Italia, restano forti le diseguaglianze tra sessi, classi, regioni -Istat

martedì 22 maggio 2012 11:00
 

ROMA, 22 maggio (Reuters) - In Italia le diseguaglianze tra i sessi, tra le classi sociali, tra le fasce d'età e tra regioni del nord e del sud restano forti, stando ai dati contenuti nel rapporto annuale di Istat.

Il rapporto, citando l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, dice che nel nostro paese la diseguaglianza è cresciuta "nella prima metà degli anni Novanta, per poi stabilizzarsi nel decennio successivo".

Per l'istituto di statistica, il nocciolo duro di tale diseguaglianza sta nelle "minori opportunità di occupazione e i guadagni più bassi delle donne" e nell'instabilità del lavoro, con l'aumento dei lavori "atipici".

Secondo Istat, per esempio, la probabilità che una madre trovi lavoro rispetto a un padre è nove volte inferiore nel Nord Italia e 14 volte nel Sud.

Ancora, "L'Italia è in fondo alla classifica europea per il contributo della donna ai redditi della coppia: il 33,7% delle donne tra i 25 e i 54 anni non percepisce reddito", contro una media del 19,8% nella Ue e meno del 4% nei paesi scandinavi.

La precarietà nel lavoro colpisce soprattutto le giovani generazioni. I dati dicono che il 44,6% delle persone nate negli anni 80 hanno iniziato con un lavoro atipico, quasi il doppio rispetto ai nati negli anni 60.

E quasi un terzo delle persone che hanno iniziato come lavoratori atipici sono ancora nella stessa condizione dopo un decennio.

Un altro fattore di diseguaglianza sta nella bassa "fluidità sociale", e "la classe sociale dei genitori continua a condizionare fortemente il destino dei figli". Secondo l'Istat, addirittura, i rischi di un peggioramento della propria condizione sociale sono aumentati.

Solo l'8,5% di coloro che hanno un padre operaio riesce a divenire dirigente, imprenditore o libero professionista. E se per le scuole superiori le differenze tra classi sono minime (anche se il tasso di abbandono è più alto per chi proviene da una classe sociale meno agiata), per l'università le differenze restano forti. Quasi il 62% dei figli di genitori agiati si iscrive a una facoltà, percentuale che scende a poco più del 20% per i figli di operai.   Continua...