June 11, 2012 / 9:05 AM / 5 years ago

Italia, spesa PA per pensioni verso lieve calo su Pil - Ocse

5 IN. DI LETTURA

* Cala dinamica spesa pensionistica in percentuale Pil

* Tendenza contraria in Francia, Germania e Spagna

* Positiva indicizzazione ad aspettative vita

* Partenza in salita per previdenza integrativa, riforma Tfr

MILANO, 11 giugno (Reuters) - Dal 15,3% del 2010 rispetto al prodotto interno lordo la spesa pensionistica italiana passerà nel 2015 a 14,9% e nel 2020 a 14,5%, per attestarsi nel lunghissimo termine a 14,4% nel 2060.

Lo dicono le proiezioni del nuovo rapporto 'Pension Outlook 2012' diffuso questa mattina dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Per quanto di entità modesta, inferiore al punto percentuale in mezzo secolo, la discesa stimata per l'Italia va in controtendenza rispetto ai principali partner comunitari.

Per un termine di paragone, sempre nel periodo 2010/2060, si guardi alla dinamica di 10,8%-13,4% prevista per la Germania, 14,6%-15,1% per la Francia o 10,1%-13,7% per la Spagna.

Nel breve termine, sul 2015 l'Ocse proietta per Berlino un 10,5%, equivalente a un calo di 0,3%, per Parigi un 14,4% (-0,2%) e per Madrid un 10,4% (+0,3%).

Bene Indicizzazione Eta' Pensionabile Ad Aspettative Vita

E non si fermano a questo gli apprezzamenti Ocse.

Oltre ad aver innalzato l'età pensionabile Roma ha legato il traguardo alle aspettative di vita, come tra i paesi Ocse ha finora fatto soltanto la Danimarca.

"L'Italia, che collega l'età pensionabile alle aspettative di vita a partire dal 2013 e la Danimarca, che intende farlo dalla metà del prossimo decennio, raggiungeranno quasi quota 69 nel 2050" scrive il rapporto.

"In Italia la riforma del 2011 ha accelerato l'introduzione del legame tra aspettativa di vita ed età pensionabile. Inizialmente prevista nel 2009 e resa operativa nel 2010, l'indicizzazione inizierà nel 2013 in luogo del 2015 e subirà ogni tre anni una revisione. A partire dal 2019 la revisione avverrà ogni due anni per allinearsi a quella dei coefficienti di conversione nel sistema contributivo pro rata. Verrà allineata alle aspettative di vita anche le pensioni sociali dopo l'accertamento delle fonti di reddito".

In una tabella riassuntiva sulle misure di riforma varate dai singoli Paesi Ocse da settembre 2007 a febbraio 2012 l'Italia si aggiudica quattro punti - contro i tre di Francia, Germania e Spagna, per le voci 'adeguatezza', 'sostenibilità', 'incentivi' ed 'efficenza amministrativa'.

Faticano a Decollare Fondi Privati, Riforma Tfr in Salita

Il documento cita poi l'adesione automatica ai fondi pensione privati, scattata ormai nel primo semestre 2007, e l'accelerazione nel passaggio dal sistema retributivo al contributivo pro-rata della riforma di fine 2011.

Sul primo punto non mancano però le osservazioni e le critiche.

"Se l'aumento nella copertura è stato significativo dopo la riforma del Tfr (da 8,5% a 11,9% della popolazione in età lavorativa in un solo anno) è risultato comunque inferiore alle aspettative e meno brillante delle esperienze in altri paesi" scrive l'organizzazione parigina, che in una tabella mostra come la quota di copertura dei fondi pensione privati era nel 2010 pari a soli 21,1%, livello più basso tra gli otto Paesi Ocse esaminati, tra cui la Spagna al 22,7%.

"Il relativo fallimento della riforma va principalmente imputato al fatto che il Tfr ha particolare significato economico sia per il datore di lavoro sia per il lavoratore. Rappresenta la più semplice forma di finanziamento per le piccole imprese, che potrebbero incoraggiare i lavoratori a non aderire al trasferimeno della liquidazione ai fondi privati. L'implementazione del programma di adesione automatica ha incontrato anche altre difficoltà di attuazione, come l'introduzione un anno prima del previsto, e una definizione non ottimale dell'opzione di default e di una strategia di comunicazione mirata a sostenere la riforma.

Su questo versante del resto, conclude l'Ocse, il governo ha interessi di fatto contrastanti, dal momento che dopo la riforma le imprese con almeno 50 dipendenti devono versare il contributo annuo del trattamento di fine rapporto a un fondo pubblico per i lavoratori che decidono di non aderire.

"Qualsiasi aumento nell'adesione ai fondi privati ha un costo per il bilancio pubblico" scrive il documento.

Secondo la relazione annuale presentata a fine maggio dalla Covip, l'autorità di vigilanza sulla previdenza integrativa, nel 2011 l'adesione dei lavoratori si è fermata a 5,5 milioni - un incremento annuo di 5% a un totale di 24% - e i fondi hanno offerto un rendimento inferiore a quello del Tfr.

(Alessia Pè)

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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