March 12, 2012 / 12:42 PM / 5 years ago

SPECIAL REPORT - La rivoluzione di velluto di Mario Draghi

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di Paul Carrel

FRANCOFORTE, 12 marzo (Reuters) - L'otto dicembre 2011, Mario Draghi si accinse a presiedere la sua seconda riunione del consiglio governativo della Banca centrale europea vestendo una cravatta blu scuro. La stessa che aveva indossato il mese precedente, quando aveva sorpreso gli analisti e il mercato decidendo un taglio dei tassi nel suo primo meeting alla guida dell'istituto centrale della zona euro.

Nella sua seconda riunione come presidente, Draghi diede inizialmente spazio alle opinioni dei colleghi su quale mossa fosse opportuna dopo la riduzione del costo del lavoro.

Secondo quanto riportato da due persone presenti, l'incontro si aprì con le raccomandazioni di un veterano dei banchieri centrali europei, il tedesco Juergen Stark, capo economista dell'istituto centrale e fedele difensore della dottrina di politica monetaria della Bundesbank.

Stark raccomandò al consiglio una pausa di riflessione per vedere come si sarebbero sviluppate le pressioni sui prezzi. A fine 2011 l'inflazione stava viaggiando al 3%, ben oltre il target della Bce che indica come desiderabile un tasso tendenziale di crescita dei pressi poco sotto il 2%.

Il tedesco disse chiaramente che non era il momento di ridurre i tassi. Ma non tutti nel consiglio governativo composto da 23 banchieri centrali erano sulla stessa linea.

Alcuni chiesero un taglio immediato del costo del denaro.

C'erano anche pressioni da parte dei mercati finanziari e richieste da alcuni politici per affrontare i problemi dell'Europa comprando senza limiti titoli di Stato italiani, un'opzione, quest'ultima, avversata da Stark e da altri rigoristi con l'argomento che si sarebbe trattato di monetizzazione del debito pubblico.

Draghi inizialmente si trattenne, per dare spazio al dibattito, ma quando l'opzione di un taglio dei tassi iniziò ad attecchire, il banchiere italiano guidò abilmente il consiglio verso le conclusioni. La Bce avrebbe tagliato.

Secondo quanto riferito da fonti interne, sarebbe stata la prima volta in cui le raccomandazioni sui tassi giunte da Stark, che si preparava a lasciare il board dopo cinque anni e mezzo, sarebbero state disattese.

Mario Draghi, 64 anni, ha assunto la presidenza della Banca centrale europea nel mezzo della crisi più acuta della zona euro dalla sua fondazione. Il suo compito quasi impossibile: rispondere alle richieste tedesche di focalizzare l'azione dell'istituto centrale sul mandato della stabilità dei prezzi e, allo stesso tempo, gestire le pressioni in arrivo dai politici degli altri paesi della zona euro e le spinte del mercato per portare l'Europa fuori dalla crisi del debito che ha circondato Grecia, Portogallo, Irlanda e lambisce Spagna e Italia.

I due tagli consecutivi hanno portato i tassi della zona euro al minimo record di 1%, ma hanno anche lanciato un chiaro segnale sul fatto che la Bce di Draghi sarebbe stata risoluta, pragmatica e pronta a ignorare la potente rappresentanza tedesca.

"Mario è molto riservato", dice il capo di una banca centrale non europea che ha lavorato a stretto contatto con Draghi. "Prende i suoi tempi e ascolta con attenzione prima di decidere. Ma quando ha fatto una scelta, punta tutto il piatto".

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