9 maggio 2012 / 12:12 / 5 anni fa

PUNTO 5-Italia e Svizzera aprono dialogo su tassazione capitali

* Italia incassa ripristino ristorni transfrontalieri

* Narducci (Pd): modello è accordo Svizzera-Germania

* Grilli cauto su sanatoria: “Ancora nessuna decisione” (Aggiunge dettagli a paragrafo 10)

MILANO/ROMA, 9 maggio (Reuters) - Italia e Svizzera chiudono la vertenza sui lavoratori transfrontalieri e avviano il confronto su un modello di convenzione fiscale per regolarizzare i capitali illecitamente detenuti in territorio elvetico da contribuenti italiani.

Lo dicono il ministero dell‘Economia italiano e il Dipartimento fiscale elvetico, che annunciano nei prossimi giorni un incontro a Roma tra il presidente del Consiglio Mario Monti e il presidente della Confederazione, Eveline Widmer-Schlumpf.

Un “gruppo di pilotaggio” si riunirà a partire dal 24 maggio 2012 per risolvere le “questioni pendenti”, spiega via XX settembre in una nota.

La convenzione fa riferimento allo schema Rubik e prevede che Berna faccia da sostituto di imposta per Roma.

Widmer-Schlumpf ha confermato oggi, nel corso di una conferenza stampa, che il confronto con l‘Italia verte su un‘intesa analoga agli accordi di ritenuta alla fonte già raggiunti dalla Svizzera con Germania, Gran Bretagna e Austria.

Intanto l‘Italia incassa “con soddisfazione” il ripristino dei ristorni fiscali sui lavoratori transfrontalieri, dice il Tesoro nella nota.

Il Canton Ticino aveva smesso di retrocedere ai comuni italiani di frontiera il gettito riscosso sul reddito degli italiani che lavorano sul suo territorio come ritorsione per le due ultime edizioni dello scudo fiscale, che tra settembre del 2009 e aprile del 2010 hanno portato all‘emersione di oltre 66 miliardi di euro detenuti da italiani in Svizzera.

Secondo Franco Narducci, deputato del Pd eletto nelle circoscrizioni estere e residente in Svizzera, i ristorni valgono “50 milioni di euro l‘anno, un gettito di vitale importanza per i comuni di frontiera”.

Berna ha fatto del segreto bancario uno strumento fondamentale per attirare capitali nei caveau delle sue banche, ma negli ultimi anni è finita nel mirino di diversi governi europei, che puntano sulla lotta all‘evasione fiscale per compensare il mancato gettito dovuto alla recessione.

In assenza di informazioni attendibili, negli ultimi mesi si sono rincorse stime di ogni genere sulle attività depositate dagli italiani in Svizzera. Alcune di queste arrivano a ipotizzare cifre fino a 200 miliardi di euro.

Lo stesso vice ministro dell‘Economia, Vittorio Grilli, ha spiegato oggi ai cronisti di non poter fornire informazioni sul valore dei capitali italiani in territorio elvetico.

MODELLO E’ GERMANIA. GRILLI SI MOSTRA CAUTO SU SANATORIA

Intervenendo alla Camera, Grilli ha detto che ora “sussistono i presupposti” perché il confronto con la Svizzera si sviluppi verso obiettivi ulteriori rispetto al nodo dei transfrontalieri.

“Si è in particolare confidenti nel fatto che vi siano basi concrete per il conseguimento di risultati positivi nei rapporti Italia-Svizzera anche sul fronte della maturazione, alla luce del dibattito in corso in sede europea in ordine ad un modello convenzionale standardizzato nei rapporti con il Paese elvetico, di un regime convenzionale condiviso in tema di regolarizzazione dei valori patrimoniali detenuti in Svizzera da contribuenti non residenti”, ha detto il vice di Monti a via XX settembre rispondendo a un‘interrogazione della Lega Nord.

“La base di partenza è il modello di accordo concluso dalla Svizzera con la Germania. Sulle aliquote bisognerà trovare un compromesso”, dice Narducci.

Seguire il modello tedesco significa siglare un accordo basato su due elementi: una sanatoria sulle imposte evase nel passato e l‘attribuzione alla Svizzera del ruolo di sostituto di imposta per lo Stato italiano sulle tasse da versare in futuro.

Pagando un‘imposta su redditi e utili da capitali gli italiani con attivi in Svizzera potrebbero quindi continuare a mantenere l‘anonimato. In cambio l‘Italia smetterebbe di considerare la Svizzera un paradiso fiscale (Berna figura nelle due black list italiane sui Paesi non collaborativi dal punto di vista fiscale).

La Germania ha siglato un accordo che prevede l‘imposizione di una tassa tra il 21 e il 41% sui fondi detenuti in Svizzera per chiudere i conti con il passato più un‘aliquota del 26% su redditi e utili da capitale per il futuro.

“Non abbiamo ancora una decisione”, ha risposto Grilli a chi chiedeva se il governo sia favorevole a un accordo che, secondo lo schema Rubik, prevede anche un condono fiscale.

Il governo Monti si è mostrato in passato freddo proprio per via della sanatoria contenuta nel modello di concordato.

Ora sembra che Roma stia superando i suoi dubbi anche alla luce del sostanziale via libera arrivato dalla Commissione europea a questi tipi di accordi, elemento a cui fa esplicito riferimento il comunicato del Tesoro e quanto ha spiegato Grilli alla Camera.

In particolare, Germania e Regno Unito hanno rinegoziato i termini delle loro intese con Berna per superare le obiezioni poste da Bruxelles nei mesi scorsi. La Commissione europea temeva infatti che gli accordi bilaterali potessero violare alcune direttive in materia fiscale e allentare il contrasto all‘evasione fiscale.

(Elvira Pollina, Giuseppe Fonte)

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