2 maggio 2012 / 13:23 / 5 anni fa

Fisco, comuni contro l'Imu: è una patrimoniale "ingiusta e rigida"

* Comuni lamentano una taglio del 30% delle risorse rispetto ll‘Ici

* Probabile che il governo debba aumentare le aliquote

* Secondo i comuni molti non pagheranno l‘Imu a causa della crisi

ROMA, 2 maggio (Reuters) - L‘Imposta municipale sugli immobili (Imu), che da quest‘anno sostituisce l‘Ici, è una “patrimoniale rigida e ingiusta” secondo il presidente dei sindaci italiani, Graziano Delrio, sindaco Pd di Reggio Emilia.

“Se lo Stato ha deciso di fare una patrimoniale lo dica chiaramente: è giusto pensare ad una tassazione del patrimonio ma il governo non si nasconda dietro la faccia dei comuni”, ha detto Delrio nel corso di una conferenza stampa convocata per illustrare i contenuti della campagna informativa sull‘Imu che l‘Anci, l‘associazione dei sindaci, sta lanciando in queste ore.

“È una patrimoniale rigida e ingiusta che non riesce a modularsi secondo le diverse esigenze dei cittadini”, ha aggiunto il presidente facendo l‘esempio dell‘anziano che rischia di dover pagare l‘Imu sulla prima casa se ha trasferito la residenza in una casa di cura, a meno di un‘agevolazione finanziata dai comuni a loro spese.

Pur prendendo la distanze dai sindaci leghisti, che minacciano di non riscuotere l‘Imu come atto di disobbedienza fiscale, Delrio usa toni polemici verso il governo: “Le istituzioni devono comportarsi da istituzioni ma vorremmo che lo Stato non si ricordasse che siamo un pezzo della Repubblica solo quando si tratta di chiederci di riscuotere le tasse e gestire l‘ordine pubblico”.

I comuni lamentano di perdere con l‘Imu “quasi il 30%” delle risorse raccolte fino all‘anno scorso con l‘Ici, mentre lo Stato dovrebbe ottenere dall‘operazione “oltre 13 miliardi”.

L‘analisi parte dalle previsioni sul gettito Imu con cui il governo ha costruito l‘impianto della manovra correttiva di dicembre.

A fronte dei 9,2 miliardi garantiti ai sindaci dall‘Ici nel 2010, quando l‘abitazione principale era detassata, il governo si aspetta di raccogliere con l‘Imu 21,4 miliardi, di cui 3,4 sulla prima casa.

La manovra prevede che i comuni ricevano l‘intera Imu sulla prima casa e il 50% dell‘imposta dovuta sulle seconde e terze case. L‘intero gettito Imu retrocesso ai comuni dovrebbe quindi ammontare a 12,4 miliardi: 3,4 sulla prima casa e 9 miliardi sulle altre abitazioni (il 50% dei 18 miliardi rimanenti). L‘aumento teorico delle risorse ammonta a 2,467 miliardi, perché ai 12,4 complessivi occorre togliere i 9,2 miliardi assicurati dall‘Ici nel 2010 e i 733 milioni di mancata addizionale energetica, soppressa dal governo. Tuttavia, la manovra ha tagliato di 4,981 miliardi il fondo di riequilibrio, che ha lo scopo di redistribure gettito tra i vari comuni per consentire alle amministrazioni con minore capacità impositiva di finanziare i servizi essenziali.

Alla fine, i comuni lamentano minori risorse pari a 2,514 miliardi, il 27% dei 9,2 miliardi assicurati dall‘Ici.

Lo Stato, invece, si avvia a incassare 13,981 miliardi: i 9 miliardi di gettito Imu sulle abitazioni diverse da quella principale più i tagli al fondo di riequilibrio.

“Alla fine abbiamo cittadini più tassati e comuni più poveri”, sintetizza Delrio.

Secondo il presidente dell‘Anci, il meccanismo di pagamento dell‘Imu produce anche alcuni effetti “perversi”, perché penalizza i comuni che fino al 2011 adottavano aliquote più basse. L‘analisi si basa sul fatto che l‘aliquota base sulle seconde e terze case ammonta al 7,6 per mille.

“I contribuenti di un comune che aveva un‘aliquota Ici sulla seconda casa pari al quattro per mille si vedono triplicato il prelievo, mentre in un comune che aveva un‘aliquota al 7 per mille il prelievo aumenta in misura inferiore”, dice l‘Anci.

Delrio dice che l‘Imu presenta i problemi di sostenibilità “tipici di un‘imposta patromoniale reale”, perché al valore degli immobili posseduti può non corrispondere “un flusso di reddito in grado di mantenere una sufficiente capacità di spesa”.

“C‘è il rischio che molti cittadini, anche se prima hanno pagato, quest‘anno non lo faranno per le difficoltà legate alla crisi”.

Per questo i comuni definiscono “molto probabile” la possibilità che il governo si veda costretto ad aumentare le aliquote Imu entro il 10 dicembre per garantire un gettito in linea alle previsioni, come prevede il decreto fiscale convertito in legge dal Senato il 24 aprile scorso.

In più, i sindaci avvertono il governo che anche loro dovranno con tutta probabilità aumentare le aliquote per continuare a finanziare i servizi essenziali. La manovra prevede infatti che i comuni possano alzare o diminuire di 0,2 punti percentuali l‘aliquota base dello 0,4% sulla prima casa e di 0,3 punti l‘aliquota dello 0,76% sulle seconde e terze case.

(Giuseppe Fonte)

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