti - 27 su 40 - dei componenti della Commissione parlamentare di vigilanza Rai per poter effettivamente guidare l‘azienda pubblica radio-tv. Il che significa che dovrà avere il consenso dei partiti, accusati da anni di “occupare” la Rai.

E solo dopo il suo insediamento a viale Mazzini scatterà il via libera definitivo anche per il candidato direttore generale Rai di Palazzo Chigi, l‘ex Ad di Wind Luigi Gubitosi.

DOMANI UFFICIO PRESIDENZA PER VIGILANZA PARLAMENTARE

Per il momento, non c‘è una data fissata per il voto parlamentare. Domani, alle 13, si riunirà l‘ufficio di presidenza della Commissione, guidata dall‘ex presidente Rai Sergio Zavoli. Mentre mercoledì l‘assemblea degli azionisti Rai procederà a nominare il consigliere Marco Pinto, indicato da Monti in qualità di ministro del Tesoro.

Prima del voto su Tarantola, però, la Vigilanza dovrà eleggere i sette consiglieri di sua nomina del nuovo cda, a cui il Pd ha già ripetuto più volte che non parteciperà con propri membri. Il voto potrebbe avvenire al più presto la settimana prossima, dicono parlamentari che fanno parte della Commissione.

Oggi, intanto, Di Pietro ha chiesto a Zavoli di “convocare in Commissione la Tarantola allo scopo di conoscerne intendimenti e programmi per il servizio pubblico e di valutarne approfonditamente i requisiti di competenza nella materia, l‘eventuale sussistenza di conflitti d‘interesse e l‘indipendenza”.

L‘Idv, che ha due consiglieri in Vigilanza, ha criticato la scelta della dirigente di Via Nazionale, accolta invece con “entusiasmo” dall‘Udc e apprezzata anche dal Pd, pur se “tra noi c‘è stata qualche osservazione sulla sua competenza in fatto di cultura ed editoria”, dice a Reuters un dirigente Pd che segue la materia.

Dalle stesse fila del Pd è uscita la proposta - per bocca dell‘ex ministro dell‘Istruzione Beppe Fioroni - che sia il governo Monti a proporre sette consiglieri “tecnici” per il nuovo cda, evitando scelte di partito. Proposta subito rilanciata dal leader dell‘Udc Pier Ferdinando Casini.

UN “CDA TECNICO”?

Per il Pd, un‘iniziativa del genere affidata al governo - ma che è stata già contestata dall‘ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, Pdl - consentirebbe di votare per il cda “tecnico” senza mostrare di aver fatto retromarcia.

“In parte toglie le castagne dal fuoco al Pd”, dice una fonte Udc a conoscenza del dossier riferendosi alla proposta. “Anche perché se no rischiamo che il Pdl faccia incetta di posti in cda. E Casini ha già avvertito che altrimenti anche lui farà le sue scelte”, aggiunge la fonte.

Il meccanismo di elezione dei sette membri del cda che spettano alla Vigilanza prevede che ogni componente possa votare per un solo candidato. Se il Pd - che conta 12 voti - non partecipasse al voto, Pdl e Lega, che insieme hanno 20 rappresentanti, potrebbero eleggere la maggioranza del consiglio di amministrazione.

La stessa fonte dice comunque che “la strada in questo momento è in salita”, e che “Monti dovrà trovare il modo di convincere Bersani”, ma anche Alfano.

“Vediamo, non ne abbiamo ancora discusso. E’ una buona idea visto il tasso di conflitto politico sulla Rai”, anticipa Fabrizio Morri, capogruppo democratico in Vigilanza.

“NULLA DI SCONTATO”

Ma l‘idea piace meno ad altri consiglieri, come il radicale - eletto col Pd - Marco Beltrandi, che preferirebbe si esaminassero i curricula giunti in queste settimane in Parlamento da parte di “autocandidati” della società civile, e che teme un rischio di “blocco” della Vigilanza.

Anche Flavia Perina, ex direttrice del Secolo d‘Italia e deputata del Fli, è in parte critica: “I partiti dovrebbero assumersi le proprie responsabilità, recuperare dopo la figuraccia fatta con il voto sulle authority e indicare persone competenti in modo trasparente, anche visionando i curricula”. Il riferimento è alle polemiche sul voto che ha portato la settimana scorsa all‘Agcom e alla Privacy rappresentanti di partito.

“I partiti possono usare le regole vecchie con uno spirito nuovo”, dice la finiana Perina.

Parla invece di “forzatura” da parte del governo Fabio Rampelli, componente della Vigilanza, del Pdl: “Esistono prerogative parlamentari e vogliamo farle valere”.

Il parlamentare ex An dice che il Pdl non ha ancora ufficialmente discusso della nomina indicate dal governo, ma spera che “possa dare degna battaglia alle indicazioni che vengono dal mondo delle banche e della finanza”, dicendo che il voto del suo partito per Tarantola “non è per nulla scontato”.

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