March 7, 2012 / 4:13 PM / 5 years ago

PUNTO 1-Anticorruzione, Severino: non fermarsi ora. Ma scoppia grana Pdl

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(Aggiorna con Gasparri, dettagli)

di Roberto Landucci

ROMA, 7 marzo (Reuters) - Entra nella fase calda la trattativa sul disegno di legge anticorruzione, una bandiera per il ministro della Giustizia Paola Severino, ma sul quale il Pdl sembra fare resistenza.

La spia rossa l'ha accesa il segretario del Pdl Angelino Alfano che diserterà il vertice di stasera con il premier Mario Monti e i leader di Pd e Udc a Palazzo Chigi.

"Se lì mi devo incontrare per soddisfare la sete di poltrone Rai o per far avvicinare Bersani con Vendola e Di Pietro sui temi della giustizia, sarebbe solo un teatrino della politica a cui mi sottraggo", ha detto oggi Alfano al Tg5.

Il ddl anticorruzione -- nato sotto il governo di Silvio Berlusconi per fissare alcune incompatibilità tra cariche pubbliche e condanne per reati contro la pubblica amministrazione -- potrebbe essere rivisto alla Camera per riformare le fattispecie di reato esistenti, aggravando le pene (con conseguente allungamento dei tempi di prescrizione).

"Le idee ci sono e ci stiamo lavorando da tempo", ha detto oggi la Severino ai giornalisti. "Vediamo. Non sono una politica, ma penso che non ci si debba fermare prima ancora di avere iniziato".

Fin dalle sue prime apparizioni pubbliche da ministro, la Severino si è spesa a favore di una modifica del ddl, soprattutto auspicando l'introduzione del reato di corruzione tra privati.

Ma ieri, per il Pdl il Guardasigilli ha fatto un passo falso, incontrando il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, e il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini.

"Un ministro ha incontrato due segretari su tre (della maggioranza) e questi sono fatti politici. Se i ministri tecnici fanno vertici con alcuni segretari si assumano le proprie responsabilità", ha commentato oggi Maurizio Gasparri, capogrupppo del Pdl al Senato.

La palla l'hanno in mano, alla Camera, i partiti della maggioranza, che non concordano affatto sulle modifiche al ddl, tanto che a metà febbraio lo stesso Guardasigilli aveva chiesto quindici giorni in più per esaminare gli emendamenti.

I quindici giorni sono ormai scaduti, ma non si vedono le auspicate condizioni per spingere sull'acceleratore.

Il tema del contrasto alla corruzione è tornato alla ribalta con l'avvento governo dei tecnici all'insegna del rigore nei conti e di una ritrovata moralità nella gestione della cosa pubblica.

A ricordare quanto sia lunga questa strada è stato il 16 febbraio scorso Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei conti, che aveva inaugurato l'anno giudiziario della magistratura contabile con un monito contro l'illegalità, la corruzione e il malaffare, "fenomeni ancora notevolmente presenti nel paese le cui dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce".

L'inchiesta milanese sulla presunta corruzione di alcuni dirigenti della Lega Nord in Regione Lombardia, venuta alla luce ieri con l'invio degli avvisi di garanzia, getta altra benzina sul fuoco.

"Se si vuole parlare di giustizia siamo pronti a far incontrare i nostri tecnici con il ministro Severino", ha detto oggi Alfano, "ma per un'ampia agenda che riguardi il disegno di legge sull'anticorruzione, la responsabilità civile dei magistrati, le intercettazioni, il giusto processo e la riforma costituzionale della giustizia" -- insomma tutti i temi spinosi sui quali si era registrato la totale impasse in Parlamento sotto Berlusconi.

Sullo specifico della corruzione, dice a Reuters una fonte del ministeo della Giustizia, "il Pdl vuole stralciare dal ddl tutte le proposte di Pd e Terzo Polo su nuovi reati e l'inasprimento delle pene".

"Una ipotesi di mediazione potrebbe essere quella che il governo presenti un emendamento volto ad introdurre alcune limitate novità in particolare su corruzione privata, traffico di influenze e la revisione del reato di concussione, che non esiste nel resto d'Europa", ha aggiunto la fonte.

Cancellare l'attuale reato di concussione potrebbe essere di un qualche appeal per l'ex premier, che nel processo Ruby vedrebbe cadere uno dei due attuali capi d'imputazione, la concussione per l'appunto.

I margini di compromesso nella maggioranza sono stretti, anche perché è già aperto un secondo fronte caldo al Senato, quello della legge comunitaria, dove il Pd e il Terzo polo vogliono stralciare la parte sulla responsabilità civile dei giudici.

Inoltre i due maggiori partiti, Pdl e Pd, sono alle prese con forti problemi interni, non da ultimi quelli di leadership, e forte è la tentazioni per entrambi di irrigidirsi sul tema della giustizia che negli anni di Berlusconi premier hanno distinto le loro contrapposta identità.

L'altolà di Alfano, per il quale la partita della giustizia va giocata sul'intera agenda dei problemi, indica che la strada è tutta in salita.

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