18 maggio 2012 / 15:17 / 5 anni fa

PUNTO 2 - Imu, comuni "inattendibili" su ammanco gettito - Tesoro

* L‘Ifel (Anci) stima un buco di 2,2 mld sul gettito atteso

* Tesoro: lo studio si basa su una selezione avversa del campione

* I comuni parlano di “tensioni sociali” a causa dell‘Imu

* La riforma del catasto richiederà tre anni (Aggiunge posizione Anci in secondo capitolo)

di Giuseppe Fonte

ROMA, 18 maggio (Reuters) - Il ministero dell‘Economia giudica “assolutamente dubbia” l‘analisi con la quale i comuni stimano un potenziale buco di 2,2 miliardi nel gettito atteso dall‘Imu, la nuova imposta sugli immobili che da quest‘anno sostituisce l‘Ici.

Lo dice il sottosegretario al Tesoro, Vieri Ceriani, mostrandosi fiducioso del fatto che il governo non dovrà aumentare entro il 10 dicembre le aliquote Imu per garantire i 21,4 miliardi di entrate previsti in manovra.

“L‘attendibilità è assolutamente dubbia e indimostrabile”, dice Ceriani riferendosi allo studio presentato oggi dall‘Ifel, la fondazione istituita dall‘associazione dei comuni italiani (Anci).

Basandosi su un campione pari al 15% dei comuni, l‘Ifel stima “un‘Imu inferiore a quella del Mef per un importo complessivo nazionale compreso tra un minimo di 1,9 e un massimo di 2,5 miliardi. La stima puntuale dello scarto ammonta a circa 2,2 miliardi”.

Ceriani critica lo studio perché, come riconosce lo stesso Ifel, “sono presenti nel campione solo i soggetti che hanno deciso di compilare il questionario”. In sostanza, potrebbero aver partecipato al‘indagine solo i comuni che si vedono penalizzati dalla nuova disciplina Imu.

PER I COMUNI ESISTE RISCHIO DI “TENSIONI SOCIALI”

L‘Anci chiede al governo di modificare l‘Imu separando “la quota statale da quella municipale, in modo che l‘imposta sia più leggera”, secondo quanto si legge in una nota.

“Le regole sull‘Imu vanno cambiate immediatamente. Il rischio, altrimenti, è che si creino tensioni sociali già a giugno”, dice nella nota il presidente dell‘Anci Graziano Delrio, sindaco Pd di Reggio Emilia.

I sindaci chiedono anche di modificare il patto di stabilità interno escludendo gli investimenti dai vincoli di bilancio, sul modello della golden rule che il presidente del Consiglio, Mario Monti, sta negoziando con gli altri Capi di Stato e di governo europei.

“È ormai acquisita la consapevolezza che la ripresa economica non si fa con le grandi opere cantierabili fra tre o quattro anni. Serve far ripartire le piccole opere immediatamente cantierabili: la manutenzione delle scuole, l‘efficientamento energetico, le infrastrutture tecnologiche. I Comuni, per questo fine, hanno in cassa 11 miliardi pronti da spendere”, continua Delrio.

TESORO ESCLUDE AUMENTO ALIQUOTE

Dal versamento della prima rata, atteso entro il termine del 18 giugno, Ceriani si aspetta grosso modo metà del gettito stimato, quindi tra 10 e 11 miliardi.

Il sottosegretario torna a escludere il rischio di un aumento delle aliquote Imu ma, “se del caso, il governo interverrà tempestivamente”.

Altra critica mossa dall‘Anci è che, rispetto ai 9,2 miliardi assicurati dalla vecchia Ici, i comuni arriveranno a perdere con l‘Imu 2,5 miliardi, quasi il 30%.

La manovra prevede che i comuni ricevano l‘intera Imu sulla prima casa e il 50% dell‘imposta dovuta sulle seconde e terze case. L‘intero gettito Imu retrocesso ai comuni dovrebbe quindi ammontare a 12,4 miliardi: 3,4 sulla prima casa e 9 miliardi sulle altre abitazioni.

L‘aumento teorico delle risorse ammonta a 2,467 miliardi, 12,4 meno i 9,2 miliardi dell‘Ici e i 733 milioni di mancata addizionale energetica, soppressa dal governo. Tuttavia, la manovra ha tagliato di 4,981 miliardi il fondo di riequilibrio, che ha lo scopo di redistribuire gettito tra i vari comuni per consentire alle amministrazioni con minore capacità impositiva di finanziare i servizi essenziali.

Ceriani ha un altro modo di vedere la questione e dice che “l‘Imu rispetto all‘Ici dovrebbe dare ai comuni circa 3 miliardi in più. Il problema non è l‘Imu, ma il fatto che nel 2012 si scaricano sui comuni i tagli delle ultime manovre”.

LA RIFORMA DEL CATASTO RICHIEDERA’ TRE ANNI

Ceriani concorda invece con i comuni quando denunciano che l‘aumento di imponibile realizzato attraverso i nuovi moltiplicatori della rendita catastale amplifica il problema delle sperequazioni tra valore catastale e valore di mercato.

Il problema è noto da tempo e consiste nel fatto che, soprattutto nelle grandi città, gli estimi catastali sono spesso più bassi nelle zone centrali e di pregio rispetto alle periferie.

“Bisogna porvi rimedio attraverso la riforma del catasto [prevista nella delega fiscale]. Ci vorranno tre anni, ma è un processo che va assolutamente avviato”, dice il sottosegretario.

Non piace a Ceriani neppure il modo con cui diversi sindaci (soprattutto della Lega Nord) hanno annunciato di voler disdire i contratti con Equitalia: “Gran parte dei contenziosi e delle lamentale derivano dalle attività di riscossione fatte [da Equitalia] per conto dei comuni”.

Per questo, dice Ceriani, la società controllata al 51% da Agenzia delle entrate e al 49% dall‘Inps ha chiesto e ottenuto che i comuni gestiscano in proprio l‘attività di riscossione a partire dal 2013. Anzi, in origine la separazione tra comuni ed Equitalia doveva scattare nel 2012: sono stati gli amministratori locali a chiedere più tempo per organizzarsi.

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